意国蓝天's Archiver

LilianaP 发表于 2007-11-10 00:40

楼主  你太伟大了!!!!!!!!!!!!!:yct14 :yct14 :yct14
有没中国本土的名著对照啊~~
记得有人跟我提过有《骆驼祥子》来的,,,
楼主能找到吗~~
现行谢过了!:yct19

qingpingfei 发表于 2007-11-10 04:50

回复 21楼 的帖子

这个我要去寻找一下下
嘿嘿
也许能找到的
就给你们发上...
给大家分享...:yct19

qingpingfei 发表于 2007-11-10 04:52

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(十七)

[size=4]17
«Che cosa vuol dire che non risponde?» Fache guardò Collet con incre-dulità. «Hai chiamato il suo cellulare, vero? So che l'ha con sé.»
Da alcuni minuti, il tenente cercava di mettersi in contatto con Sophie. «Forse ha le batterie scariche. O ha disinserito la suoneria.»
Fache aveva un'aria preoccupata da quando il direttore della Crittologia gli aveva parlato al telefono. Dopo avere riagganciato, si era rivolto a Col-let e gli aveva chiesto di chiamargli l'agente Neveu. Il tenente non era riu-scito a mettersi in contatto con lei e Fache camminava avanti e indietro come un leone in gabbia.
«Che cosa volevano quelli della Crittologia?» chiese infine Collet.
Il capitano si voltò verso di lui. «Volevano dirci che non hanno trovato alcun riferimento a diavoli draconiani e a santi azzoppati.»
«Tutto qui?»
«No, volevano anche dire che hanno riconosciuto i numeri come la se-quenza di Fibonacci, ma che sospettavano fosse priva di significato.»
Collet non capiva. «Ma hanno già mandato l'agente Neveu a dircelo.»
Fache scosse la testa. «Non hanno mandato Neveu.»
«Come?»
«Secondo il direttore, quando gli abbiamo inviato il materiale, ha incari-cato tutta la squadra di esaminare le immagini. L'agente Neveu è arrivata, ha dato un'occhiata alle foto di Saunière e al codice e ha lasciato l'ufficio senza una parola. Il direttore ha detto di non avere fatto osservazioni per il suo comportamento perché l'agente era comprensibilmente sconvolta dalle foto.»
«Sconvolta? Non ha mai visto le foto di un morto?»
Fache rimase in silenzio per un istante. «Non lo sapevo, e pare che non lo sapesse neppure il direttore finché non gliel'ha detto un collega, ma pare che Sophie Neveu sia la nipote di Jacques Saunière.»
Collet era senza parole.
«Il direttore sostiene che Neveu non aveva mai fatto con lui il nome di Saunière; pensa che si sia comportata così perché non voleva trattamenti preferenziali a causa della fama del nonno.»
"Niente di strano che le immagini l'abbiano sconvolta." Collet riusciva a
malapena a immaginare una così sfortunata coincidenza: chiamare una giovane donna a decifrare un codice scritto da un familiare assassinato. Comunque, il suo modo di agire era privo di senso. «Chiaramente ha rico-nosciuto i numeri di Fibonacci, perché è venuta qui a dircelo, ma non capi-sco perché sia uscita dall'ufficio senza rivelarlo ai colleghi.»
A Collet veniva in mente una sola spiegazione in grado di dare un senso all'accaduto: Saunière aveva scritto sul pavimento un codice numerico nel-la speranza che Fache coinvolgesse il dipartimento di Crittologia e di con-seguenza la nipote. Quanto al resto del messaggio, che Saunière volesse comunicare qualcosa alla nipote? In tal caso, qual era il significato del messaggio? E qual era il ruolo di Langdon?
Prima che Collet potesse riflettere ulteriormente, il silenzio del museo venne spezzato da un allarme. Il suono proveniva dalla Grande Galleria.
«Alarme!» gridò l'agente collegato con il centro di sicurezza del Louvre. «Grande Galerie! Toilettes Messieurs!»
Fache si voltò di scatto verso Collet. «Dov'è Langdon?»
«Ancora nella toilette!» Collet indicò il punto rosso ammiccante sullo schermo del suo portatile. «Deve avere sfondato la finestra.» Il tenente sa-peva che Langdon non sarebbe andato lontano. Anche se il regolamento antincendi di Parigi imponeva che le finestre degli edifici pubblici si po-tessero rompere in caso di incendio, lanciarsi da quell'altezza senza dispor-re di una scaletta di corda sarebbe stato un suicidio. Inoltre, da quella parte dell'ala Denon non c'erano alberi o erba che attutissero la caduta. Sotto quella particolare finestra correva una carreggiata dell'arteria trafficata che attraversava la Place du Carrousel e passava a poca distanza dalla parete esterna. «Mio Dio!» esclamò Collet, osservando lo schermo. «Langdon è salito sul davanzale!»
Ma Fache era già in azione. Aveva estratto dalla fondina sotto l'ascella il suo revolver Manurhin MR-93 ed era corso fuori dell'ufficio.
Collet continuò a guardare con incredulità lo schermo mentre la macchia rossa pulsante si spostava sul davanzale e poi faceva qualcosa di impreve-dibile. Il puntino si mosse all'esterno dell'edificio. "Che fa?" si chiese. "Cammina sul cornicione o...?"
«Jesu!» Collet balzò in piedi mentre il puntino si allontanava dalla pare-te. Il segnale parve tremolare per un momento, poi il puntino si fermò bru-scamente a circa tre metri dal perimetro dell'edificio.
Muovendo i comandi, Collet caricò la cartina stradale di Parigi e diede una nuova regolazione al sistema GPS. Ingrandendo l'immagine vedeva
adesso l'esatta posizione del segnale.
Non si muoveva più.
Era immobile in mezzo alla Place du Carrousel.
Langdon si era gettato dalla finestra.

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第十七章
她再次逼问道:“你和祖父计划在今晚会面,你们打算谈些什么?”
兰登摸不着头脑。“他的秘书安排了这次会面,但没有告诉我有什么特别的原因,我也没问。”
索菲不接受这样的解释。这样的联系太牵强。祖父比任何人都了解异教圣像。再说,他是个注重隐私的人,不会随便找个美国教授就聊上天,除非有什么重要的原因。  
索菲深深地吸了一口气,进一步试探道:"今天下午祖父打电话给我,说他和我的处境都极其危险。你知道这是什么意思吗?"
兰登那双蔚蓝的眼睛笼罩上了一层忧虑。"我不知道,但从已经发生的事情看来……"
索菲点了点头。想到今晚发生的事情,她当然会很害怕。她绞尽脑汁,也不能理解今晚发生的一切。她向厕所尽头那扇装着小块平板玻璃的窗户走去,默默地透过嵌在玻璃中的警报网向外望去。他们离地面很远—至少有四十英尺。
她叹了口气,举目凝望窗外巴黎眩目的景色。左边,在赛纳河的对岸,耸立着灯光闪耀的埃菲尔铁塔;正前方,是凯旋门;右边,在蒙马特山丘的上方,可以看见圣心堂别致的圆形屋顶,那光滑的石头闪耀着白色的光芒,使整个建筑看上去像一座华丽的圣殿。
这里是德农馆的最西端。卡尔赛广场上南北向的交通干线与这里平行,它们与卢浮宫的外墙之间只隔着一条人行道。德农馆下方的街道上,夜间送货的卡车队停在那里,悠闲地等候着信号灯变色。那些闪亮的车灯似乎在用嘲弄的眼神冲索菲眨眼。
“我不知道该说些什么,”兰登说着,走到她的身后,“很显然,你的祖父试图告诉我们些什么。很遗憾,我帮不上什么忙。”
索菲从兰登低沉的声音中感觉到了他内心的遗憾。虽然他遇到了许多麻烦,但很显然,他希望助索菲一臂之力。索菲转过身来,想道:他果然具备教师的素养。索菲是从警署的嫌疑人调查记录中了解到他的基本情况的。他是尊重事实的学者。
我们有共同点,索菲想道。
作为一名密码破译员,索菲的工作就是从那些看似杂乱无章的数据中提取出含义。今晚,索菲所能作出的最好猜测就是兰登拥有她迫切想得到的信息,无论兰登本人是否意识到这一点。索菲公主,去找罗伯特·兰登。祖父所传达的信息非常明了。索菲需要更多与兰登共处的时间,需要思考问题的时间,需要与他一起破解这个谜团的时间。不幸的是,没有时间了。
索菲凝视着兰登,终于想出了个主意。“贝祖·法希随时都可能将你逮捕。我能帮你逃出博物馆。但我们必须现在就行动。”
兰登吃惊地睁大眼睛:“你想让我逃跑?”
“这是明智之举。如果现在法希逮捕了你,你就得在法国监狱呆上几个星期。与此同时,法国警署和美国大使馆会开始争论由哪个国家来审判你。但如果我们现在逃出去,设法逃到美国大使馆,美国政府就可以保护你的权利。与此同时,我们可以想办法证明你与这桩谋杀案无关。”
兰登毫不动摇。“算了吧!法希在每个出口都布下了警卫!就算我们不被打死,逃了出去,这也只会更让人觉得我是有罪的。你应该告诉法希,地上的信息是为你而留的,你祖父写下我的名字并不是为了告发我。”
“我会这样做,”索菲急切地说,“不过那要等你安全地进入美国使馆。使馆距这里只有一英里,我的车就停在博物馆外面。在这里与法希周旋几乎没有胜算。你没看到吗?法希将找出你的罪证作为今晚的任务。他之所以推迟逮捕,是想观察你的行为,希望你的某些言行能让他的指控更有力。"
“不错。就比如说逃跑!”
索菲毛衣口袋里的手机突然响了起来。可能是法希。她把手伸进口袋,关掉了手机。
“兰登先生,”她急切地说,“我问你最后一个问题。它将决定你的整个未来。地板上的文字显然不是你的罪证,但法希已经宣称你就是他要抓的人。你能找出他为你定罪的理由吗?”
兰登沉默了片刻,说道:“不能。”
索菲叹了口气,显然法希故意说谎。索菲无法想象这是为什么,但这不是眼前的问题。事实就是贝祖·法希决定不惜一切代价,要在今晚将兰登投入大牢。
但是,索菲需要兰登。这样的两难境遇使索菲得出了一个结论:我得让兰登去美国大使馆。
索菲转向窗户,透过平板玻璃中镶嵌的警报网,从令人晕眩的四十英尺高处俯视马路。要是兰登从这么高的地方跳下去,至少也会摔断腿。
但不管怎样,索菲已经做了决定。
无论兰登是否情愿,他必须逃出卢浮宫。
“你说她不接听是什么意思?”法希看上去并不相信。“你打的是她的手机,没错吧?我知道她带着呢。”
科莱已经打了好几分钟电话,试图找到索菲。“可能手机没电了,或者是她把铃声关了。”
接到密码破译部门局长的电话后,法希就一直忧心忡忡。挂上电话,他大步走到科莱跟前,要他打电话找到奈芙警官。现在,科莱没有打通电话,法希急得像头困兽,在屋里踱来踱去。
“密码破译部门说什么?”科莱冒失地问。
法希转过身来:“告诉我们他们没有找到‘严酷的魔王’和‘瘸腿的圣徒’的出处。”
“就讲了这些?”
“不,还告诉我们他们刚刚确认那串数字是斐波那契数列,但他们怀疑那串数字并无含义。”
科莱迷惑了。“但他们已经派奈芙警官来告诉过我们了。”
法希摇了摇头:“他们没有派奈芙警官来。”
“什么?”

“局长说,接到我的命令后,他叫来全队的人看我电传过去的图片。奈芙警官赶来后,看了一眼索尼埃和密码的照片,就一言不发地离开了办公室。局长说,他没有对奈芙的行为产生疑问,因为她的不安情绪是可以理解的。”“不安?她没有看过死者的照片吗?”
法希沉默了片刻。“众所周知,索菲·奈芙是雅克·索尼埃的孙女。我原来并没有意识到这一点,局长也是在一名同事的提醒下才想起来的。”
科莱无言。
“局长说,奈芙从来没有向他提起过索尼埃,这可能是因为她不想因为有这样一位有名的祖父而受到优待。”
无疑,她为那张照片感到不安。让一个年青女子去破解死去的家人所留下的密码—科莱简直无法相信还有这样不幸的巧合。而且,她的行为也不合常理。“但她显然认出了那串数字是费波那契数列,因为她这样告诉过我们。但我不明白她为什么默默地离开办公室,而不把她的发现告诉任何人。”
科莱想,这件怪事只有一种解释:萨尼尔在地板上写下一串数字密码以期让密码破译员也参与到案件的调查中来,这样他的孙女也自然有机会参与其中。其余的信息,萨尼尔是否会通过某种特殊的方式与其孙女交流?如果是这样,萨尼尔要告诉她些什么呢?兰登又是如何被卷入的呢?
科莱还没来得及深思,一阵警报打破了博物馆的沉寂。警报声听上去是从艺术大画廊中传来的。
“警报!”一名警官看着卢浮宫安全中心的反馈信息,叫道。“艺术大画廊!男厕所!”
法希迅速转向科莱,问道:“兰登在哪里?”
“还在男厕所!”科莱指着电脑屏幕上闪烁的小红点说道。“他一定打破了窗户玻璃!”科莱知道兰登不会走远。虽然,巴黎消防法规规定公共建筑离地十五米以上的窗户要安装可以打破的玻璃,以备火灾时人们逃生之用,但如果不借助钩子或梯子,从卢浮宫二楼的窗户跳出去则无异于自杀。再说,德农馆最西端的下方既没有树也没有草可以起缓冲作用。厕所的下方,距卢浮宫外墙几米远,就是两车道的卡尔赛广场。“我的天哪!”科莱看着屏幕叫道:“兰登在向窗沿移动!”
这时,法希已经开始行动了。他从肩上的枪套里抽出马努汉MR93左轮手枪,冲出了办公室。
科莱仍大惑不解地盯着屏幕。小红点移动到了窗户的边缘,然后出人意料地移出了建筑的边界。
将会发生什么?他感到很惊奇。兰登是站到了窗沿上还是—
"我的天!"看着小红点迅速远离了建筑物边界,科莱吃惊得跳了起来。信号抖动了一阵,忽然停在了距建筑物约十码远的地方。
科莱手忙脚乱地操作着电脑,调出了一幅巴黎街区地图,又重新调整了一下"全球定位系统"。这样,只要把画面拉近放大,他就可以看到信号所在的确切地点。
小红点不动了。
它停在卡尔赛广场的中心一动也不动。
兰登跳了下去。

qingpingfei 发表于 2007-11-13 05:12

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(十八)

[size=4]18
Fache si lanciò di corsa nella Grande Galleria mentre la radio di Collet gracchiava sul sottofondo del suono lontano dell'allarme.
«Si è gettato dalla finestra!» gridava Collet. «Ricevo il segnale dalla Place du Carrousel! All'esterno della finestra del bagno! E non si muove! Gesù, penso che Langdon si sia ucciso!»
Fache udiva le parole, ma erano prive di senso. Continuò a correre. La galleria era interminabile. Finalmente, quando passò accanto al corpo di Saunière, vide le bacheche alla fine dell'ala Denon. Laggiù il suono dell'al-larme era più forte.
«Aspetti!» riprendeva Collet dalla radio. «Si muove. Mio Dio, è ancora vivo. Langdon si muove!»
Fache continuò a correre e a ogni passo imprecava contro la lunghezza della sala.
«Langdon si muove più in fretta!» gridava Collet. «Corre lungo la Place du Carrousel. Aspetti... corre più in fretta. Si muove troppo in fretta!»
Quando arrivò alle bacheche, Fache si infilò tra esse come un serpente, scorse la porta delle toilette e si precipitò all'interno.
Il walkie-talkie era a malapena udibile a causa del suono dell'allarme. «Deve essere su un'auto! Credo che sia su un'auto! Non può...»
Le parole di Collet vennero inghiottite dal suono dell'allarme quando fi-nalmente il capitano piombò nella toilette maschile, con la pistola in pu-gno. Fece una smorfia a causa del suono acuto della sirena ed esaminò la scena. I box erano vuoti, ai lavandini non c'era nessuno. In fondo alla stan-za, il vetro della finestra era rotto. Corse fino all'apertura e si affacciò. Langdon non si scorgeva da nessuna parte. Fache non riusciva a pensare che qualcuno potesse tentare un salto come quello. Se fosse saltato dalla finestra, si sarebbe ferito gravemente.
Alla fine l'allarme cessò di suonare e Fache poté di nuovo udire Collet che parlava dal walkie-talkie.
«... si muove a sud... ancora più in fretta... attraversa la Senna sul Pont du Carrousel!»
Fache si sporse a guardare in quella direzione. Il solo veicolo sul Pont du Carrousel era un enorme autoarticolato che si allontanava dal Louvre. Il cassone di carico era coperto da un telone di plastica che assomigliava a una gigantesca amaca. Fache fu scosso da un brivido di apprensione. Quel camion, fino a pochi momenti prima, probabilmente era fermo al semaforo sotto la finestra della toilette.
"Un rischio pazzesco" pensò Fache. Langdon non aveva modo di sapere che cosa contenesse l'autocarro sotto quel telone. E se avesse trasportato acciaio? O cemento? O magari immondizia? Un salto di una dozzina di metri? Follia pura.
«Il punto luminoso ha svoltato sul Quai Malaquais!» esclamò Collet. «Adesso sta svoltando a destra in Rue des Saints-Pères!»
E infatti l'autocarro che aveva attraversato il ponte rallentava e svoltava a destra in Rue des Saints-Pères. "Benissimo" pensò Fache. Con stupore lo vide scomparire dietro l'angolo. Collet stava già ordinando per radio agli agenti all'esterno di allontanarsi dal perimetro del Louvre e di inseguire Langdon con le loro auto; per tutto il tempo continuò a trasmettere la posi-zione del camion come in una sorta di resoconto sportivo minuto per minu-to.
"È in trappola" si disse Fache. Entro pochi minuti i suoi uomini avrebbe-ro circondato il camion. Langdon non sarebbe riuscito a scappare.
Infilò la pistola nella fondina e chiamò Collet. «Fa' venire la mia auto. Voglio essere presente quando effettueremo l'arresto.» Mentre percorreva in fretta la Grande Galleria, Fache si chiese se Langdon era sopravvissuto alla caduta.
Non che la cosa importasse.
"Langdon si è dato alla fuga. Colpevole come da accusa."
A soli quindici metri dalle toilette, Langdon e Sophie erano nascosti nel-l'oscurità della Grande Galleria, con la schiena premuta contro una delle bacheche che celavano i servizi agli occhi dei visitatori. Avevano fatto ap-pena in tempo a nascondersi quando avevano visto arrivare Fache, che, pi-stola in pugno, era scomparso nelle toilette.
Gli ultimi sessanta secondi erano stati molto concitati. Langdon era an-cora nella toilette e si rifiutava di fuggire da un delitto che non aveva commesso, quando Sophie si era messa a esaminare il vetro della finestra e i fili dell'allarme che correvano al suo interno. Poi aveva guardato in basso, come per misurare il salto.
«Con un po' di buona mira, lei può uscire di qui» gli disse.
"Mira?" Dubbioso, Langdon guardò anch'egli dalla finestra.
Lungo la strada stava arrivando un enorme autoarticolato, diretto verso il semaforo sotto di loro. Sull'enorme piano di carico era teso un telone di plastica blu, che copriva con molte pieghe la merce trasportata. Langdon si augurò che Sophie non pensasse a ciò che pareva avere in mente.
«Sophie, non posso certamente saltare...»
«Mi dia il localizzatore.»
Senza capire, Langdon si frugò in tasca per recuperare il dischetto di me-tallo. Sophie lo afferrò e si diresse al lavandino più vicino, prese un pezzo di sapone e, premendo con il pollice, spinse il dischetto al suo interno. Quando il dischetto fu inserito completamente, sigillò il foro in modo che il localizzatore non potesse uscire dal sapone.
Consegnò il sapone a Langdon, prese un grosso contenitore per i rifiuti e, servendosene a mo' di ariete, prima che Langdon potesse protestare, col-pì il centro della finestra. Il vetro andò in mille pezzi.
L'allarme prese subito a suonare, a un volume spaventoso, sopra le loro teste.
«Mi dia il sapone!» gridò Sophie, a malapena udibile sopra il suono del-l'allarme.
Langdon glielo consegnò.
Soppesando il sapone nella mano, la donna guardò dalla finestra l'auto-carro fermo sotto di loro. Impossibile mancare il bersaglio: un grosso telo-ne blu, a meno di tre metri dall'edificio. Poco prima che il verde scattasse, Sophie scagliò in direzione del camion il pezzo di sapone, che finì sul te-lone e scivolò sul pianale proprio mentre il semaforo passava al verde.
«Congratulazioni» disse Sophie, prendendo per il braccio Langdon e tra-scinandolo verso la porta. «Lei è appena fuggito dal Louvre.»
Lasciata la toilette, si infilarono nell'ombra proprio mentre Fache arriva-va di corsa.
Ora che l'allarme aveva smesso di suonare, Langdon sentiva le sirene delle auto della polizia che si allontanavano dal Louvre. "Un esodo poli-ziesco." Anche Fache era corso via e la Grande Galleria era rimasta deser-ta.
«C'è un'uscita di emergenza a cinquanta metri da noi, nella Grande Gal-leria» disse Sophie. «Adesso che le guardie hanno lasciato il perimetro, possiamo andarcene.»
Langdon decise di non parlare più, per quella notte. Sophie Neveu era
chiaramente molto più sveglia di lui.

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第十八章
法希沿着艺术大画廊全速奔跑。这时,科莱的声音从无线电对讲机中传来,盖过了远处的警报声。
“他跳下去了!”科莱喊道,“我这里的显示表明信号已经到卡尔赛广场上去了!出了厕所的窗户!现在它一动也不动!天哪,兰登刚才自杀了!”
法希听到了科莱的喊话,但觉得这不合常理。他继续奔跑。画廊似乎没有尽头。当飞奔过萨尼尔的尸体时,他把目光投向了远处德农馆尽头的隔板。警报越来越响了。
"等一下!" 科莱的声音又从对讲机里传来,"他在动!天哪,他还活着!兰登在动!"
法希一边继续奔跑,一边埋怨着画廊太长。
"兰登的动作更快了!" 科莱继续叫道。"他正沿着卡尔赛广场的街道逃跑。等一等……他正在加速。他跑得太快了"
来到隔板前,法希蜷身从间隔中钻了过去。他看到了厕所门,冲那里跑了过去。
此时,对讲机的声音几乎被警报声盖过了。"他一定是在车上!我想他是在车上!我无法—"
当法希最终举枪冲进男厕所时,科莱的声音完全被警报声淹没了。顶着刺耳的警报声,他扫视了一下这里。
隔间都是空的。厕所里没有人。法希立即将目光转向了厕所尽头那扇被打碎的玻璃窗。他跑到玻璃缺口处,顺着窗沿向下望去,兰登已经无影无踪了。法希无法想象有人可以冒险表演出这样的特技。真的有人从这么高的地方跳下去,那么他不死也得重伤。
警报声终于停了下来,法希又可以听见对讲机里的声音了。
“向南移动……更快了……正由卡鲁索桥横穿塞纳河!”
法希扭头向左看,只见卡鲁索桥上唯一的车辆是一辆拖挂着两节车厢的大卡车,它正朝南行驶,远离卢浮宫。车厢没有顶,上面覆盖着塑料布,整个卡车就像一台大吊车。法希恍然大悟。几分钟前,这辆卡车可能正停在厕所窗户的下方等红灯。
一次疯狂的冒险,法希想。兰登不可能知道塑料布下放的是什么。如果卡车运送的是钢铁,怎么办?要是水泥呢?或者是垃圾?从四十英尺高处跳下?简直是疯了。
“红点改变方向了!”科莱叫道。“它向右转,上了圣佩勒斯桥。”
科莱已通过无线电对讲机将警员调出了卢浮宫,派他们用巡逻车追击。
法希知道,一切都该结束了。几分钟内,他手下人就会将卡车包围。
兰登无处可逃。
法希收起枪,走出厕所,通过对讲机对科莱说:"把我的车开过来。逮捕他时,我要在现场。"
法希一边沿着艺术画廊向回小跑,一边猜想着兰登跳下去后是否还活着。
但这无关紧要。
兰登逃跑,罪名成立。
在距厕所约十五码远的地方,兰登和索菲站在艺术画廊的黑暗中。他们的背紧紧地靠着分隔厕所与画廊的隔板。当法希拿着枪从他们身边冲过,奔向厕所的时候,他们差点儿被发现。
六十秒之前的那一幕:
兰登站在男厕所里,拒绝为了莫须有的罪名而逃跑。索菲则看着窗户,审视着镶嵌在平板玻璃里的警报网。然后,她向下瞅了一眼,好像在估摸着厕所到地面的距离。
“瞄准一个小目标,你可以离开这里。”她说。
目标?兰登不安地朝窗外望去。
街道上,一辆拖着两节车厢的八轮大卡车正在窗户的正下方等待信号灯变色。卡车装载的巨大货物上松松垮垮地覆盖着蓝色的塑料布。兰登猜想索菲是想让他跳下去,真希望她能断了这样的念头,想些别的办法。
"索菲,我不可能跳下去—"
“把跟踪器拿出来。”
迷惑不解的兰登伸手在口袋里摸索了一阵,找出了那个小金属扣。索菲拿过跟踪器,大步走向水池。她抓起一块厚厚的肥皂,把跟踪器放在上面,然后用拇指将跟踪器压入了肥皂。跟踪器嵌入肥皂后,她将洞口捏上,把跟踪器严严实实地封在了肥皂里。
索菲将肥皂递给兰登,从水池的下方取出一个圆柱形的垃圾桶。还没等兰登提出异议,索菲就抱着垃圾筒,像公羊一般向窗户冲去。她用垃圾桶的底部猛击窗户的中心部位,将玻璃砸碎。震耳欲聋的警报声响了起来。
“把肥皂给我!”索菲的声音在刺耳的警报声中依稀可辨。
兰登迅速地将肥皂递给她。
索菲拿着肥皂,看了看停在下面马路上的八轮卡车。目标是一块大而静止的塑料布,离建筑物的外墙还不到十英尺。信号灯即将变色的时候,索菲深吸了一口气,将肥皂向窗外扔去。
肥皂落向卡车,掉在塑料布的边缘,又滑到了货箱里面。正在这时,绿灯亮了。
"恭喜你," 索菲边说边把兰登朝门口拉。"你刚刚逃出了卢浮宫。"
索菲和兰登离开男厕所后,就躲在隔板边的阴影中,而法希就从他们的身边跑过。
现在,警报声停了,法希可以听见警车拉响的警笛声正离卢浮宫远去。全体警察都离开了。法希也已经匆匆地离去。卢浮宫空荡荡的。
"艺术大画廊里有一段大约五十米长的紧急楼梯通道," 索菲说,"现在警卫走了,我们可以离开这里了。"
兰登决定保持沉默,因为他看出索菲要比他聪明得多。

qingpingfei 发表于 2007-11-14 07:33

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(十九)

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La chiesa di Saint-Sulpice, si dice, ha la storia più eccentrica di tutti gli edifici di Parigi. Costruita sulle rovine di un antico tempio alla dea egizia Iside, la chiesa ha una pianta che corrisponde quasi al centimetro con quel-la di Notre Dame. In quella chiesa sono stati battezzati il marchese de Sade e Baudelaire e si è sposato Victor Hugo. L'attiguo seminario ha una ben documentata storia di credenze non ortodosse e un tempo era il luogo clandestino d'incontro di numerose società segrete.
Quella notte, la cavernosa navata di Saint-Sulpice era silenziosa come una tomba e il solo indizio di vita era il debole profumo d'incenso dell'ul-tima messa del pomeriggio. Silas aveva notato una leggera inquietudine nel comportamento di sorella Sandrine, quando l'aveva fatto entrare. La cosa non lo sorprendeva. Era abituato a vedere persone allarmate dal suo aspetto.
«Lei è americano» commentò la donna.
«Francese di nascita» rispose Silas. «Ho avuto la vocazione in Spagna e adesso studio negli Stati Uniti.»
Sorella Sandrine annuì. Era una donna minuta dall'espressione tranquil-la. «E lei non ha mai visitato Saint-Sulpice?»
«Comprendo che questo è già quasi un peccato.»
«La chiesa è molto più bella di giorno.»
«Ne sono certo. Comunque, la ringrazio per avermi voluto fornire questa occasione di vederla di notte.»
«Me l'ha chiesto l'abate. Lei ovviamente ha amicizie potenti.»
"Non hai idea di quanto lo siano" pensò Silas.
Mentre seguiva sorella Sandrine lungo la navata centrale, Silas osservò con sorpresa l'austerità della chiesa. Diversamente da Notre Dame — con i suoi affreschi coloriti, le decorazioni dorate degli altari, il caldo legno — Saint-Sulpice era gelida e nuda e dava un'impressione di spoglia essenzia-lità che gli ricordava le ascetiche cattedrali spagnole. L'assenza di de-corazioni faceva sembrare ancora più grande l'interno; Silas, quando solle-vò lo sguardo verso la volta e le sue nervature, ebbe l'impressione di tro-varsi all'interno di un'enorme barca rovesciata.
"Immagine molto felice" pensò. Tra poco, la barca della fratellanza sa-rebbe stata rovesciata per sempre.
Ansioso di mettersi al lavoro, Silas non vedeva l'ora che sorella Sandrine si allontanasse. Era una donna di bassa statura che Silas avrebbe potuto neutralizzare facilmente, ma aveva fatto il voto di non ricorrere alla vio-lenza se non era assolutamente necessario. "È una religiosa e non è colpa sua se la fratellanza ha scelto la sua chiesa come nascondiglio per la chiave di volta. Non deve essere punita per i peccati altrui."
«Mi dispiace, sorella, che lei si sia dovuta alzare per colpa mia.»
«Non importa. Lei è a Parigi per poco tempo. Non poteva perdersi Saint-Sulpice. I suoi interessi per la chiesa sono più architettonici o storici?»
«In realtà, sorella, i miei interessi sono spirituali.»
La donna rise allegramente. «Non c'è bisogno di dirlo. Mi chiedevo solo da che punto volesse iniziare la visita.»
Lo sguardo di Silas era attirato dall'altare. «Non è necessario che lei mi accompagni. È stata fin troppo gentile con me. Posso orientarmi da solo al-l'interno della chiesa.»
«Nessun problema» rispose la donna. «Dopotutto, sono già sveglia.»
Silas si fermò. Ormai erano arrivati al primo banco e l'altare era a quin-dici metri da loro. Si voltò con tutta la sua mole verso la donna e si accorse che lo guardava con timore. «Se non le sembro troppo scortese, sorella, non sono abituato a entrare in una casa di Dio per fare una semplice visita. Le dispiace se resto da solo, per qualche tempo, a pregare, prima di guar-darmi attorno?»
Sorella Sandrine ebbe un attimo di esitazione. «Oh, certo. La aspetterò in fondo alla chiesa.»
Silas le appoggiò sulla spalla una mano, morbida ma pesante, e la guar-dò dall'alto al basso. «Sorella, mi sento già colpevole per averla svegliata. Chiederle di rimanere sveglia sarebbe troppo. La prego, torni a riposare. Io rimarrò qualche minuto nella vostra chiesa, poi me ne andrò.»
La donna non sembrava del tutto convinta. «È sicuro di non sentirsi ab-bandonato?»
«Niente affatto. La preghiera è una gioia solitaria.»
«Come vuole lei, allora.»
Silas sollevò la mano dalla spalla della donna. «Dorma bene, sorella. Che la pace del Signore sia con lei.»
«E anche con lei.» Sorella Sandrine si diresse verso le scale. «Quando esce, si assicuri che la porta sia ben chiusa.»
«Certamente.» Silas la vide allontanarsi. Poi si voltò e si inginocchiò nel primo banco. Il cilicio gli punse la coscia. "Signore, offro a te il lavoro che
sto per compiere..."
Nascosta nell'ombra, dietro la balconata del coro, sorella Sandrine os-servava silenziosamente attraverso le colonne il monaco inginocchiato da solo nel primo banco, parecchi metri sotto di lei. Il terrore che le aveva improvvisamente serrato l'anima la costringeva a ricorrere a tutta la sua forza di volontà per non fuggire. Per un istante si chiese se quel misterioso visitatore non fosse il nemico di cui era stata avvertita e se quella notte non sarebbe stata costretta a eseguire gli ordini che le erano stati affidati molti anni prima. Decise di rimanere nascosta nell'oscurità per osservare tutte le sue mosse.

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第十九章
据说,在巴黎,圣叙尔皮斯教堂的历史最为奇异。它是在一座古庙的废墟上建立起来的,而那座古庙原先是为埃及女神爱塞丝而修建的。圣叙尔皮斯教堂的建筑风格与巴黎圣母院的风格极其相似。这座教堂曾主持过马尔·德·萨特和波德莱尔的洗礼仪式和雨果的婚礼。它的附属神学院见证过一段异教发展史,曾被作为许多秘密团体的地下集会场所。
今晚,圣叙尔皮斯那洞穴般幽深的中殿寂静得好似一座坟墓。傍晚人们焚香时残留的气味,是这里唯一的一丝生气。当桑德琳嬷嬷将塞拉斯领进教堂时,塞拉斯从她的举止中感觉到了不安。他并不感到奇怪。人们看见他的样子都会觉得不舒服,塞拉斯对此早已习以为常了。
“你是美国人吧,”她说。
“我出生在法国,” 塞拉斯回答道,“在西班牙入教,现在在美国学习。”
桑德琳嬷嬷身材矮小,目光安详。“你第一次来这个教堂吧?”
“以前没来过,我想这就是个罪过。”
“白天时,她看上去更美丽。”
“我相信。无论如何,感谢您这么晚还让我进来。”
“院长下了命令。你肯定有一些有权势的朋友吧。”
你一无所知,塞拉斯想。
当塞拉斯在桑德琳嬷嬷的引导下沿着走道前行时,他为中殿的朴素感到惊讶。这里没有巴黎圣母院里那种色彩缤纷的壁画,也没有光彩夺目的圣坛,更没有用来取暖的柴火。圣叙尔皮斯让人感到荒凉而寒冷,让人回想起西班牙禁欲者的大教堂。由于缺乏装饰,大殿显得更加空旷。塞拉斯仰望着拱顶,觉得自己仿佛置身于许多倒扣着的船身下。
这个样子正合我意,塞拉斯想。兄弟会的人就要翻船了,他们都将永沉海底。塞拉斯迫不及待地想开始执行他的任务,希望把桑德琳嬷嬷支开。虽然塞拉斯可以轻而易举地废了这个矮小瘦弱的女人,但他已经发过誓不在迫不得已时绝不使用暴力。她也不知情,兄弟会将楔石藏在她所在的教堂,这也不是她的错。她不应该为别人的罪过而受到惩罚。
“真不好意思,我把您吵醒了。”
“没关系。你刚来到巴黎,不应该错过到这里的机会。你对教堂的建筑感兴趣,还是对教堂的历史感兴趣呢?”
“嬷嬷,其实我只是为信仰而来的。”
嬷嬷高兴地笑了起来。“这还用说?不过,带你从哪里开始参观呢?”
塞拉斯注视着圣坛。“不用参观了。您不必这么客气。我可以自己逛逛。”
“没关系,反正我已经醒了。”嬷嬷说。
这时,他们已走到了教堂的前排座位,距圣坛不足十五码远了。塞拉斯停住了脚步,转过庞大的身躯,面对着嬷嬷。他可以感觉到嬷嬷正畏惧地看着他那发红的眼睛。“嬷嬷,请原谅我的粗鲁。我不习惯走进教堂这样神圣的地方就四处闲逛。我想在参观前独自做一下祷告,您不介意吧?请您回去睡觉吧!我可以独自欣赏一下您的圣殿,然后自己离开。”
桑德琳嬷嬷犹豫了一下,说:“哦,当然不介意。我在后排座位上等你。”
塞拉斯将他那柔软而又厚重的大手放在嬷嬷身上,俯视着她,说道:“嬷嬷,把您吵醒我已经很不好意思了,再不让您去睡觉更是过意不去。请您回去睡觉吧!我可以独自欣赏一下您的圣殿,然后自己离开。”
嬷嬷看上去很不安。“你肯定自己不会有种被遗弃般的孤独吗?”
“不会的。祷告是一个人享受的快乐。”
“那你就自便吧。”
塞拉斯将手从她的肩膀上移开。“睡个好觉,嬷嬷。愿上帝保佑你平安。”
“也保佑你平安。” 桑德琳嬷嬷朝楼梯走去。“走的时候一定要把门关紧。”
“我一定会的。” 塞拉斯看着桑德琳嬷嬷爬上了楼梯,消失在他的视线中。然后,他转过身来,跪在前排的座位上。  亲爱的上帝,我今晚的工作是为您而做的……
桑德琳嬷嬷蹲在圣坛上方的唱诗班站台的阴影中,透过栏杆,静静地注视着独自跪在下方的那个伪装的修道士。突然袭上她心头的恐惧使她难以平静。刹那间,她觉得这个神秘的来访者可能就是兄弟会提醒她要注意的敌人,可能今晚她必须执行多年来她一直肩负着的使命。她决定躲在黑暗中,观察他的一举一动。

qingpingfei 发表于 2007-11-15 04:33

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十)

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Langdon e Sophie lasciarono il loro nascondiglio e si avviarono in silen-zio lungo la Grande Galleria in direzione dell'uscita di sicurezza.
Mentre camminavano, Langdon aveva l'impressione di dover risolvere un rompicapo di cui non aveva tutti gli elementi. Il nuovo aspetto di quel mistero era anche il più preoccupante: "Il capitano della polizia giudiziaria cerca di incastrarmi per omicidio". «Pensa che sia stato Fache» sussurrò a Sophie «a scrivere quel messaggio sul pavimento?»
Sophie non si degnò neppure di voltarsi. «Impossibile.»
Ma Langdon non ne era altrettanto certo. «Sembra davvero intenzionato a darmi la colpa. Forse ha pensato che scrivere il mio nome gli sarebbe sta-to utile.»
«La sequenza di Fibonacci? Il P.S.? Tutto il simbolismo su Leonardo e sulla dea? È stato certamente mio nonno.»
Langdon non poté che darle ragione. Il simbolismo di tutti quegli indizi era perfettamente coerente: il pentacolo, l'Uomo vitruviano, Leonardo, la dea, e anche la sequenza di Fibonacci. "Un insieme coerente di simboli" l'avrebbero definito gli studiosi di iconologia. Tutti inestricabilmente col-legati tra loro.
«E la sua telefonata del pomeriggio» aggiunse Sophie. «Ha detto di do-vermi rivelare qualcosa. Sono certa che la scritta accanto al suo corpo è stata il suo ultimo tentativo di comunicarmi qualcosa d'importante, un messaggio che lei poteva aiutarmi a capire.»
Langdon aggrottò la fronte. "O, Draconian devil! Oh, lame saint!" A-vrebbe voluto trovare la spiegazione, sia per il bene di Sophie sia per il
proprio. Le cose erano decisamente peggiorate da quando aveva letto quel-le misteriose parole. Il suo finto salto dalla finestra del bagno non sarebbe certamente riuscito a guadagnargli l'amicizia di Fache. Dubitava che il ca-pitano potesse vedere il lato umoristico di inseguire e alla fine arrestare una saponetta.
«Siamo vicino all'uscita» disse Sophie.
«Pensa che in qualche modo i numeri del messaggio di suo nonno pos-sano aiutarci a comprendere il resto?» In passato, Langdon aveva lavorato su alcuni manoscritti di Bacone che contenevano cifrari epigrafici: alcune righe erano la chiave per decifrare quelle seguenti.
«È tutta la notte che penso a quei numeri. Somme, quozienti, prodotti... non sono approdata a niente. Dal punto di vista matematico, sono disposti a caso. Crittograficamente inutili.»
«Però fanno tutti parte della sequenza di Fibonacci. Non può essere una coincidenza.»
«Non lo è. I numeri di Fibonacci sono un altro segnale che mio nonno ha lasciato per farsi notare da me, come scrivere in inglese, o disporsi come la mia immagine preferita, o disegnarsi un pentacolo sullo stomaco. Tutto per richiamare la mia attenzione.»
«Il pentacolo ha qualche significato per lei?»
«Sì. Non gliel'ho ancora detto, ma il pentacolo era un simbolo speciale tra me e mio nonno quando ero ragazzina. Mi leggeva i tarocchi per diver-timento e la carta che mi indicava apparteneva sempre al seme dei penta-coli. Sono certa che preparasse il mazzo, in ogni caso i pentacoli erano uno dei nostri motivi di divertimento.»
Langdon sentì un brivido. "Le leggeva i tarocchi?" Quel mazzo di carte, risalente al Medioevo, era così pieno di simbolismi eretici nascosti da spingere lo studioso a dedicarvi un intero capitolo del suo manoscritto. I ventidue "arcani maggiori" del gioco avevano nomi come "La papessa", "L'imperatrice" e "Le stelle". In origine, il tarocco era un sistema segreto per comunicare idee bandite dalla Chiesa. Oggi le potenzialità simboliche del tarocco erano sfruttate dai moderni indovini.
"Il seme dei tarocchi che indica la divinità femminile è quello di denari, ovvero di pentacoli" pensò Langdon. Se Saunière barava per divertirsi con la nipote, scegliere i pentacoli era doppiamente allusivo, per quei pochi che erano in grado di capirlo.
Erano giunti alla scala di sicurezza e Sophie aprì con cautela la porta. Nessun allarme suonò. Solo le porte che davano verso l'esterno erano col-
legate. Sophie precedette Langdon lungo una scala molto stretta e prese a scendere rapidamente.
«Suo nonno» disse Langdon, correndo dietro di lei «quando le parlava del pentacolo, le ha accennato al culto della dea o a qualche elemento con-trario alla dottrina cattolica?»
Sophie scosse la testa. «Mi interessava maggiormente la matematica... la proporzione divina, phi, la sequenza di Fibonacci, quel genere di cose.»
Langdon la guardò con sorpresa. «Suo nonno le ha parlato del numero phi?»
«Certo. La proporzione divina.» Gli rivolse un mezzo sorriso. «Anzi, di-ceva per scherzo che io ero mezzo divina... sa, per le lettere del mio no-me.»
Langdon rifletté per un momento, poi si lasciò sfuggire un gemito.
"S-o-phi-e."
Continuando a scendere, Langdon ripensò a phi. Cominciava a capire che gli indizi lasciati da Saunière erano ancora più coerenti tra loro di quanto non gli fosse parso in un primo momento. "Leonardo da Vinci... i numeri di Fibonacci... il pentacolo."
Incredibile, ma tutti questi elementi erano collegati tra loro da un unico concetto così importante per la storia dell'arte che Langdon spesso era co-stretto a fare numerose lezioni sull'argomento. "Phi."
All'improvviso gli parve di essere ritornato a Harvard, davanti ai suoi studenti del corso "Il simbolismo nell'arte", e di scrivere alla lavagna il suo numero preferito.
1,618
Langdon si era voltato verso la sua aula piena di studenti ansiosi. «Chi mi sa dire che numero è?»
Un diplomato in matematica, nelle ultime file, aveva alzato la mano. «Il numero phi.» Lo pronunciava "fi".
«Bene, Stettner» aveva commentato Langdon. «Signori, vi presento phi.»
«Da non confondere con pi greco» aveva commentato Stettner, sorri-dendo. «Come diciamo noi matematici, phi è di un'acca più interessante di pi.»
Langdon aveva riso, ma nessun altro aveva capito la battuta.
Stettner era tornato a sedere, deluso.
«Questo numero phi» aveva continuato Langdon «uno virgola seicento-diciotto, è un numero molto importante per l'arte. Chi mi sa dire perché?»
Stettner aveva cercato di riabilitarsi. «Perché è bello?»
Tutti avevano riso.
«A dire il vero» aveva commentato Langdon «Stettner ha di nuovo ra-gione. In genere, phi è considerato il più bel numero dell'universo.»
Le risate erano cessate subito e Stettner aveva sorriso.
Mentre caricava il proiettore delle diapositive, Langdon aveva spiegato che il numero phi derivava dalla sequenza di Fibonacci, una progressione famosa non solo perché la somma di due termini adiacenti era uguale al termine successivo, ma perché il quoziente di due numeri adiacenti tende-va sorprendentemente al valore 1,618, phi!
Nonostante la bizzarra origine matematica di phi, aveva spiegato Lan-gdon, il suo più sorprendente aspetto era il suo ruolo di mattone fondamen-tale della natura. Piante, animali e persino gli uomini avevano misure che rispettavano esattamente il rapporto tra phi e uno.
«L'onnipresenza di phi in natura» aveva detto Langdon mentre spegneva la luce «va chiaramente al di là delle coincidenze e perciò gli antichi pen-savano che fosse stato stabilito dal Creatore dell'universo. I primi scienzia-ti lo chiamarono la "proporzione divina".»
«Un momento» aveva detto una giovane donna seduta in prima fila. «Io sono diplomata in biologia e non ho mai visto questa divina proporzione in natura.»
«No?» Langdon aveva sorriso. «Non ha mai studiato il rapporto tra femmine e maschi in un alveare?»
«Certo. Le femmine sono sempre in numero superiore ai maschi.»
«Esatto. E sa che se in qualsiasi alveare si prende il numero delle fem-mine e lo si divide per quello dei maschi si ottiene sempre lo stesso nume-ro?»
«Davvero?»
«Sì. Il numero phi.»
La ragazza era rimasta a bocca aperta. «Non è possibile!»
«Certo che lo è!» aveva ribattuto Langdon, sorridendo, e aveva proietta-to la diapositiva di una conchiglia. «Riconosce questa?»
«È un nautilus» aveva detto la diplomata in biologia. «Un mollusco ce-falopodo che pompa gas nelle camere della sua conchiglia per regolare la spinta di galleggiamento.»
«Esatto. E mi sa dire il rapporto tra il diametro di una spira e quello della
successiva?»
La ragazza aveva guardato con aria incerta le curve concentriche della spirale del nautilus.
Langdon aveva annuito. «Phi. La proporzione divina, uno virgola sei-centodiciotto a uno.»
La ragazza l'aveva guardato con aria stupita.
Langdon era passato alla successiva diapositiva, l'ingrandimento dei se-mi di un girasole. «I semi di girasole crescono secondo spirali opposte. Chi sa dire il rapporto tra una rotazione e la successiva?»
«Il numero phi?» avevano chiesto tutti.
«Tombola.» Langdon aveva continuato a proiettare altre diapositive, ma assai più in fretta: una pigna e la sua suddivisione secondo due serie di spi-rali, la disposizione delle foglie sui rami, i segmenti di alcuni insetti. Tutti rispettavano in modo stupefacente la proporzione divina.
«Incredibile!» aveva esclamato qualcuno.
«D'accordo» aveva commentato qualcun altro «ma cosa c'entra con l'ar-te?»
«Ah!» aveva esclamato Langdon. «Sono lieto che l'abbia chiesto.» Proiettò un'altra diapositiva: una pergamena ingiallita in cui si scorgeva il famoso nudo maschile di Leonardo da Vinci, l'Uomo vitruviano, così chiamato dal nome di Marco Vitruvio, il grande architetto romano che a-veva tessuto le lodi della proporzione divina nel suo libro De architectura.
«Nessuno capiva meglio di Leonardo da Vinci la divina struttura del corpo umano. Leonardo disseppelliva i corpi per misurare le proporzioni esatte della struttura ossea umana. Fu il primo a mostrare che il corpo u-mano è letteralmente costituito di elementi che stanno tra loro in rapporto di phi.»
Tutti l'avevano guardato con aria dubbiosa.
«Non mi credete?» li aveva sfidati Langdon. «La prossima volta che fate la doccia, portatevi un metro.»
Un paio di giocatori di football avevano riso di lui.
«Non soltanto voi scimmioni insicuri» aveva continuato Langdon. «Tut-ti. Maschi e femmine. Fate la prova. Misurate la vostra altezza e poi divi-detela per la distanza da terra del vostro ombelico. Indovinate che numero si ottiene.»
«Non phi!» aveva detto uno degli "scimmioni".
«Proprio phi, invece» aveva risposto Langdon. «Uno virgola seicentodi-ciotto. Volete un altro esempio? Misurate la distanza dalla spalla alla punta
delle dita e dividetela per la distanza dal gomito alla punta delle dita. Di nuovo phi. Altro esempio? Dal fianco al pavimento diviso per la distanza dal ginocchio al pavimento. Di nuovo phi. Le articolazioni delle dita, le sezioni della colonna vertebrale. Ancora phi. Amici miei, ciascuno di voi è un tributo ambulante alla proporzione divina!»
Nonostante l'oscurità, Langdon aveva percepito la loro sorpresa e aveva provato dentro di sé un calore familiare. Era il motivo per cui insegnava. «Come vedete, c'è un ordine sotto l'apparente caos del mondo. Quando gli antichi hanno scoperto phi, erano certi di avere trovato uno dei mattoni u-sati da Dio per la costruzione del mondo e avevano venerato la natura per questa sua caratteristica. E possiamo capirne la ragione. La mano di Dio è evidente nella natura e ancora oggi esistono religioni pagane che adorano la Madre Terra. Molti di noi celebrano la natura come i pagani, ma non lo sanno. Il Calendimaggio ne è un esempio perfetto, la festa della primavera, la terra che ritorna alla vita per darci i suoi frutti. La misteriosa magia della proporzione divina è stata scritta all'inizio dei tempi, l'uomo si limita a giocare secondo le regole della natura, e poiché l'arte è il tentativo umano di imitare la bellezza della mano del Creatore, questo semestre vedremo molti esempi di proporzione divina.»
Nel corso della mezz'ora successiva, Langdon aveva proiettato diaposi-tive di opere d'arte di Michelangelo, Dürer, Leonardo e molti altri, che di-mostravano il rigoroso — e intenzionale — rispetto della proporzione di-vina nella composizione. Langdon aveva mostrato il numero phi nelle di-mensioni architettoniche del Partenone, nelle piramidi egizie, e persino nel palazzo newyorkese delle Nazioni Unite. Il numero phi compariva nella struttura delle sonate di Mozart, nella Quinta Sinfonia di Beethoven, oltre che nelle opere di Bartók, Debussy e Schubert. Il numero phi, aveva spie-gato, era stato anche usato da Stradivari per calcolare la posizione esatta dei fori nella costruzione dei suoi famosi violini.
«In conclusione» aveva detto Langdon, avvicinandosi di nuovo alla la-vagna «torniamo ai nostri simboli.» Aveva disegnato cinque linee che formavano una stella a cinque punte. «Questo simbolo è una delle imma-gini più potenti che vedrete nel nostro corso. Noto come pentacolo, è con-siderato divino e magico da molte culture. Qualcuno sa dirmi perché?»
Stettner, il diplomato in matematica, aveva alzato la mano. «Perché le sue linee si dividono in segmenti che rispettano la proporzione divina.»
Langdon gli aveva rivolto un cenno affermativo. «Ottimo. Certo, in un pentacolo tutti i rapporti tra i segmenti sono uguali a phi, e perciò questo
simbolo è l'estrema espressione della proporzione divina. Per questa ragio-ne la stella a cinque punte è sempre stata il simbolo della bellezza e della perfezione associate alla dea e al femminino sacro.»
Nell'aula, tutte le ragazze avevano sorriso.
«Ancora un'osservazione. Oggi abbiamo solamente sfiorato Leonardo, ma questo semestre lo incontreremo ancora molte volte. Leonardo era no-toriamente devoto alle antiche tradizioni della dea. Domani vi mostrerò il suo affresco L'Ultima Cena, che è uno dei più stupefacenti tributi al fem-minino sacro che si possa incontrare.»
«Scherza?» aveva chiesto qualcuno. «Pensavo che L'Ultima Cena ri-guardasse Gesù!»
Langdon gli aveva strizzato l'occhio. «Ci sono simboli nascosti in luoghi che non riuscireste mai a immaginare.»
«Si sbrighi» gli sussurrò Sophie. «Che succede? Siamo quasi arrivati.»
Langdon si guardò attorno e si accorse di essersi fermato a metà della scala, paralizzato da un'improvvisa rivelazione. "O, Draconian devil! Oh, lame saint!"
Sophie lo fissava.
"Non può essere così semplice" pensava Langdon.
Ma, naturalmente, lo era.
Laggiù, nelle viscere del Louvre, con il pensiero di phi e di Leonardo, Robert Langdon aveva decifrato all'improvviso, senza volerlo, il codice di Saunière.
«O, Draconian devil» mormorò. «Oh, lame saint. È proprio il tipo di co-dice più semplice...!»
Sophie si era fermata a sua volta e lo guardava confusa. "Un codice?" Aveva riflettuto per tutta la notte su quelle parole e non aveva trovato co-dici, né semplici né complessi.
«L'ha detto lei» spiegò Langdon, con la voce piena di eccitazione. «I numeri di Fibonacci hanno significato solo se sono nel loro giusto ordine. Altrimenti sono solo nonsense matematici.»
Sophie non capiva che cosa volesse dire. "I numeri di Fibonacci?" Era certa che Saunière li avesse scritti soltanto per coinvolgere il dipartimento di Crittologia. "Hanno un altro scopo?" Prese di tasca la stampata del com-puter ed esaminò nuovamente il messaggio del nonno.
13-3-2-21-1-1-8-5
O, Draconian devil!
Oh, lame saint!
"Che significato possono avere questi numeri?" «La sequenza di Fibo-nacci cambiata di ordine è un indizio» disse Langdon, facendosi dare il fo-glio. «I numeri suggeriscono come decifrare il resto del messaggio. Sau-nière ha scritto la sequenza non in ordine per dirci di applicare lo stesso concetto al testo. "O, Draconian devil! Oh, lame saint!" Queste righe non significano nulla. Sono semplicemente lettere scritte non nel loro giusto ordine.»
A Sophie occorse solo un istante per riflettere sul suggerimento di Lan-gdon e le parve davvero semplice. «Lei pensa che questo messaggio sia... un anagramma?» Lo fissò.
Langdon notò lo scetticismo di Sophie e non poté darle torto. Pochi sa-pevano che gli anagrammi, oltre a essere un divertimento moderno, aveva-no una ricca storia di simbolismo sacro.
Gli insegnamenti mistici della kabbalah facevano un notevole uso di a-nagrammi: combinavano in altro modo le lettere delle parole ebraiche per ricavarne nuovi significati. Per tutto il Rinascimento, i sovrani francesi e-rano così convinti dei poteri magici degli anagrammi da nominare ana-grammisti reali, i quali dovevano aiutarli a prendere le decisioni migliori analizzando le parole dei documenti importanti. I romani chiamavano lo studio degli anagrammi ars magna, la "grande arte".
Langdon incrociò lo sguardo con quello di Sophie. «Il significato del messaggio di suo nonno è sempre stato davanti ai nostri occhi, e lui ci ha lasciato abbondanti indizi per scoprirlo.»
Senza altre parole, prese una penna dal taschino e ricombinò le lettere di ciascuna riga.
O, Draconian devil!
Oh, lame saint!
era un perfetto anagramma di:
Leonardo da Vinci!
The Mona Lisa!

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第二十章
兰登和索菲从阴影中走了出来,蹑手蹑脚地沿着空荡荡的艺术大画廊向紧急楼梯通道走去。
兰登边走边觉得自己好像在做一个智力游戏。眼前的问题很棘手:司法局长要给我扣上凶手的罪名。
兰登低声问索菲:“你认为地上的信息会不会是法希留下的?”
索菲头也不回地说:“不可能。”
兰登没有她那么肯定,又说道:“看上去他一心想把罪名加在我身上。也许他认为在地上写上我的名字会有助于他的指控?”
“那么斐波那契数列呢?还有P.S.?还有达·芬奇和女神的象征意义?那一定是我祖父留下的。”
兰登知道她说得对。五角星、《维特鲁威人》、达·芬奇、女神以及斐波那契数列——这些线索的象征意义完美地结合在一起。圣像研究者会把这称为一个连贯的象征系统。所有的一切结合得天衣无缝。
索菲补充说:“今天下午,祖父打电话给我。他说有重要的事情要告诉我。我肯定,为了让我知道这些重要的事情,他临死时在卢浮宫留下了这些信息。他认为你可以帮助我弄清这些重要的事情。”
兰登皱起了眉头。啊,严酷的魔王!噢,瘸腿的圣徒!他真希望,为了索菲也为了自己,他可以破解这则密码的含义。毫无疑问,从他第一眼看到密码起,事情就变得越来越不妙。他从厕所的窗户“假跳”出去,会给法希留下更坏的印象。不过,也许可让这位法国警察局的局长感受一下追逐并逮捕一块肥皂的幽默。
“我们离楼梯口不远了。”索菲说。
“密码中的数字是否是破解另几行信息的关键呢?有这种可能吗?”兰登曾经研究过一系列培根的手稿,那里边记录的一些密码就为破译其他的密码提供了线索。
“一整晚,我都在想这些数字。加、减、乘、除,都得不出什么有含义的结果。从纯数学的角度来看,它们是随机排列的。这是一串乱码。”
“但它们是斐波那契数列的一部分。那不会是巧合。”
“当然不是巧合。祖父要借助斐波那契数列给我们一些提示———就像他用英语来书写信息、模仿他最喜爱的艺术作品中的画面和摆出五角星形状的姿势一样。这只是要引起我们的注意。”
“你知道五角星形状的含义吗?”
“知道。我还没来得及告诉过你,小时候,五角星在我和祖父之间有特殊的含义。过去,我们常玩塔罗牌,我的主牌都是五角星的。我知道那是因为祖父洗牌时作弊,但五角星成了我们之间的小笑话。”
兰登打了个冷战。他们玩塔罗牌?这种中世纪意大利的纸牌隐含着异教的象征体系,兰登曾在他的新手稿中花费了整章的篇幅来讲述塔罗牌。塔罗牌由二十二张纸牌组成,包括“女教宗”、“皇后”、“星星”等。塔罗牌原本是用来传递被教会封禁的思想的,现在的占卜者们沿用了塔罗牌的神秘特质。
塔罗牌用五角星花色来象征女神,兰登想道,如果索尼埃通过洗牌作弊来和小孙女逗乐,选择五角星真是再合适不过了。
他们来到了紧急楼梯通道口,索菲小心翼翼地打开了门。没有警报声,只有通往卢浮宫外面的门连着警报网。索菲领着兰登顺着Z字形的楼梯往一楼走。他们加快了脚步。
兰登一边急匆匆地跟上索菲的脚步,一边问道:“当你祖父谈论五角星的时候,他有没有提及女神崇拜或对天主教会的怨恨?”
索菲摇了摇头。“我更倾向于从数学的角度来分析它———黄金分割、PHI、斐波那契数列那一类东西。”
兰登感到很惊奇:“你祖父教过你PHI吗?”
“当然,黄金分割。”她有点儿害羞地说,“其实,他曾开玩笑说我有一半符合黄金分割……那是因为我名字的拼写方法。”
兰登想了片刻,嘀咕着:“so-PHI-e.”
兰登一边下楼,一边再次琢磨起PHI。他开始意识到索尼埃留下的线索比他想象中更有整体性。
达·芬奇……斐波那契数列……五角星。
令人难以置信,所有这些都通过一个艺术史上的概念联系在一起,兰登经常花费好几个课时来讲解这个非常基本的概念。
PHI
他忽然产生了一种幻觉,仿佛自己又回到了哈佛,站在教室的讲台上讲解“艺术中的象征”,在黑板上写下他最喜爱的数字:1.618。
兰登转向台下众多求知若渴的学生,问道:“谁能告诉我这是个什么数字?”
一个坐在后排的大个儿的数学系学生举起手:“那是PHI。”他把它读做“fei”。
“说得好,斯提勒。”兰登说,“大家都知道PHI。”
斯提勒笑着补充道:“别把它跟PI(π)弄混了。我们搞数学的喜欢说:PHI多一个H,却比PI棒多了!”
兰登大笑起来,其他人却不解其意。
斯提勒“咚”地一声坐了下去。
兰登继续说道:“PHI,1.618在艺术中有极其重要的地位。谁能告诉我这是为什么?”
“因为它非常美?” 斯提勒试图挽回自己的面子。
大家哄堂大笑起来。
兰登说道:“其实,斯提勒又说对了。PHI通常被认为是世上最美丽的数字。”
笑声戛然而止。斯提勒则沾沾自喜。
兰登在幻灯机上放上图片,解释说,PHI源于斐波那契数列———这个数列之所以非常有名,不仅是因为数列中相邻两项之和等于后一项,而且因为相邻两项相除所得的商竟然约等于1.618,也就是PHI。
兰登继续解释道,从数学角度看,PHI的来源颇为神秘,但更令人费解的是它在自然界的构成中也起着极为重要的作用。植物、动物甚至人类都具有与这个比率惊人相似的特质。
兰登关上教室里的灯,说道:“PHI在自然界中无处不在,这显然不是巧合,所以祖先们估计PHI是造物主事先定下的。早期的科学家把1.618称为黄金分割。”
“等一下,”一名坐在前排的女生说,“我是生物专业的学生,我从来没有在自然界中见到黄金分割。”
“没有吗?” 兰登咧嘴笑了,“研究过一个蜂巢里的雄蜂和雌蜂吗?”
“当然。雌蜂总是比雄蜂多。”
“对。你知道吗?如果你将世界上任何一个蜂巢里的雄蜂和雌蜂分开数,你将得到一个相同的比率。”
“真的吗?”
“是的,就是PHI。”
女生目瞪口呆。“这不可能。”
“可能!” 兰登反驳道。他微笑着放出一张螺旋形贝壳的幻灯片。“认识这吗?”
“鹦鹉螺,”那个学生回答。“一种靠吸入壳内的空气调节自身浮力的软体动物。”
“说得对。你能猜想到它身上每圈罗纹的直径与相邻罗纹直径之比是多少吗?”
那名女生看着螺旋形鹦鹉螺身上的同心弧圈,说不出确切的答案。
兰登点了点头,说道:“PHI。黄金分割。1.618。”
女生露出惊讶的表情。
兰登接着放出下一张幻灯片——向日葵的特写。“葵花籽在花盘上呈相反的弧线状排列。你能猜想到相邻两圈之间的直径之比吗?”
“PHI?”有人说。
“猜对了。” 兰登开始快速地播放幻灯片——螺旋形的松果、植物茎上叶子的排列、昆虫身上的分节——所有这些竟然都完全符合黄金分割。
“真不可思议!”有人叫了起来。
“不错,可这和艺术有什么关系呢?”另外一个人说。
“啊!问得好。” 兰登说着,放出另一张幻灯片——列昂纳多·达·芬奇的著名男性裸体画《维特鲁威人》。这幅画画在一张羊皮纸上,羊皮纸已微微泛黄。画名是根据罗马杰出的建筑家马克·维特鲁威的名字而取的,这位建筑家曾在他的著作《建筑》中盛赞黄金分割。
“没有人比达·芬奇更了解人体的精妙结构。实际上,达·芬奇曾挖掘出人的尸体来测量人体骨骼结构的确切比例,他是宣称人体的结构比例完全符合黄金分割率的第一人。”
在座的人都向兰登投来怀疑的目光。
“不相信?” 兰登说,“下次你们洗澡的时候,带上一根皮尺。”
几个足球队的学生窃笑起来。
“不仅是你们几个开始坐不住的运动员,” 兰登提示道。“你们所有人,男生和女生,试试看。测量一下你们的身高,再用身高除以你们肚脐到地面的距离。猜一猜结果是多少。”
“不会是PHI吧!”一名体育生用怀疑的口吻说。
“就是PHI,” 兰登回答道。“正是1.618。想再看一个例子吗?量一下你肩膀到指尖的距离,然后用它除以肘关节到指尖的距离,又得到了PHI。用臀部到地面的距离除以膝盖到地面的距离,又可以得到PHI。再看看手指关节、脚趾、脊柱的分节,你都可以从中得到PHI。朋友们,我们每个人都是离不开黄金分割的生物。”
虽然教室里的灯都关了,但兰登可以看得出大家都很震惊。一股暖流涌上他的心头,这正是他热爱教学的原因。“朋友们,正如你们所见,纷繁复杂的自然界隐藏着规则。当古人发现PHI时,他们肯定自己已经偶然发现了上帝造物的大小比例,也正因为这一点他们对自然界充满了崇拜之情。上帝的杰作可以在自然界中找到印证,直至今日还存在着一个异教组织——大地母亲教。我们中的许多人也像异教徒一样赞颂着自然,只不过我们自己没有意识到。比如说我们庆祝五朔节就是一个很好的例证。五朔节是赞颂春天的节日,人们通过它来庆祝大地复苏,给予人类馈赠。从一开始,黄金分割的神秘特质就已经被确定了。人们只能按自然规则活动,而艺术又是人们试图模仿造物主创造之美的一种尝试,所以这学期我们将在艺术作品中看到许多黄金分割的实例。”
在接下来的半个小时中,兰登给学生们播放了米开朗基罗、阿尔布莱希特·丢勒、达·芬奇和许多其他艺术家作品的幻灯片,这些艺术家在设计创作其作品时都有意识地、严格地遵循了黄金分割比率。兰登向大家揭示了希腊巴特农神殿、埃及金字塔甚至纽约联合国大楼在建筑设计中所运用的黄金分割率,并指出PHI也被运用在莫扎特的奏鸣曲、贝多芬的《第五交响曲》以及巴托克、德彪西、舒伯特等音乐家的创作中。兰登还告诉大家,甚至斯特拉迪瓦里在制造他那有名的小提琴时也运用了黄金分割来确定f形洞的确切位置。
兰登边走向黑板,边说:“让我们回到象征符号上面来。”他在黑板上画了个由五条直线组成的五角星。“这是本学期中你们将学习到的最具象征意义的图形。五角星——古人称五芒星——在许多文化中被看作是神圣而神奇的。谁能告诉我这是为什么?”
斯提勒——那个数学专业的学生——又举起了手。“因为如果你画一个五角星,那么那几条线段会自动将它们自己按黄金分割的比率截为几段。”
兰登冲那小伙子点了点头,为他感到骄傲。“回答得好。五角星中线段的比率都符合黄金分割率,这使得它成为了黄金分割的首要代表。正是因为这个原因,五角星总是被作为美丽与完美的象征,并与女神和神圣的女性联系在一起。”
班上的女生都满脸笑容。
“大家注意,今天我们只提及了一点儿关于达·芬奇的内容,在本学期中我们还将对他作更多的探讨。列昂纳多确实以古老的方式信奉着女神。明天,我将会给你们讲解他的壁画《最后的晚餐》,这将是你们所见过的奉献给神圣女性的最惊人的杰作。”
“你在开玩笑吧?”有人说,“我想《最后的晚餐》是关于耶稣的!”
兰登挤了挤眼睛,说道:“有一些象征符号藏在你无论如何也想不到的地方。”
“加油,”索菲小声说。“怎么了?我们快到了。快一点!”
兰登仰起头,从那遥远的想象中又回到了现实。
他在楼梯上停了下来,一动不动,恍然大悟。
“啊,严酷的魔王”!“噢,瘸腿的圣徒”!
索菲回头望着兰登。
不可能这么简单,兰登想。
但他肯定应该是那样。
置身于卢浮宫,反复回想着有关PHI和达·芬奇的画面,兰登忽然出乎意料地破解了索尼埃的密码。
“啊,严酷的魔王!” 他嘀咕着,“噢,瘸腿的圣徒!这是最简单的密码!”
索菲停住了脚步,不解地看着兰登。
密码?她一整晚都在思考地板上的字,并没有发现任何密码,更不用说简单的密码了。
“你自己说过的。”兰登兴奋得声音都颤抖了。“斐波那契数列的各项只有按顺序排列才有意义。”
索菲不解其意。斐波那契数列?她肯定祖父写下这个数列只是为了让密码破译部门也参与到今晚的侦破工作中来,别无他意。难道祖父还有其他的用意?她伸手从口袋中掏出祖父所留信息的打印稿,再次端详:
13—3—2—21—1—1—8—5
啊,严酷的魔王!
噢,瘸腿的圣徒!
这些数字怎么了?
“这被打乱的斐波那契数列是一条线索,”兰登边说,边接过打印稿。“这些数字是破译其他信息的线索。他将数列的顺序打乱,是想让我们用同样的方法去破译信息中的文字部分。信息中的文字只是一些次序被打乱的字母。”
索菲立刻明白了兰登的意思,因为这样的解释简单得可笑。“你认为信息是……一个字谜?”她盯着兰登,说道,“就像报纸上的重排字母组词的字谜游戏?”
兰登从索菲的表情中可以看出她的怀疑,但对此他完全可以理解。很少人知道字谜——这种老套的现代游戏还有与神圣的象征系统有关的历史。
犹太神秘学的神秘楔石中有许多关于字谜的内容——将希伯来词语中的字母重新排序,从而得出新的意义。文艺复兴时期的法国国王们都深信字谜有神奇的魔力,所以他们任命皇室字谜家来分析重要文件中的词语,以便作出更好的决策。实际上,罗马人字谜的研究工作称为“大术办”,即“伟大的艺术”。
兰登抬眼看着索菲,目不转睛。“你祖父的信息就快被我们破解了,他给我们留下了许多破解的线索。”
兰登不再多言,从夹克衫的口袋中掏出一支钢笔,将每行的字母重新排列来:
O,Draconiandevil!(啊,严酷的魔王!)
Oh,LameSaint!(噢,瘸腿的圣徒!)
恰好可以被一字不差地拼成:
LeonardodaVinci!(列昂纳多·达·芬奇!)
TheMonaLisa!(蒙娜丽莎!)

qingpingfei 发表于 2007-12-3 09:48

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十一)

21
La Monna Lisa.
Per un istante, sulla scala di sicurezza del Louvre, Sophie scordò il desi-derio di uscire.
La sorpresa che le aveva causato l'anagramma era pari solo alla vergo-gna per non essere riuscita a decifrare il messaggio. L'abitudine di Sophie alle analisi crittologiche complesse le aveva fatto trascurare i semplici gio-chi di parole, eppure sapeva che avrebbe dovuto accorgersene. Dopotutto conosceva bene gli anagrammi, soprattutto in inglese.
Quando era giovane, spesso il nonno si serviva di giochi anagrammatici per perfezionare l'ortografia inglese della nipote. Una volta aveva scritto la parola inglese planets e aveva detto a Sophie che servendosi di quelle stes-se lettere si potevano formare altre novantadue parole inglesi di varie lun-ghezze. Sophie aveva passato tre giorni con un dizionario inglese finché non le aveva trovate tutte.
«Non riesco a immaginare» disse Langdon, osservando la scritta «come suo nonno abbia potuto creare un anagramma così complesso nei pochi minuti prima della morte.»
Sophie conosceva la spiegazione, e nel pensarci si sentì ancora più umi-liata. "Avrei dovuto accorgermene!" Ricordò che il nonno — appassionato di giochi di parole come di arte — da giovane si divertiva a creare ana-grammi dei titoli di opere d'arte famose. Anzi, uno di quegli anagrammi l'aveva messo nei guai quando Sophie era piccola. Intervistato da una rivi-sta d'arte americana, Saunière aveva espresso la sua antipatia per il mo-vimento cubista facendo notare che il capolavoro di Picasso, Les Demoi-selles d'Avignon era l'anagramma di vile meaningless doodles, "scaraboc-chi vili e privi di significato". Agli ammiratori di Picasso l'osservazione non era piaciuta affatto.
«Mio nonno ha probabilmente creato l'anagramma molto tempo fa» spiegò Sophie. "E questa notte è stato costretto a usarlo come codice im-provvisato." La sua voce aveva chiamato dall'aldilà con agghiacciante pre-cisione: "Leonardo da Vinci! The Mona Lisa!".
Perché con le sue ultime parole si fosse riferito al famoso dipinto, So-phie non avrebbe saputo dirlo, ma le veniva in mente una sola possibilità. Assai inquietante. "Quelle non sono le sue ultime parole."
Doveva recarsi dalla Monna Lisa? Suo nonno le aveva lasciato un mes-saggio laggiù? L'idea sembrava perfettamente plausibile. Dopotutto, il fa-moso dipinto era appeso nella Salle des Etats, una sala privata accessibile solo dalla Grande Galleria. In effetti, ricordò Sophie, la porta della sala era
a soli venti metri dal punto dove era stato trovato il corpo del nonno.
"Potrebbe avere visitato la Monna Lisa prima di morire."
Sophie alzò lo sguardo sulla scala di emergenza e non riuscì a prendere una decisione. Sapeva che avrebbe dovuto allontanare subito Langdon dal museo, ma l'istinto le suggeriva il contrario. Ricordando la sua prima visita all'ala Denon, quando era ancora bambina, capì che se il nonno aveva inte-so affidarle un segreto, pochi posti erano più adatti della sala della Monna Lisa di Leonardo.
«È poco più avanti» le aveva detto il nonno, tenendola per mano mentre attraversavano il museo vuoto, dopo l'orario di chiusura.
Sophie aveva sei anni. Si sentiva piccola e insignificante rispetto agli enormi soffitti e al pavimento che faceva venire le vertigini. Il museo vuo-to la spaventava, anche se non intendeva farlo capire al nonno. Aveva stretto i denti e lasciato la sua mano.
«Davanti a noi c'è la Salle des Etats» aveva annunciato il nonno quando erano ormai vicini alla più famosa sala del Louvre.
Nonostante l'ovvia eccitazione del nonno, Sophie avrebbe preferito esse-re a casa. Aveva già visto nei libri le fotografie della Monna Lisa e il qua-dro non le piaceva affatto. Non capiva perché facessero tanto chiasso per quel dipinto. «C'est ennuyeux» si era lamentata. È noioso.
«Boring» l'aveva corretta lui. «Il francese a scuola, l'inglese a casa.»
«Le Louvre, c'est pas chez moi!» aveva protestato lei. Il Louvre non è casa mia.
Per un istante, il nonno aveva riso. «Giusto. Allora parliamo inglese per divertimento.»
Sophie gli aveva messo il broncio, ma aveva continuato a camminare. Quando erano entrati nella Salle des Etats, aveva esaminato la stretta sala e aveva posato lo sguardo sul posto d'onore, al centro della parete, dove era appeso un solo ritratto, dietro una protezione di plexiglas. Il nonno si era fermato sulla soglia e le aveva indicato il quadro.
«Va' avanti, Sophie, non sono molte le persone che possano osservarla da soli.»
Inghiottendo per la tensione, Sophie aveva attraversato lentamente la sa-la. Dopo tutto quello che aveva sentito a proposito della Monna Lisa, ave-va l'impressione di avvicinarsi a una regina. Quando era arrivata davanti alla lastra di plexiglas, aveva trattenuto il respiro e alzato lo sguardo per coglierla in un solo colpo d'occhio.
Non sapeva che cosa si era aspettata di provare, ma non aveva avvertito alcuna scossa, alcun senso di meraviglia: il famoso volto era uguale a quel-lo dei libri. Era rimasta a guardarla in silenzio, per un tempo lunghissimo, in attesa che succedesse qualcosa.
«Allora, che cosa ne pensi?» le aveva sussurrato il nonno, che intanto si era portato dietro di lei. «È bellissima, vero?»
«È troppo piccola.»
Saunière aveva sorriso. «Anche tu sei piccola ma sei bellissima.»
"Io non sono bellissima" si era detta lei. Sophie odiava i suoi capelli ros-si e le efelidi ed era più alta dei maschi della sua classe. Aveva nuovamen-te osservato la Monna Lisa e aveva scosso la testa. «È ancora peggio che nei libri. Ha la faccia... brumeux.» Nebbiosa.
«Foggy» l'aveva corretta il nonno.
«Foggy» aveva ripetuto Sophie, sapendo che la conversazione non sa-rebbe ripresa finché lei non avesse pronunciato la parola nuova..
«Quello è chiamato lo stile di pittura "sfumato"» le aveva spiegato il nonno «ed è molto difficile da eseguire. Leonardo da Vinci sapeva farlo meglio di chiunque altro.»
A Sophie, però, il quadro continuava a non piacere. «Ha l'aria di na-scondere qualcosa... come i ragazzi, a scuola, quando hanno qualche segre-to.»
Il nonno aveva riso. «Questo è uno dei motivi per cui è così famosa. Alla gente piace fare ipotesi sulla ragione del suo sorriso.»
«E tu sai perché sorride?»
«Può darsi.» Il nonno le aveva strizzato l'occhio. «Un giorno o l'altro ti racconterò tutto su quel sorriso.»
Sophie aveva battuto il piede in terra. «Ti ho detto che non mi piacciono i segreti!»
«Principessa» l'aveva ripresa sorridendo. «La vita è piena di segreti. Non puoi conoscerli tutti in una volta.»
«Io ritorno su» disse Sophie. Nel vano della scala, la sua voce sembrava priva di inflessione.
«Dalla Monna Lisa?» chiese Langdon, stupito. «Adesso?»
La donna rifletté sul rischio. «Io non sono indiziata. Devo capire che co-sa intendeva dirmi mio nonno.»
«E l'ambasciata?»
Sophie provò un senso di colpa perché adesso doveva abbandonare Lan-
gdon dopo averlo reso un fuggitivo, ma non vedeva altre possibilità. Indicò una porta metallica alla fine delle scale. «Esca da quella porta e segua le scritte illuminate che indicano l'uscita. Mio nonno mi portava sempre qui. Le scritte portano a un'uscita di sicurezza che si apre solo verso l'esterno.» Consegnò a Langdon le chiavi della sua auto. «La mia auto è la Smart ros-sa nel parcheggio degli impiegati, direttamente davanti a noi. Sa come ar-rivare all'ambasciata?»
Langdon annuì e fissò le chiavi che la donna gli aveva consegnato.
«Ascolti» continuò Sophie, in tono meno duro. «Penso che mio nonno mi abbia lasciato un messaggio vicino alla Monna Lisa, qualche indizio sul suo assassino. O sul pericolo che corro.» "O su quanto è successo alla mia famiglia." «Devo andare a vedere.»
«Ma se voleva spiegarle perché era in pericolo, per quale motivo non lo ha scritto sul pavimento? Perché questo complicato gioco di indovinelli?»
«Qualunque cosa cercasse di dirmi, non credo che volesse farlo sapere ad altri. Neppure alla polizia.» Chiaramente, Saunière aveva fatto tutto il possibile per inviare un messaggio segreto direttamente a lei. L'aveva scrit-to in codice, aveva aggiunto le sue iniziali segrete e le aveva detto di trova-re Robert Langdon: un saggio consiglio, visto che l'americano aveva de-cifrato il suo codice. «Anche se può sembrare strano» disse Sophie «penso che volesse farmi arrivare alla Monna Lisa prima di chiunque altro.»
«Vengo anch'io.»
«No! Non sappiamo per quanto tempo la galleria rimarrà vuota. Lei deve allontanarsi.»
Langdon esitava, come se la sua curiosità accademica minacciasse di so-praffare il giudizio, riportandolo nelle mani di Fache.
«Vada, adesso» gli disse Sophie, con un sorriso. «Ci vediamo all'amba-sciata, signor Langdon.»
Langdon la guardò con aria dispiaciuta. «Ci rivedremo laggiù, ma a una condizione» rispose in tono severo.
Lei lo guardò senza capire. «Di che cosa si tratta?»
«Che la smetta di chiamarmi signor Langdon.»
A Sophie parve di scorgergli sulle labbra l'accenno di un sorriso e gli sorrise a sua volta. «Buona fortuna, Robert.»
Quando arrivò al fondo della scala, Langdon venne investito dall'incon-fondibile odore dell'olio di lino e della polvere di gesso. Davanti a lui, l'u-scita era indicata da una scritta illuminata SORTIE/EXIT, accompagnata
da una freccia che puntava lungo un corridoio.
Langdon lo imboccò.
A destra c'era un buio laboratorio di restauro dove si scorgeva un eserci-to di statue in varie fasi di lavorazione. A sinistra, una serie di stanze che sembravano le aule dei corsi d'arte di Harvard: file di cavalletti, quadri, ta-volozze, regoli per prendere le misure. Una catena di montaggio per pro-dotti artistici.
Mentre percorreva il corridoio, Langdon si chiese se da un momento al-l'altro non fosse destinato a risvegliarsi nel suo letto di Cambridge. L'intera notte gli era parsa un sogno assurdo. "Sto per uscire dal Louvre... un fuggi-tivo."
Gli anagrammi dì Saunière erano ancora nella sua mente. Si chiese che cosa avrebbe trovato Sophie nella sala della Monna Lisa... sempre che vi trovasse qualcosa. Lei era sicura che il nonno le avesse suggerito di andare a controllare nella sala del famoso dipinto. Ma anche se sembrava un'inter-pretazione plausibile, adesso gli pareva un paradosso.
"P.S. Trova Robert Langdon."
Saunière le aveva ordinato di cercarlo. Ma per quale motivo? Solo per-ché la aiutasse a risolvere un anagramma?
Gli pareva molto improbabile.
Dopotutto, Saunière non sapeva se Langdon fosse un esperto di ana-grammi. "Non ci siamo mai incontrati." Inoltre, Sophie pensava che l'ana-gramma fosse rivolto a lei, era stata lei a riconoscere la sequenza di Fibo-nacci e sarebbe sicuramente riuscita a risolvere l'anagramma senza bisogno di Langdon.
"Saunière pensava che l'avrebbe risolto lei." Langdon ormai ne era certo, ma questo lasciava un vuoto nella logica del curatore.
"Perché ha indicato me?" si chiese, mentre continuava a percorrere il corridoio. "Perché nel suo ultimo messaggio, in punto di morte, Saunière ha voluto che la nipote, separata da lui da molti anni, cercasse me? Secon-do Saunière, che cosa potevo conoscere?"
Improvvisamente, colpito da un pensiero, Langdon si fermò. Prese di ta-sca la stampata del computer e fissò l'ultima riga del messaggio.
"P.S. Trova Robert Langdon."
Fissò le due lettere.
"P.S."
In quell'istante, tutti i simboli di Saunière andarono al loro posto. Come uno scoppio di tuono, tutti i suoi studi di simbologia e di storia gli tornaro-
no davanti agli occhi. All'improvviso, tutto ciò che aveva fatto Saunière veniva ad avere perfettamente senso.
Langdon cercò di trarre le conseguenze di quel filo di pensieri. Con la testa che gli girava, si voltò nella direzione da cui era giunto.
"C'è ancora tempo?" A quel punto, la cosa era priva di importanza.
Senza esitazioni, si lanciò di corsa verso le scale.

qingpingfei 发表于 2007-12-3 09:49

第二十一章
《蒙娜丽莎》。
半晌,索菲愣在楼梯上,完全忘记了要逃出卢浮宫的事儿。
她对这个字谜感到极为震惊,同时也为自己没有能够亲自破解信息感到万分尴尬。索菲精通复杂的密码分析,而这却让她忽略了那些简单的文字游戏,其实她知道她早就该破解出这则信息的。毕竟,她对字谜并不陌生,特别是英文字谜。
索菲小时候,祖父经常用字谜游戏来锻炼她的英文拼写能力。有一次,他写下了英文单词“planets”, 并告诉索菲排列重组这几个字母就可以得到六十二个不同长度的英文单词。索菲花了三天时间查英文词典,将这些单词全部找了出来。
“真难以想象,”兰登盯着打印稿说道,“你祖父在死前的几分钟内竟能想出这么复杂的字谜。”
索菲知道这其中原由,但这使她更加不好受。我早该想到了!现在,她回忆起来,祖父既是个文字游戏迷又是个艺术爱好者,他年轻时常通过创作有关艺术名作的字谜自娱自乐。索菲小时候,祖父还曾因为他所创作的一个字谜遇上了麻烦。在接受一家美国艺术杂志采访的时候,索尼埃提出毕加索的名画《亚威农少女》(Les Demoiselles d’Avignon)做成字谜游戏正好可以得出“讨厌而无意义的蠢人”(vile meaningless doodles),表明他对“现代立体派运动”并不欣赏。此举引起了毕加索迷的不满。
“祖父可能早就想好这个‘蒙娜丽莎’的字谜了,” 索菲看着兰登,说道。今晚他迫不得已用它作为密码。祖父的声音从天际传来,清晰得让人不寒而栗。
列昂纳多·达·芬奇!
《蒙娜丽莎》!
索菲不知道为什么祖父在最后的遗言中要提到那幅名画,但她可以想到一种可能——一种让人不安的可能。
那不是祖父的最后遗言……
祖父是不是想让她去看一看《蒙娜丽莎》?索菲现在才意识到,通往那间展厅的门距祖父的尸体只有二十米远。
他完全可能在死前去过名画《蒙娜丽莎》那里。
索菲扭头望了一眼紧急楼梯通道,感到非常为难。她知道她应该立即将兰登带出博物馆,但她的本能却阻止她这样做。索菲意识到,要是祖父有秘密要告诉她,没有什么比达·芬奇的《蒙娜丽莎》那里更合适的地方了。
“再走一点儿就到了,”祖父搀着索菲稚嫩的小手,在空荡荡的博物馆中已经穿行了几个小时。
那时索菲只有六岁。她仰望巨大的屋顶,俯视眩目的地板,觉得自己很渺小。空旷的博物馆使她感到害怕,但她不想让祖父看出来。她咬紧牙关,放开了祖父的手。
他们走近卢浮宫最著名的那间展厅,祖父说:“前面就是国家展厅。”虽然此时祖父变得非常兴奋,但索菲却只想回家。她已经在书中看过了《蒙娜丽莎》,但一点儿也不喜欢那幅画。她不明白为什么所有人都那么喜爱这幅画。
“无聊,” 索菲用法语低声嘀咕着。
“无聊,”祖父用英语纠正道。“在校说法语,在家说英语。”
“这里是卢浮宫,不是家。” 索菲用法语反驳道。
祖父无奈地笑了笑,说:“你说得对。那么我们就说英语玩。”
索菲噘着嘴,继续往前走。来到国家展厅后,索菲扫视了一下这个狭窄的房间,目光停留在了展览馆引以为骄傲的地方——右边墙的中间,防护玻璃之后悬挂着的那幅肖像画。祖父在门口停住了脚步,转身面向那幅画。
“往前走,索菲。很少人有机会单独参观这幅画。”
索菲压抑着心中的不安,慢慢地走进房间。由于听说过种种关于《蒙娜丽莎》的事,她觉得自己仿佛在走近一样无比神圣的东西。她来到防护玻璃前,屏住呼吸,抬头望去,一下子就喜欢上了这幅画。
索菲忘了自己预期的感觉是怎样的,但她肯定那与她的实际感觉不同。她没有丝毫惊奇和赞叹,因为那张大名远扬的脸庞看上去就和书中的一模一样。不知过了多久,她一直默默地站在那里,等待着什么将要发生的事。
“怎么样?”祖父来到她身后,轻声说道:“很美,对吗?”
“她太小了。”
索尼埃微笑着说:“你很小,但你很美丽。”
我不美丽,索菲想。索菲讨厌自己的红发和雀斑,她还比班上的所有男孩儿都高大。索菲回头看看《蒙娜丽莎》,摇了摇头。“她比书上的还糟。她的脸上……” 索菲顿了顿,用法语接着说,“好像有一层雾。”
“雾蒙蒙的,”祖父把这个新英文单词教给她。
“雾蒙蒙的,” 索菲跟读道。她知道只有她把这个新单词再读一遍,祖父才会继续说下去。
“那是晕染法,”祖父告诉索菲,“那是一种很难掌握的手法。达·芬奇运用得最好。”
索菲还是不喜欢那幅画。“她好像知道些什么……就像学校里的小朋友知道一个秘密那样。”
祖父大笑起来。“这就是她如此著名的原因之一。人们喜欢猜她为什么而微笑。”
“您知道她为什么而微笑吗?”
“也许吧。” 祖父挤了挤眼睛说,“有一天我会告诉你。”
索菲跺着脚说:“我说过我不喜欢秘密!”
“公主,”祖父微笑着说,“生活中充满了秘密。你不能一下把它们全部解开。”
“我要回到上面去,”索菲大声宣布,她的声音在楼梯通道中回响。
“到《蒙娜丽莎》那里?”兰登反问道,“现在吗?”
索菲掂量着此举的危险性。“我不是谋杀案的嫌疑人,我要抓住机会。我要知道祖父想告诉我的事。”
“那么还去大使馆吗?”
把兰登变成了逃犯,又把他抛下,索菲为此感到内疚,但她别无选择。她指着楼梯下方的一扇金属门,说道:“穿过那扇门,然后看那些亮着的出口指向牌。祖父过去就是从这里把我带下去。按照指向牌的提示,你会发现装着一个旋转栅门的安全出口。它单向旋转,通向宫外。”说着,她把车钥匙递给兰登,“我的车是一辆红色的‘都会精灵’,停在公务停车区。就在这堵墙的外面。你知道去大使馆的路吗?”
兰登看着手中的钥匙,点了点头。
“听我说,”索菲柔声说,“我想祖父在《蒙娜丽莎》那里给我留下了信息——关于杀人凶手的信息,或是能解释为什么我处境危险的信息,或是关于我家庭的信息。我必须去看看。”
“但如果他想告诉你为什么你处境危险,为何不直接写在地板上?为什么要做复杂的文字游戏?”
“无论祖父想告诉我些什么,他都不会愿意让旁人知道,甚至包括警察。”显然,祖父是想抓住主动权,把机密直接传达给她。他将对索菲的秘密称呼的首字母写在密码中,并让她去找兰登。从这位美国象征学专家已经破译了密码的事实来看,这确实是个明智之举。“听起来奇怪,”索菲说,“我认为他想让我赶在别人之前去看一看《蒙娜丽莎》。”
“我也去。”
“不!我们不知道什么时候会来人。你必须走。”
兰登犹豫不决,似乎他对学术问题的好奇心有可能战胜理智的判断,把他拖回到法希的手中。
“赶快走。”索菲的微笑中充满了感激之情,“兰登先生,使馆见。”
兰登看上去有点儿不高兴。他严肃地答道:“只有在一种条件下,我才会见你。”
索菲愣了一下,吃惊地问:“什么条件?”
“除非你不再叫我兰登先生。”
索菲觉察出兰登的笑有点儿不自然,自己也笑不出来了。“祝你好运,罗伯特。”
兰登走下了楼梯,一股亚麻油和石膏的气味扑鼻而来。前方,有一块亮着的出口指向牌,牌上的箭头指向一条长长的走廊。
兰登走在长廊中,怀疑他是否会随时从这场梦中醒来,发现自己还躺在剑桥大学里的床上。整个夜晚就像一场奇异的梦。“我将飞快地跑出卢浮宫……作为一名逃犯。”
索尼埃那设计巧妙的信息还留在他的脑海中,他想知道索菲是否会在《蒙娜丽莎》那里发现些什么。显然,她坚信祖父要让她再去看一次《蒙娜丽莎》。虽然她的想法看上去很合理,但兰登却为一个与此相反的想法困扰着。
公主:去找罗伯特·兰登。(P.S.FindRobertLangdon.)
索尼埃在地板上写下兰登的名字,让索菲去找他。为什么呢?难道仅仅是为了让他帮助索菲破解一个字谜?
好像并非如此。毕竟,索尼埃不会认为兰登擅长字谜游戏。我们素未谋面。更重要的是,索菲曾坦言她自己应该可以解开那个字谜。是索菲认出了斐波那契数列,毫无疑问,如果再花一点儿时间,她可以独立地破解密码。
索菲本应独立地破解密码。兰登忽然更加确信这一点,但这样的结论与索尼埃的行为逻辑似乎不太吻合。
为什么要找我呢?兰登边走边思量着。为什么索尼埃的遗愿是让与他失和的孙女来找我?他认为我会知道些什么?
兰登忽然一惊,停下了脚步。他把手伸进口袋,猛地掏出那张电脑打印稿,瞪大眼睛盯着那最后一行信息:
公主:去找罗伯特·兰登。(P.S.FindRobertLangdon.)
他的目光停在两个字母上:P.S.
那一刻,兰登感到索尼埃留下的所有令人费解的象征符号有了明确的意义。象征学和历史研究的意义顷刻间呈现出来。雅克·索尼埃的所作所为得到了完全合理的解释。
兰登在脑海中快速地将所有符号的象征含义联系在一起。他转过身,看着来时的方向。
还有时间吗?
他知道这并不重要。他毫不犹豫地冲着楼梯跑了回去。

qingpingfei 发表于 2007-12-3 09:50

前段时间因为电脑重装,又在忙赶十字绣...所以没有来更新..请大家原谅哦
今天我继续更新...

qingpingfei 发表于 2007-12-3 09:53

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十二)

[size=5]22
Inginocchiato nel primo banco, Silas fingeva di pregare mentre esami-nava la pianta della chiesa. Saint-Sulpice, come gran parte delle chiese, aveva la forma di una gigantesca croce romana. La sua lunga sezione cen-trale — la navata — portava direttamente all'altare principale, dove era ta-gliata trasversalmente da una sezione più corta, nota come "transetto". Sul-l'incrocio di navata e transetto si alzava la grande cupola e quello era con-siderato il cuore della chiesa, il suo punto più sacro e pieno di misticismo.
"Non questa notte" pensò Silas. "Saint-Sulpice nasconde altri segreti, in un altro punto."
Si voltò verso il transetto sud e fissò l'area aperta al di là dei banchi, per cercare l'oggetto descritto dalle sue vittime.
"Eccola."
Incassata nel pavimento di granito grigio, una sottile striscia d'ottone luccicava in mezzo alla pietra, una linea dorata che tagliava il pavimento della chiesa. Sulla striscia erano tracciati segni regolari, come su una riga millimetrata. A Silas era stato detto che era uno gnomone, uno strumento astronomico pagano della famiglia delle meridiane. Turisti, scienziati, sto-rici e pagani di tutto il mondo si recavano a Saint-Sulpice per vedere quel-la famosa linea.
"La Linea della Rosa."
Lentamente, Silas seguì la striscia d'ottone che correva sul pavimento e passava davanti a lui formando uno strano angolo, del tutto estraneo alla simmetria della chiesa. La linea attraversava l'altare, sfregiandone la bel-lezza, e tagliava in due parti la balaustra della comunione, percorreva l'in-tera larghezza della chiesa fino al transetto nord, dove raggiungeva la base di una struttura alquanto inconsueta.
Un colossale obelisco egizio.
Laggiù, la lucente Linea della Rosa si piegava di novanta gradi, in verti-cale, per salire sul fronte dell'obelisco; si alzava di dieci metri fino alla sua
punta, a forma di piramide, e laggiù finalmente terminava.
"La Linea della Rosa" pensò Silas. "La fratellanza ha nascosto la chiave di volta sotto la Linea della Rosa."
Qualche ora prima, quando Silas aveva detto al Maestro che la pietra del Priorato era nascosta all'interno di Saint-Sulpice, il Maestro gli era parso dubbioso. Ma quando Silas aveva aggiunto che tutti i fratelli gli avevano fornito una collocazione precisa, che si riferiva a una striscia di ottone che attraversava Saint-Sulpice, il Maestro era rimasto senza fiato davanti alla rivelazione. «Ma tu parli della Linea della Rosa!»
Il Maestro aveva rapidamente informato Silas della famosa curiosità ar-chitettonica di Saint-Sulpice: una striscia d'ottone che tagliava la chiesa se-condo un perfetto asse nord-sud. Era un'antica meridiana, un resto del tempio pagano che un tempo sorgeva in quel punto esatto. I raggi del sole, passando attraverso l'oculus della parete sud, ogni giorno percorrevano un tratto della linea e indicavano il passaggio del tempo da un solstizio all'al-tro.
La striscia nord-sud era nota come Linea della Rosa. Per secoli il simbo-lo della rosa era stato associato alle carte geografiche e a tutto ciò che gui-dava le anime nella giusta direzione. La Rosa dei Venti, disegnata su quasi tutte le carte, indicava i quattro punti cardinali e quelli intermedi, e quando era completa suggeriva le trentadue direzioni ossia i trentadue venti che soffiavano da quelle direzioni. Disegnate all'interno di un cerchio, quelle trentadue direzioni della bussola o dei venti assomigliavano a una rosa con trentadue petali. Ancora oggi il cerchio che nelle carte geografiche indica le direzioni è noto come Rosa dei Venti e il nord vi è segnato con una frec-cia o talvolta con il simbolo del giglio, il fleur-de-lis.
Su un mappamondo, una Linea della Rosa, chiamata anche meridiano, era ogni linea immaginaria tracciata dal polo Nord al polo Sud. Natural-mente c'era un numero infinito di Linee della Rosa perché in ogni punto della Terra passava un meridiano che lo congiungeva con i poli. Il proble-ma, per gli antichi navigatori, era quale di quei meridiani fosse l'autentica Linea della Rosa, la longitudine zero, la linea a partire dalla quale si misu-ravano tutte le altre longitudini.
Oggi quella linea passa per Greenwich, in Inghilterra, ma non è sempre stato così.
Molto prima che fosse fissato Greenwich come meridiano zero, la longi-tudine zero del mondo passava per Parigi e la chiesa di Saint-Sulpice. La linea di ottone che attraversa la chiesa era un tributo al primo meridiano
zero, e anche se Greenwich ha tolto a Parigi l'onore nel 1888, l'originale Linea della Rosa è ancora visibile oggi.
«E perciò la leggenda è vera» il Maestro aveva detto a Silas. «La chiave di volta del Priorato si dice giaccia "sotto il Segno della Rosa".»
Ancora inginocchiato nel banco, Silas si guardò attorno e tese l'orecchio per assicurarsi che non ci fosse nessuno. Per un momento pensò di avere udito un fruscio proveniente dalla balconata del coro. Si voltò e osservò per parecchi secondi. Niente.
"Sono solo."
Si alzò in piedi, si portò davanti all'altare e fece tre genuflessioni. Poi si voltò e seguì la striscia di ottone in direzione dell'obelisco.
In quel momento, all'aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Ro-ma, la scossa delle ruote che toccavano la pista destò il vescovo Aringaro-sa dal sonno.
"Mi sono addormentato" pensò. Lo colpì il fatto di essere così tranquillo da poter dormire.
«Benvenuti a Roma» annunciò l'altoparlante dell'aereo.
Rizzandosi a sedere, Aringarosa sistemò la sua veste nera e si concesse un raro sorriso. Era lieto di avere fatto quel viaggio. "Sono stato sulla di-fensiva per troppo tempo." Quella notte, però, la situazione era cambiata. Solo cinque mesi prima, Aringarosa aveva temuto per il futuro della Fede. Adesso, come per volontà di Dio, la soluzione si era offerta da sola.
"La Divina Provvidenza."
Se a Parigi le cose fossero andate come si aspettava, presto Aringarosa si sarebbe trovato in possesso di qualcosa che lo avrebbe reso il più potente uomo della cristianità.

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第二十二章
塞拉斯跪在前排的座位上,一边假装祷告,一边扫视着圣殿的结构布局。与大多数教堂一样,圣叙尔皮斯教堂呈巨大的十字形。中间的较长的区域——中殿——直接通向圣坛,在圣坛处有较短的区域与中殿垂直交叉,这一区域叫做翼部。中殿与翼部在教堂圆顶中心的正下方相交,相交处被视为教堂的心脏——教堂中最为神圣和神秘的一点。
今晚例外,塞拉斯想。圣叙尔皮斯把秘密藏在了其他地方。
塞拉斯扭头向教堂的南翼望去,看着座位那头的地面——遇害者们所描述的目标。
就在那里。
一根光滑而又细长的铜条嵌在灰色的花岗岩地面中闪闪发光——这条金线斜穿教堂地面。这条线上标有刻度,就像一把尺。有人告诉过塞拉斯,这是指时针,是异教的一种天文仪器,与日晷相似。全世界的旅游者、科学家、历史学家和异教徒都来到圣叙尔皮斯教堂参观这条著名的金属线。
玫瑰线。
塞拉斯的目光慢慢地随着铜条的轨迹移动,铜条在地面的石砖中从他的右侧延伸至左侧,在他的面前折成一个难看的角,完全与教堂的对称设计格格不入。在塞拉斯看来,那穿越过圣坛地面的铜条,就像美丽的脸庞上的一道疤痕。铜条横贯教堂,将纵向的走道截为两段,最终延伸至教堂北翼的角落。在那个角落,树立着一座碑,这让人颇感意外。
一座巨大的埃及方尖碑。
闪闪发光的玫瑰线在方尖碑的基石处向上转了个九十度的弯,顺着碑面继续向上延伸了三十三米,终结于石碑的尖顶处。
玫瑰线,塞拉斯想,兄弟会的人将楔石藏在了玫瑰线的下面。
傍晚,当塞拉斯告诉教父,修道院的楔石藏在圣叙尔皮斯教堂里时,教父似乎有点儿不相信。但当塞拉斯补充说兄弟会的人已经交代了确切地点,那地点与横贯教堂地面的一条铜线有关时,教父立即明白过来。“你说的是玫瑰线。”
教父告诉塞拉斯,圣叙尔皮斯教堂有一奇异处赫赫有名——在南北轴线上的一根铜条分割了中殿。那是一种古代的日晷,是异教古庙的遗迹。每天,太阳光通过南墙上的洞眼照射进来,光束会顺铜线上的刻度一点一点地移动,这样就可以计量时间了。
这条南北向的铜线被称为玫瑰线。几个世纪以来,玫瑰的象征意义一直与地图或为灵魂指引方向有关。例如,每张地图上都会有“罗盘玫瑰”,指明东、南、西、北。它由“风向玫瑰”演变而来,那是一种可以指明三十二种风向的仪器,通过它可以辨别四面八方的来风。罗盘图上有个圆圈,圈上有三十二个点,酷似玫瑰花的三十二片花瓣。直到今天,最基本的航海工具依然被叫做“罗盘玫瑰”,它的正北方向一般会有一个法国百合的标志,当然,有时是一个箭头的标志。
地球仪上的玫瑰线——也叫做子午线或经线——是想象中连接南北两极的线。当然,玫瑰线有无数条,因为经过地球仪上的任意一点都可以画出条连接南北两极的经线。于是,早期的航海者就遇到了这样一个问题——如何确定玫瑰线,即零度经线,并依此来确定其他的经线的度数。
现在,玫瑰线在英国的格林威治。
但过去并非如此。
在将格林威治天文台确定为本初子午线所经过的一点之前,零度经线正好穿过巴黎,穿过圣叙尔皮斯教堂。为了纪念那根铜条的制作者,本初子午线最初被这样确定。虽然,格林威治于1888年从巴黎手中夺走了这项殊荣,但当初的玫瑰线依然可见。
教父告诉塞拉斯:“据说,修道院的楔石被藏在有玫瑰象征的东西下面。看来,这个传闻属实。”
塞拉斯依旧跪在那里,他环视了一下教堂,又竖起耳朵听了听周围的动静,以确定周围是否真的没人。忽然,他好像听见唱诗班站台上有“沙沙”的响动。他转过头,盯着那里看了好几秒钟,但什么也没看见。
只有我一个人。
他这才起身,又向圣坛曲膝三次。接着,他向左转身,沿着铜线向北面的方尖碑走去。
此刻,在列昂纳多·达·芬奇机场,阿林加洛沙主教被飞机轮胎撞击跑道的震动惊醒了。
我飘了下来,他想着,还清楚地记得自己刚才放松得睡着了。
“欢迎您来到罗马,”飞机的扬声器里传来这样的语句。
阿林加洛沙坐直身体,拉了拉他的黑色长袍,露出了他那难得一见的微笑。他很乐意做这次旅行。我处于守势很久了。 但今晚,规则改变了。五个月前,阿林加洛沙还在为这个宗教的前途而担忧,但现在,好像如有神助,出路自动呈现在他面前。
来得正好。
如果巴黎那头的事态发展顺利,阿林加洛沙很快就会拥有他想要的东西,那东西可以让他成为基督教界中最有权力的人。

qingpingfei 发表于 2007-12-3 09:54

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十三)

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Sophie arrivò senza fiato alle grandi porte della Salle des Etats, la sala che conteneva la Monna Lisa. Prima di entrare, lanciò con riluttanza u-n'occhiata venti metri più avanti, dove giaceva il corpo del nonno, illumi-nato dal faretto.
Il rimorso la colpì con forza, all'improvviso, e con un grande sottofondo di colpa. Saunière l'aveva cercata infinite volte nel corso degli ultimi dieci anni, ma Sophie non si era lasciata commuovere, non aveva aperto le sue lettere e si era rifiutata di vederlo. "Mi aveva mentito! Aveva segreti spa-
ventosi! Che cosa avrei dovuto fare?" E perciò l'aveva escluso dalla sua vi-ta. Completamente.
Ma adesso il nonno era morto e le parlava dalla tomba.
"La Monna Lisa."
Spinse le porte ed entrò. Per un momento guardò dalla soglia la grande sala rettangolare, anch'essa illuminata dalla soffice luce rossa. Quella sala era uno dei rari cul-de-sac del museo, il cui solo ingresso era dalla galleria. Di fronte alla porta c'era un Botticelli di cinque metri. Sotto di esso, un immenso divano ottagonale serviva come luogo di osservazione per le mi-gliaia di visitatori che volevano riposarsi per qualche minuto mentre am-miravano il bene più prezioso del Louvre.
Ancora prima di entrare, però, Sophie capì di avere dimenticato un parti-colare. "Una luce nera." Lanciò un'occhiata al corpo del nonno, circondato dagli strumenti della Scientifica. Se Saunière aveva scritto qualcosa nella sala della Monna Lisa, l'aveva certamente scritto con la penna invisibile.
Trasse un profondo respiro e corse verso la scena del delitto, bene illu-minata. Incapace di guardare il nonno, fissò lo sguardo sulle attrezzature della Scientifica. Trovò una piccola penna a raggi ultravioletti e se la infilò in tasca, affrettandosi a fare ritorno nella Salle des Etats.
Giunta sulla soglia, però, udì un rumore di passi che venivano verso di lei dall'interno. "C'è qualcuno!" Una figura spettrale emerse improvvisa-mente dalla penombra. Sophie fece un passo indietro.
«Sei tu, finalmente!» sussurrò Langdon, fermandosi davanti a lei.
Il sollievo di Sophie fu solo momentaneo. «Robert, ti avevo detto di an-dare via! Se Fache...»
«Dov'eri?»
«Dovevo procurarmi una luce nera» rispose lei, mostrandogliela. «Se mio nonno ha lasciato un messaggio...»
«Sophie, ascolta» chiese, fissandola negli occhi. «Le lettere P.S. signifi-cano qualcos'altro per te? Qualunque cosa?»
Temendo che qualcuno potesse udire la loro voce, Sophie chiuse la porta a doppi battenti della Salle des Etats. «Te l'ho detto, sono le iniziali di Principessa Sofia.»
«Sì, ma le hai mai viste in qualche altro posto? Tuo nonno non ha mai usato la sigla "P.S." come monogramma, sulla carta da lettere o su qualche oggetto personale?»
La domanda la sorprese. "Come può saperlo?" Sophie aveva già visto le iniziali P.S. una volta, in una sorta di monogramma. Era la vigilia del suo
nono compleanno e lei frugava in segreto in tutta la casa, per cercare regali di compleanno nascosti. Anche allora, non sopportava che qualcosa le ve-nisse tenuto segreto. "Che cosa mi avrà comprato il nonno quest'anno?" Aveva frugato in armadi e cassettiere. "Mi avrà comprato la bambola che volevo? Dove può averla nascosta?"
Dopo avere esplorato l'intera casa senza avere trovato nulla, Sophie si era fatta coraggio ed era entrata nella camera da letto del nonno. Non ave-va il permesso di entrare in quella stanza, ma il nonno era al piano di sotto e dormiva sulla poltrona.
"Darò solo un'occhiata in fretta!"
In punta di piedi, Sophie aveva raggiunto l'armadio e aveva guardato dietro i vestiti. Niente. Poi aveva guardato sotto il letto. Nulla. Era allora passata al comò e aveva aperto i cassetti, per poi esaminarne attentamente il contenuto. "Ci deve essere qualcosa per me!" Era arrivata all'ultimo cas-setto senza trovare alcuna bambola. Delusa, l'aveva aperto e aveva spostato alcune vesti nere che non gli aveva mai visto indossare. Stava per richiu-derlo, quando aveva colto uno scintillio dorato in fondo al cassetto. Sem-brava una catena per l'orologio da taschino, ma il nonno non l'aveva mai portato. Il suo cuore aveva accelerato i battiti nel comprendere che cosa fosse.
"Una collana!"
Sophie aveva sollevato con attenzione la catena e, con sorpresa, aveva visto alla sua estremità una lucente chiave d'oro. Pesante e lucidata a spec-chio. Senza parole, l'aveva sollevata per osservarla. Era diversa da qualsia-si altra chiave. In genere erano piatte e avevano una serie di denti, ma quella aveva solo una colonna triangolare con piccoli segni scavati sull'in-tera asta. Al posto del consueto "anello", inoltre, c'era un'impugnatura a forma di croce, ma non era una croce normale. Era una croce con i bracci della stessa lunghezza, come il segno "più". Inciso nel centro della croce c'era uno strano simbolo: due lettere intrecciate e il disegno di un fiore. «P.S.» aveva sussurrato, leggendo le lettere. "Che cosa può essere?"
«Sophie?» l'aveva chiamata il nonno, dalla porta.
Sorpresa, si era girata e aveva lasciato cadere la chiave sul pavimento. Aveva abbassato gli occhi, troppo impaurita per guardare il nonno. «Cer-cavo... il mio regalo di compleanno» si era scusata. Aveva chinato la testa, consapevole di avere abusato della sua fiducia.
Per quella che le era parsa un'eternità, il nonno era rimasto a guardarla in silenzio dalla porta. Alla fine aveva tratto un profondo respiro. «Raccogli
la chiave, Sophie.»
Lei l'aveva raccolta.
Il nonno si era avvicinato. «Sophie, tu devi rispettare le cose degli altri.» Senza collera, si era inginocchiato e aveva preso la chiave. «È una chiave molto speciale. Se tu l'avessi persa...»
Nell'udire la voce tranquilla del nonno, Sophie si era sentita ancora peg-gio. «Mi dispiace, Grand-père. Mi dispiace davvero.» E aveva aggiunto, dopo un istante: «Pensavo che fosse una collana per il mio compleanno».
Lui l'aveva fissata per parecchi secondi. «Te lo dirò ancora una volta, Sophie, perché è importante. Devi imparare a rispettare le cose private de-gli altri.»
«Sì, Grand-père.»
«Ne parleremo un'altra volta. Per ora, bisogna strappare le erbacce dal giardino.»
Sophie era corsa a compiere i suoi doveri.
L'indomani mattina, Sophie non aveva ricevuto un regalo di compleanno dal nonno. Non se l'era aspettato, dopo quello che aveva fatto. Ma il nonno non le aveva neppure fatto gli auguri. Quando era andata a dormire, quella sera, non si era mai sentita così abbattuta. Infilandosi sotto le coperte, però, aveva trovato un foglietto sul cuscino.
Sul foglietto era scritto un semplice indovinello. Ancora prima di risol-verlo, le era tornato il sorriso. "So che cos'è!" Il nonno l'aveva già fatto il Natale precedente. "Una caccia al tesoro!"
Con ansia, aveva meditato sull'indovinello fino a risolverlo. La soluzio-ne l'aveva inviata in un'altra parte della casa, dove aveva trovato un altro foglio e un altro indovinello. Aveva risolto anche quello e aveva raggiunto di corsa il terzo foglio e il terzo enigma. Aveva continuato a correre da una stanza all'altra finché era giunta a un messaggio che l'aveva fatta tornare alla sua camera da letto. Si era precipitata su per le scale e, nell'entrare nel-la sua stanza, si era bloccata bruscamente. In mezzo alla camera c'era una luccicante bicicletta rossa con un fiocchetto legato al manubrio. Sophie a-veva lanciato un grido di eccitazione.
«So che avevi chiesto una bambola» le aveva detto il nonno, sorridendo-le dall'angolo «ma ho pensato che questa ti piacesse di più.»
L'indomani il nonno le aveva insegnato ad andare in bicicletta, correndo accanto a lei lungo il viale di casa. Quando Sophie si era avviata sul prato e aveva perso l'equilibrio, tutt'e due erano caduti sull'erba, rotolando e ri-dendo.
«Grand-père» gli aveva detto Sophie, abbracciandolo «mi dispiace per la chiave.»
«Lo so, cara, sei perdonata. Non posso rimanere a lungo in collera con te. Nonni e nipoti si perdonano sempre.»
Sophie sapeva che non avrebbe dovuto chiederlo, ma non era riuscita a trattenersi. «Che cosa apre? Non ho mai visto una chiave del genere. Era molto bella.»
Il nonno era rimasto in silenzio a lungo; Sophie sapeva che era incerto sulla risposta da darle. "Il nonno non mente mai." «Apre un cofanetto» a-veva detto infine «dove sono conservati molti segreti.»
Sophie aveva fatto una smorfia. «Io odio i segreti!»
«Lo so, ma questi segreti sono importanti. E un giorno imparerai a dare loro l'importanza che gli do io.»
«Ho visto delle lettere, sulla chiave, e un fiore.»
«Sì, è il mio fiore preferito. È chiamato un fleur-de-lis. Ne abbiamo in giardino. Sono quelli bianchi, i gigli.»
«Li conosco! Sono anche i miei preferiti!»
«Allora farò un patto con te.» Il nonno aveva sollevato le sopracciglia come faceva sempre quando le proponeva una sfida. «Se manterrai il se-greto sulla mia chiave e non ne parlerai con nessuno, né con me né con al-tri, un giorno la darò a te.»
Sophie non credeva alle proprie orecchie. «Me la darai?»
«Te lo prometto. Quando giungerà il momento, la chiave sarà tua. Sopra c'è il tuo nome.»
Sophie aveva aggrottato la fronte. «No, non c'è. C'era scritto "P.S."; io non mi chiamo P.S.!»
Il nonno aveva abbassato la voce e si era guardato attorno come per assi-curarsi che nessuno ascoltasse. «D'accordo, Sophie, se proprio vuoi saper-lo, "P.S." è un codice. Sono le tue iniziali segrete.»
Lei aveva sgranato gli occhi. «Io ho delle iniziali segrete?»
«Certo. Le nipotine hanno sempre iniziali segrete, e soltanto i nonni le conoscono.»
«P.S.?»
Lui le aveva fatto il solletico sotto il mento. «Princesse Sophie.»
La bambina aveva riso. «Io non sono una principessa!»
Il nonno le aveva strizzato l'occhio. «Per me lo sei.»
Da quel giorno in poi, non avevano mai più parlato della chiave. E lei era divenuta per il nonno la "Principessa Sophie".
Ora, nella Salle des Etats, Sophie rifletteva in silenzio e sentiva tutto il dolore della perdita.
«Le iniziali» aveva sussurrato Langdon, guardandola con espressione strana. «Le hai mai viste?»
Sophie ripensò alle parole del nonno. "Non ne parlerai con nessuno, né con me né con altri." Sapeva di essere in colpa per non averlo saputo per-donare e non voleva tradire di nuovo la sua fiducia. Però era stato Saunière a ordinarle di cercare Robert Langdon per farsi aiutare da lui. Sophie an-nuì. «Sì, una volta ho visto le iniziali P.S. Quando ero piccola.»
«Dove?»
Sophie ebbe un attimo di esitazione. «Su un oggetto molto importante per lui.»
Langdon la fissò negli occhi. «Sophie, questo è fondamentale. Le iniziali erano accompagnate da un simbolo? Un fleur-de-lis?»
Sophie fece un passo indietro per lo stupore. «Ma... come fai a saperlo?»
Langdon sospirò e abbassò la voce. «Ho il forte sospetto che tuo nonno appartenesse a una società segreta. Una fratellanza occulta, molto antica.»
Sophie sentì una stretta allo stomaco. Anche lei ne aveva il sospetto. Per dieci anni aveva cercato di dimenticare l'incidente che le aveva rivelato quell'orribile fatto, quando aveva assistito a qualcosa di inconcepibile. "Imperdonabile."
«Il giglio» continuò Langdon «insieme alle iniziali P.S. è lo stemma uf-ficiale della fratellanza. Il loro segno di riconoscimento.»
«Come lo sai?» Sophie temeva che Langdon le confidasse di appartenere anch'egli a quella fratellanza.
«Ho scritto su quella setta» spiegò lo studioso, con la voce tremante per l'eccitazione. «La simbologia delle società segrete è una delle mie specia-lizzazioni. Il gruppo si chiama Priorato di Sion, Prieuré de Sion. Hanno sede in Francia e membri importanti in tutta Europa. In effetti, sono una delle più antiche sette segrete che esistano sulla terra.»
Sophie non ne aveva mai sentito parlare.
Langdon continuò in fretta la spiegazione. «Tra i suoi appartenenti, il Priorato vanta alcuni dei più importati uomini di cultura che siano esistiti: personaggi come Botticelli, Newton, Victor Hugo.» Si interruppe, poi ri-prese, con la voce piena di zelo accademico: «E, naturalmente, Leonardo da Vinci».
Sophie lo fissò con stupore. «Leonardo da Vinci faceva parte di una so-cietà segreta?»
«Leonardo è stato a capo del Priorato tra il 1510 e il 1519 come Gran Maestro dell'associazione e questo può forse spiegare la grande passione di tuo nonno per la sua opera. Condividevano un legame storico di fratellanza e tutto questo si sposa perfettamente con i loro interessi per l'iconologia della dea, il paganesimo, le divinità femminili e con la loro avversione per la Chiesa. Il Priorato ha sempre avuto una venerazione per il femminino sacro, questo suo aspetto storico è documentatissimo.»
«Intendi dire che questo gruppo è una setta pagana che pratica il culto della dea?»
«Meglio dire che è l'autentica setta pagana che pratica il culto del princi-pio femminile. Ma, cosa più importante, sono noti perché custodiscono un segreto importantissimo, che li ha resi estremamente potenti.»
Nonostante la profonda convinzione di Langdon, la prima reazione di Sophie fu di incredulità. "Una setta pagana segreta? Un tempo guidata da Leonardo da Vinci?" Sembrava assurdo. Eppure, ripensò a ciò che aveva visto dieci anni prima, la notte in cui aveva assistito a una scena che non riusciva ancora ad accettare... "Che possa essere la spiegazione?"
«L'identità dei membri viventi del Priorato è mantenuta rigorosamente segreta» continuò Langdon «ma le iniziali P.S. e il giglio che hai visto da bambina costituiscono una prova. Non possono essere legati ad altro che al Priorato.»
Sophie comprendeva che Langdon conosceva molto più di quanto non si fosse immaginata, relativamente a suo nonno. Quell'americano aveva chia-ramente molte cose da insegnarle, ma non era il momento. «Non posso permettere che ti prendano, Robert. Abbiamo un mucchio di cose da discu-tere. Devi andare via!»
Langdon sentiva solo il mormorio della sua voce, ma non intendeva al-lontanarsi. Era perso in un altro luogo. Un luogo dove antichi segreti affio-ravano alla superficie. Un luogo dove storie dimenticate uscivano dall'om-bra.
Lentamente, come se si muovesse sott'acqua, Langdon si voltò a guarda-re la Monna Lisa. "Il fleur-de-lis... il fiore di Lisa... la Monna Lisa."
E ogni cosa era intrecciata all'altra, come una silenziosa sinfonia che e-cheggiava i più profondi segreti del Priorato di Sion e di Leonardo da Vin-ci.
A qualche chilometro di distanza, sulla riva del fiume, a sudovest di Les Invalides, lo stupefatto autista di un autoarticolato, sorvegliato da alcuni
agenti che puntavano le armi contro di lui, udì il capitano della polizia giu-diziaria lanciare un gutturale grido di rabbia e gli vide scagliare nelle tu-multuose acque della Senna un pezzo di sapone.



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第二十三章

索菲气喘吁吁地来到国家展厅的那扇大木门外———这就是收藏《蒙娜丽莎》的地方。她忍不住向大厅方向望去,在大约二十码远的地方,祖父的尸体静静地躺在聚光灯下。
她忽然感到深深的悔恨———那是一种伴随着负罪感的悲伤。在过去的十年中,祖父无数次主动与她联系,但索菲一直无动于衷——她将信件和包裹都原封不动地放在衣橱最下面的抽屉里,并拒绝与祖父见面。他对我说谎!他有不可告人的秘密!他想让我做什么?索菲抱着这样的想法将他拒之于千里之外。
现在,祖父死了,他死后还在对索菲说话。
《蒙娜丽莎》。
索菲伸手推开了那扇巨大的木门,入口展现在她的眼前。她在门口站了片刻,扫视了一下眼前这个长方形的展厅。整个展厅沐浴在柔和的红色灯光下。国家展厅只有一个出入口,这样的结构在博物馆中很少见,而且它也是唯一在艺术大画廊中单独辟出的展厅。木门是进入这个展厅的唯一入口,它对着远处墙上那幅高达十五米的波提切利的名画。在那下面,拼花地板上放着一个巨大的八边形沙发,供成千上万的游客在欣赏卢浮宫的镇馆之宝前小憩片刻。
索菲还没有进入展厅,就想起她忘了带一样东西。黑光灯。她朝远处祖父的尸体望去,那尸体周围放置着电器装置。如果祖父在展厅里写了些什么,那么他一定是用水笔写的。
索菲深吸了一口气,急匆匆地走到被灯光照得通亮的谋杀现场。她不忍将目光投向祖父,强迫自己将注意力集中在寻找PTS工具上。她找到了一支小巧的紫外线笔,将它放入毛衣的口袋中,又匆忙沿着画廊向国家展厅那敞开的大门走去。
索菲刚转身跨过门槛,就意外地听见展厅中有低沉的脚步声,那脚步声正离她越来越近。里面有人!在如雾一般的红色灯光中忽然出现了一个鬼影。索菲吓得倒退几步。
“你来了!”兰登嘶哑的声音打破了恐怖的气氛,他那黑色的身影滑到索菲跟前,停了下来。
索菲松了口气,又担心起来:“罗伯特,我让你离开这里!如果法希——”
“你刚才到哪里去了?”
“我必须去拿一个黑光灯,” 索菲低声说着,掏出那支紫外线笔。“如果祖父给我留了信息——”
“索菲,听我说。”兰登屏住呼吸,用蔚蓝色的眼睛凝视着索菲。“你知道字母P.S.……的其他含义吗?一点儿也想不起来吗?”
索菲生怕他们的声音会在长廊中回响, 便把兰登向展厅内部推去,然后轻轻地关上那敞开的巨大木门,并将门从里面栓好。“我告诉过你,这是索菲公主(Princess Sophie)的首字母缩写。”
“我知道,但你有没有在其他地方见到过它?你祖父是否曾经以其他的方式用过它?比如说作为写在文具或私人物品上的花押字?”
这个问题让索菲颇感震惊。兰登怎么会知道?索菲确实曾经见过首字母缩写P.S.被用作花押字。那是在她九岁生日的前一天,她悄悄地在家四处寻找被藏起来的生日礼物。祖父今年会送给我什么呢?她翻腾着壁橱和抽屉。他会送我想要的娃娃吗?他把它藏哪儿了?
在翻遍了整座房子却一无所获之后, 索菲鼓足勇气溜进祖父的房间。这间房本来是不允许进入的,但当时祖父在楼下的长沙发上睡着了,不会知道索菲的所作所为。
我就迅速地偷看一下!
索菲踮着脚向壁橱走去,地板在她的脚下嘎嘎作响。她看了看被祖父的衣物挡住的搁板,却什么也没有发现。索菲又走向祖父的书桌,将抽屉一一打开,仔细地翻看。这里一定有为我而藏的东西!可她一直没有看到玩具娃娃的影子。她沮丧地打开最后一个抽屉,翻动着一些祖父从来没有穿过的黑衣服。正当她要关上抽屉的时候,她看见在抽屉的深处有一样闪闪发光的东西。这东西看上去像一根怀表链,但她知道祖父从不带怀表。当她猜想到这是什么的时候,她的心狂跳了起来。
一条项链!
索菲小心翼翼地从抽屉中把这条链子取出,并惊奇地发现链子末端还挂坠着一把
金钥匙。金钥匙沉甸甸的,闪闪发光。索菲恍恍忽忽地握住这把与众不同的钥匙。大多
数钥匙都是扁平的,钥匙边参差不齐,但这把钥匙却呈三棱柱形,上面布满小孔。金色
的大钥匙柄呈十字形,但交叉的两条线段一样长,像一个加号。在十字的中心镶嵌着一
个奇特的标志——两个相互交织在一起的字母和一朵花的图案。“P.S.,”索菲皱着
眉头轻声念道。这到底是什么呢?
“索菲?”祖父的声音从门口传来。
索菲吓得一愣,钥匙“当”的一声掉落在地。她盯着地板上的钥匙,不敢抬头看祖父。“我……在找我的生日礼物。”索菲低着头说,她知道自己辜负了祖父的信任。
祖父在门口站了良久,一言不发。最后,他终于不安地叹了口气,说:“索菲,把钥匙捡起来。”
索菲捡起钥匙。
祖父走了进来。“索菲,你应该尊重别人的隐私。”祖父蹲下身,轻轻地拿起钥匙,“这把钥匙很特别,要是你把它弄丢了……”
祖父轻柔的声音让索菲觉得更加难受,“对不起,祖父。我真的……以为这是一条项链,是我的生日礼物。”
祖父凝视着索菲,“我再说一遍,索菲。它非常重要。你应该学会尊重别人的隐私。”
“知道了,祖父。”
“我们有时间再谈这件事。现在,去给花园除草吧。”
索菲赶紧出去做杂务。
第二天早晨,索菲没有收到祖父的生日礼物。做了错事,索菲也没有指望会得到生日礼物,但祖父竟然一整天都没有祝她生日快乐。晚上,她伤心地去睡觉,刚爬上床,就在枕头底下发现了一张卡片,卡片上写着一条谜语。还没有解开谜语,她就笑了。我知道这是什么!去年圣诞节的早晨,祖父也这样做过。
寻找财宝的游戏!
索菲如饥似渴地破解这个谜语,最后终于得到了答案。谜底指引她到房子的一处地方去,在那里她发现了另外一张写着谜语的卡片。她解开了那则谜语,又向下一张卡片跑去。索菲依照一条条线索在房中奔跑穿梭,最后她发现了一条线索指引她回到卧室。索菲冲上楼,奔向她的房间。她忽然停住了脚步,因为她看见房间中央正停着一辆崭新的红色自行车,车把上还系着丝带。索菲兴奋得尖叫起来。
“我知道你想要个玩具娃娃,”祖父站在角落微笑着说,“但我想你会更喜欢这个。”
第二天,祖父教索菲如何骑车。索菲坐在车上,祖父则在一边沿着车道跑。索菲不小心将车龙头歪向了厚厚的草坪,失去了平衡,祖孙俩就一起摔倒在草坪上,一边打滚,一边大笑。
“祖父,”索菲抱着祖父说,“真对不起,我看了那把钥匙。”
“我知道,宝贝儿。原谅你了。我不能一直对你生气。祖父和孙女总是互相谅解的。”
“那是用来开什么的?我从来没有见过那样的钥匙。真漂亮。”索菲忍不住要问。
祖父沉默了许久。索菲知道一定是他不知道如何回答。祖父从来不说谎。最后,他终于开口说道,“它是用来开一个盒子的,在那盒子里藏着我的许多秘密。”
索菲噘着嘴说:“我讨厌秘密。”
“我知道,但它们是非常重要的秘密。有一天,你会学会像我一样欣赏它们。”
“我看见钥匙上有两个字母,还有一朵花。”
“那是我最喜欢的花。它叫法国百合。我们的花园中就有,白色的那种。英语中叫‘lily’。”
“我知道那种花!那也是我最喜欢的!”
“那么我们做个交易。”祖父扬起眉头———这是他向索菲提出挑战时的一贯表情。“如果你保守这个秘密,再也不向我和任何人提起这把钥匙,有一天,我会将它给你。”
索菲不敢相信自己的耳朵,“你会把它给我?”
“我发誓。到时候,我会把钥匙给你。那上面有你的名字。”
索菲皱起眉头:“不,那上面没有。那上面写的是P.S.,不是我的名字。”
祖父环顾了一下四周,好像是要确认没有人在听他们的谈话。他压低声音说道,“好吧,
索菲,如果你一定要问,我就告诉你,P.S.是一个密码,是你的秘密称呼的缩写。”
索菲瞪大了眼睛,“我有秘密称呼的缩写?”
“当然。孙女总是有秘密称呼的缩写,那只有祖父才会知道。”
“P.S.?”
“索菲公主(Princess Sophie)。”祖父呵索菲痒。
索菲咯咯地笑着:“我不是公主!”
祖父挤了挤眼睛,“你是我的公主。”
从那天起,他们再也没有提起过钥匙,索菲也变成了祖父的“索菲公主”。
索菲站在国家展厅中,默默地承受着失去祖父的剧痛。
兰登不解地望着她,说道:“你见过这个首字母缩写吗?”
索菲仿佛感到祖父的低语从博物馆的走廊那头传来。再也不向我和任何人提起这把钥匙。她知道自己没有谅解祖父,她不知道自己是否应该再次辜负他的信任。P.S.:去找罗伯特·兰登。祖父希望兰登能提供帮助。索菲点了点头,“在我很小的时候,我曾看到过一次。”
“在什么地方看到的?”
索菲犹豫了一下,答道:“在一件对祖父来说很重要的东西上。”
兰登盯着索菲,“索菲,这很关键。这个缩写字母旁边是否还有其他标志?是否有一朵法国百合?”
索菲惊讶得倒退了两步,“你……你是怎么知道的?”
兰登呼了口气,压低声音说,“我非常肯定你祖父是一个秘密团体的成员。一个古老而隐秘的教会。”
索菲觉得心被揪得更紧了。她也可以肯定这一点。十年来,她一直想忘记那个能确认这一事实的事件。她目睹过一件出人意料的、让人无法原谅的事。
兰登说:“法国百合和P.S.放在一起,是他们的组织标志,是他们的徽章和图标。”
“你是怎么知道这些的?”索菲真不希望兰登回答说他自己也是其中的一员。
“我曾经写过有关这个组织的书,”兰登兴奋得声音都有些颤抖,“秘密团体的标志是我的一个研究方向。它自称‘郇山隐修会’。它以法国为基地,有实力的会员遍及欧洲。实际上,它是世界上现存的最古老的秘密团体。”
索菲从来没有听说过这些。
兰登已加快了语速:“历史上许多著名的人物都是隐修会的成员,像波提切利、牛顿、雨果等。”他顿了一下,“还有列昂纳多·达·芬奇。”他的话语中饱含着对学术研究的热情。
索菲盯着兰登:“达·芬奇也是秘密团体的成员?”
“1510年到1519年,达·芬奇担任大主教主持隐修会的工作。这也正是你祖父酷爱列昂纳多的作品的原因。他们虽然身处不同的历史时期,但都是教会的兄弟。他们都酷爱女神圣像学,信仰异教、女神,蔑视天主教。对于隐修会信奉神圣的女神,有详细的历史记载。”
“你是说这个团体是异教女神狂热崇拜者的组织?”
“很像异教女神狂热崇拜者的组织。但更重要的是,据说他们保守着一个古老的秘密。这使得他们有无比巨大的力量。”
虽然兰登的眼神无比坚定,但索菲打心眼儿里怀疑这种说法。一个秘密的异教狂热崇拜者组织?曾以达·芬奇为首?这听起来十分荒唐。她情不自禁地回想起十年前的那个夜晚———她无意的早归让祖父惊讶万分,她看到了那令她至今无法接受的事实。难道这就是为什么———
“还活着的成员的身份是机密,”兰登说,“但你小时候所见到的P.S.和法国百合图案是一个有力的证明。它只可能与隐修会有关。”
索菲这才意识到兰登对她祖父的了解超乎她的想象。这个美国人可以告诉她许多东西,但这里显然不是说话的地方。“我可不能让他们把你抓走,罗伯特。我们还有很多东西要谈。你必须离开这里!”
索菲的声音在兰登的脑海中变得模糊。他哪儿也不想去。他又陷入了沉思。古老的秘密浮现在他的眼前,那些被人遗忘的历史又呈现在他的脑海中。
兰登慢慢转过头,透过红色的光雾凝视《蒙娜丽莎》。
法国百合……法国百合……《蒙娜丽莎》。
这一切交织在一起,像一支无声的交响曲,是有关郇山隐修会和达·芬奇的古老秘密的回响。
几英里外,荣军院前的河畔,拖挂卡车的司机大惑不解地站在警察的枪口前,看着警长怒吼着将一块肥皂投入水位正高的塞纳河中。

qingpingfei 发表于 2007-12-3 09:56

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十四)

[size=4]24
Silas misurò con lo sguardo l'obelisco di Saint-Sulpice, valutando l'al-tezza della massiccia colonna di pietra. Le mani gli tremavano per l'eccita-zione. Si guardò attorno, ancora una volta, per accertarsi di essere solo. Poi si inginocchiò alla base della struttura, non per reverenza ma per necessità.
"La pietra di volta è nascosta sotto la Linea della Rosa, alla base dell'o-belisco."
Tutti i membri della fratellanza gli avevano detto la stessa cosa.
In ginocchio, Silas passò le mani sul pavimento di pietra. Non c'erano fessure o altri segni che indicassero una lastra mobile, ed egli cominciò a battere con le nocche sul pavimento. Seguendo la linea d'ottone in direzio-ne dell'obelisco, batté su ciascuna lastra vicina alla striscia di metallo. Infi-ne, una di esse suonò in modo diverso dalle altre.
"C'è una zona vuota sotto il pavimento!"
Silas sorrise. Le sue vittime avevano detto il vero.
Si alzò e cercò nella chiesa un oggetto con cui rompere la lastra di pietra.
In alto, nella balconata sopra Silas, sorella Sandrine soffocò un ansimo. Le sue peggiori paure avevano appena ricevuto conferma. Quel visitatore non era colui che sembrava. Il misterioso monaco dell'Opus Dei era entrato in Saint-Sulpice per un altro scopo. Uno scopo segreto.
"Non sei il solo ad avere segreti" pensò.
Sorella Sandrine Bieil era qualcosa di più della custode della chiesa. Era una sentinella. E quella notte gli ingranaggi di un'antica macchina si erano messi in moto. L'arrivo di quello straniero alla base dell'obelisco era un se-gnale della fratellanza.
"Un silenzioso grido d'allarme."

第二十四章
塞拉斯抬头看着圣叙尔皮斯方尖碑,估量着巨大的大理石碑面的高度。他身上的肌肉因为兴奋绷得紧紧的。他再次环视了一下教堂,确认四周无人。然后,他跪倒在石碑的基座前。当然,这并非是出于尊敬,只是出于实际需要。
楔石藏在玫瑰线下。
在圣叙尔皮斯方尖碑的基座处。
所有隐修会的成员都这么说。
塞拉斯跪在地上,双手在石块铺就的地面上摸索着。他没有发现哪块地砖上有表明可以移动的裂纹或标记,于是就开始用指关节敲击地面。他沿着铜线敲击着方尖碑附近的每一块地砖,最后终于发现有一块地砖的回音与众不同。
地砖下是空的!
塞拉斯笑了起来,看来他杀的那几个人都说了实话。
他站起身来,在圣殿里寻找可以用来撬开地砖的东西。
桑德琳嬷嬷蹲在塞拉斯上方那高高的唱诗班站台上,屏住了呼吸。她最担心的事终于发生了。这个来访者的身份与他的表象不符。这个神秘的天主事工会的僧侣另有所图。
为了一个秘密的目的。
有秘密的又何止你一人呢,她想。
桑德琳嬷嬷不仅是这所教堂的看守人,还是一名卫士。今晚,那古老的隐修会机制又开始运行了。陌生人来到方尖碑的基座边是教友们发出的信号。
那是无声的痛苦呼唤。

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qingpingfei 发表于 2007-12-3 10:00

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十五)

[size=5]25
L'ambasciata americana a Parigi è un complesso sulla Avenue Gabriel, a nord degli Champs Elysées. Il comprensorio di dodicimila metri quadri è considerato terreno degli Stati Uniti e questo significa che tutti coloro che
si trovano al suo interno sono soggetti alle stesse leggi e godono delle stes-se protezioni di cui godrebbero se fossero negli Stati Uniti.
La centralinista notturna dell'ambasciata leggeva l'edizione internaziona-le del periodico "Time", quando squillò il telefono. «Ambasciata america-na» rispose.
«Buonasera.» Era una voce maschile che parlava in inglese con un forte accento francese. «Ho bisogno del suo aiuto.» Nonostante la richiesta fosse stata rivolta con educazione, il tono sembrava rude e autoritario. «Mi han-no riferito che nel sistema automatico dell'ambasciata c'è un messaggio te-lefonico per me. Il mio nome è Langdon. Purtroppo non ricordo le tre cifre del mio numero d'accesso. Se potesse aiutarmi, le sarei molto grato.»
La centralinista esitò un istante a rispondere, confusa. «Mi dispiace, si-gnore, il suo messaggio deve essere molto vecchio. Quel sistema è stato tolto due anni fa per motivi di sicurezza. Inoltre i codici d'accesso avevano cinque cifre. Chi le ha detto che abbiamo un messaggio per lei?»
«Voi non avete un sistema di registrazione automatico dei messaggi?»
«No, signore. Se c'è un messaggio per lei, è stato annotato su un foglio dal nostro servizio. Come ha detto che è il suo nome?»
Ma l'uomo aveva già riagganciato.
Sul Lungosenna, Bezu Fache era ancora più confuso. Aveva visto Lan-gdon comporre un numero locale, poi un codice di tre cifre, e poi ascoltare un messaggio. "Ma se Langdon non ha telefonato all'ambasciata, chi dia-volo ha chiamato?"
Solo in quel momento, mentre fissava il suo telefono cellulare, Fache si ricordò di avere già a disposizione la risposta. "Langdon ha usato il mio te-lefono."
Richiamò sul display il menu del cellulare ed esaminò l'elenco degli ul-timi numeri digitati per trovare quello composto da Langdon.
Un numero parigino, seguito dal codice 4-5-4.
Compose il numero e attese di avere la comunicazione.
Alla fine gli rispose una voce di donna. «Bonjour, vous êtes bien chez Sophie Neveu» diceva la voce registrata. «Je suis absente pour le moment, mais...»
Col sangue che gli ribolliva, Fache compose i numeri 4-5-4.

第二十五章
巴黎的美国大使馆设在一幢综合楼内,它位于香榭丽舍大街北面的一条大道上。这块三英亩的土地被视为美国的领土,也就是说这块土地上的人与在美国国土上的人受同样的法律的约束和保护。
大使馆的晚间接线员正在阅读国际版的《时代》杂志,忽然电话铃声响了起来。
“美国大使馆,”她接起电话。
“晚上好。”打电话的人用带着法国口音的英文说道,“我需要一些帮助。”那人虽然措辞有礼,但语调生硬,官腔实足。“有人告诉我你们的电话自动操作系统中有我的电话语音信息。我叫兰登。但不巧的是,我忘记了进入语音信箱的三位数密码。如果您能帮助我,我将万分感激。”
接线员迷惑地愣在那里。“对不起,先生。您的语音信息一定是很久以前的了。那个系统已经在两年前为了安全防范而撤销了,而且所有的密码都是五位数的。是谁告诉您有语音信息的?”
“你们没有电话自动操作系统?”
“没有,先生。信息都由我们的服务部笔录下来。可以再说一下您的姓名吗?”
那人挂上了电话。
贝祖·法希在塞纳河边踱步,一言不发。他明明看见兰登拨了个当地的区号,又键入了三位数的密码,然后接听了录音留言。如果兰登没有打电话到大使馆,那么他到底打电话给谁了呢?
法希看着自己的手机,忽然意识到答案就在自己的手中。兰登是用我的手机打的那个电话。
法希打开手机菜单,调出新近拨出的号码,找到了兰登拨的那个电话。
一个巴黎的交换台,接着是三位数密码454。
法希重拨了这个号码。铃声响了起来,法希等待着。
终于电话那头传来了一个女人的声音。“您好,索菲·奈芙。”那是录音留言,“我现在不在,……”
法希再拨4……5……4的时候,觉得全身的血液都沸腾了。
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qingpingfei 发表于 2007-12-3 10:01

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十六)

[size=5]26
Nonostante la sua enorme fama, la Monna Lisa era un semplice quadro
di cinquantacinque per ottanta centimetri, più piccolo dei poster che la raf-figuravano e che erano in vendita nel negozio di souvenir del Louvre. Era appesa sulla parete nordovest della Salle des Etats, dietro una lastra protet-tiva di plexiglas spessa cinque centimetri. Dipinta su una tavola di legno, la sua atmosfera eterea e nebulosa veniva attribuita alla padronanza dello stile "sfumato", nel quale le forme paiono evaporare l'una nell'altra.
Da quando aveva preso residenza al Louvre, la Monna Lisa era stata ru-bata due volte, l'ultima delle quali nel 1911, quando era scomparsa dalla salle impénétrable del Louvre, il Salon Carré. I parigini piangevano per la strada e scrivevano lettere ai giornali per supplicare il ladro di restituire il dipinto. Due anni più tardi, la Monna Lisa era stata ritrovata, nascosta nel doppio fondo di un baule, in un albergo di Firenze.
Langdon, dopo avere chiarito a Sophie che non aveva alcuna intenzione di allontanarsi, attraversò con lei la sala. La Monna Lisa era ancora a venti metri da loro quando Sophie accese la luce nera, proiettando la mezzaluna violetta sul pavimento e muovendo il raggio da sinistra a destra, come se dovesse rilevare la presenza di mine, per cercare tracce di inchiostro lumi-nescente.
Camminando accanto a lei, Langdon sentiva già l'emozione che sempre si accompagnava ai suoi incontri con le grandi opere d'arte. Si sforzò di vedere al di là del fascio di luce proiettato dalla penna a filigrana tenuta da Sophie. A sinistra comparve il divano ottagonale, simile a un'isola nel ma-re vuoto del pavimento.
Langdon cominciò a scorgere il pannello di vetro scuro. Dietro di esso, sapeva, nei confini della sua cella privata, era appeso il più celebre dipinto del mondo.
Il fatto che la Monna Lisa fosse la più famosa opera d'arte del mondo non aveva niente a che vedere, come Langdon sapeva, con il suo sorriso enigmatico, né era dovuto alle misteriose interpretazioni che le avevano at-tribuito noti storici dell'arte e seguaci delle teorie del complotto. Sempli-cemente, la Monna Lisa era famosa perché Leonardo da Vinci la giudicava la sua opera migliore. Portava con sé il dipinto dovunque si recasse e, se gliene chiedevano la ragione, rispondeva che trovava difficile separarsi dalla sua più sublime espressione della bellezza femminile.
Tuttavia, molti esperti d'arte sospettavano che la devozione di Leonardo alla Monna Lisa non avesse niente a che fare con il suo valore artistico. In realtà, il quadro era un ritratto in stile "sfumato" abbastanza comune. La venerazione di Leonardo per quell'opera, sostenevano alcuni, derivava da
cause più profonde: un messaggio nascosto nelle sue immagini. La Monna Lisa era, come avevano dimostrato esaurientemente gli storici dell'arte, una sorta di linguaggio cifrato per chi era in grado di intenderlo. Gran par-te dei libri di storia dell'arte elencavano i doppi sensi e le allusioni conte-nuti nel quadro ma, anche se la cosa sarebbe parsa incredibile, il pubblico continuava a pensare che fosse il sorriso il suo più grande mistero.
"Nessun mistero" pensava ora Langdon, avvicinandosi al quadro che prendeva lentamente forma. "Nessun mistero."
Recentemente, Langdon aveva condiviso i segreti della Monna Lisa con un gruppo di persone alquanto improbabile: una dozzina di carcerati del penitenziario della Essex County. Il seminario tenuto da Langdon in quella prigione faceva parte di un programma esterno della Harvard mirante a e-levare il livello di istruzione dei reclusi: "Cultura per i criminali", come l'avevano subito etichettato i colleghi di Langdon.
Nella biblioteca del penitenziario, Langdon aveva proiettato le sue dia-positive e aveva fatto partecipi dei segreti della Monna Lisa i carcerati del suo gruppo, persone straordinariamente interessate, rudi ma intelligenti. «Potete notare» aveva detto, raggiungendo l'immagine della Monna Lisa proiettata sulla parete «come la scena dietro la faccia sia irregolare.» Ave-va indicato la visibile differenza. «A sinistra, Leonardo ha dipinto la linea dell'orizzonte molto più bassa che a destra.»
«Si è sbagliato a dipingere?» aveva chiesto un carcerato.
Langdon aveva riso. «No. Difficile che Leonardo si sbagliasse. In realtà si tratta di una sorta di trucco. Abbassando lo sfondo sulla sinistra, Leo-nardo ha fatto in modo che la Monna Lisa sembrasse più grande da sinistra che da destra. Una sorta di messaggio per iniziati. Storicamente, ai concetti di maschile e femminile sono collegati i due lati: la sinistra è femminile e la destra maschile. E dato che Leonardo era un sostenitore del principio femminile, l'ha fatta sembrare più maestosa da sinistra che da destra.»
«Ho sentito dire che era un finocchio» aveva commentato un uomo di bassa statura, con il pizzetto.
Langdon aveva fatto una smorfia. «Di solito gli storici non la mettono in questo modo, ma sì, Leonardo era omosessuale.»
«È per questo che gli interessava quella faccenda femminile?»
«In realtà, Leonardo pensava all'equilibrio tra maschio e femmina. Pen-sava che un'anima umana non potesse essere illuminata a meno che non possedesse insieme elementi maschili e femminili.»
«Qualcosa come le donne con l'uccello?» aveva chiesto qualcuno.
La battuta aveva suscitato un coro di allegre risate. Langdon si era chie-sto se non fosse il caso di fare una digressione etimologica sulla parola "ermafrodito" e i suoi legami con Ermete e Afrodite, ma qualcosa gli ave-va detto che simili sottigliezze sarebbero andate perse con quel pubblico.
«Ehi, signor Langdon» lo aveva chiamato un uomo tutto muscoli. «È ve-ro che la Monna Lisa è un ritratto di Leonardo vestito da donna?»
«È del tutto possibile» aveva spiegato Langdon. «Leonardo era un bur-lone e analizzando al computer la Monna Lisa e i suoi autoritratti, si nota-no alcune strane coincidenze nelle loro facce. Qualunque fosse l'intenzione di Leonardo» aveva continuato «la sua Monna Lisa non è né maschio né femmina. Contiene un sottile messaggio di androginia. È una fusione dei due sessi.»
«È sicuro che non sia solo una maniera pallosa di Harvard per dire che Monna Lisa era una donna brutta?»
Langdon aveva riso. «Lei potrebbe avere ragione. Ma in realtà Leonardo ha lasciato un forte indizio per indicare che il quadro doveva rappresentare l'androgino. Qualcuno di voi conosce un dio egizio chiamato Amon?»
«Certo che lo conosco!» aveva esclamato l'uomo muscoloso. «Il dio del-la fertilità maschile!»
Langdon l'aveva guardato con stupore.
«C'è scritto su tutti i pacchetti dei preservativi Amon» aveva spiegato l'uomo, sogghignando. «Sul davanti c'è un tizio con la faccia da ariete e c'è scritto che è il dio egizio della fertilità.»
Langdon non aveva mai sentito parlare di quei profilattici, ma era lieto di apprendere che i fabbricanti avevano tradotto senza errori i geroglifici. «Ben detto. Amon è rappresentato come un uomo con le corna di ariete. E sapete qual è la controparte femminile di Amon? La dea egizia della fertili-tà?»
Nessuno aveva risposto.
«Iside» aveva spiegato Langdon, estraendo la penna per scrivere sulle diapositive. «Abbiamo dunque Amon, il dio maschile.» L'aveva scritto su una diapositiva vuota. «E la dea femminile, Iside o Isis, il cui antico pitto-gramma era un tempo chiamato "L'Isa".»
Aggiunse questo secondo nome e proiettò la nuova diapositiva.
AMON L'ISA
«Vi suggerisce qualcosa?» aveva domandato.
«Monna Lisa... accidenti» aveva esclamato qualcuno.
Langdon gli aveva rivolto un cenno d'assenso. «Signori, non solo la fac-cia di Monna Lisa ha un aspetto androgino, ma il suo nome è un ana-gramma della divina unione tra maschio e femmina. E quello, amici, è il piccolo segreto di Leonardo, e la ragione del sorriso saputo di Monna Li-sa.»
«Mio nonno è stato qui» disse Sophie, inginocchiandosi a una decina di metri dalla Monna Lisa. Puntò la luce nera in direzione di una macchia sul pavimento.
A tutta prima, Langdon non riuscì a scorgere nulla. Poi, quando si ingi-nocchiò davanti alla donna, vide una macchiolina luminescente. "Inchio-stro?" All'improvviso si rammentò a che cosa servissero quelle luci. "San-gue." Sentì un brivido. Sophie aveva ragione. Jacques Saunière era passato dalla Monna Lisa prima di morire.
«Se è venuto qui, aveva un motivo» sussurrò Sophie, alzandosi. «So che ha lasciato un messaggio per me.» Percorse in fretta gli ultimi passi e illu-minò il pavimento direttamente sotto il quadro, passando il raggio avanti e indietro.
«Qui non c'è niente!»
In quell'istante Langdon scorse un debole scintillio rosso scuro sul ple-xiglas davanti alla Monna Lisa. Prese il polso di Sophie e lo sollevò in modo che illuminasse la lastra.
Tutt'e due rimasero come pietrificati.
Sul plexiglas si leggevano sei parole dalla luminescenza rossastra, scritte direttamente sulla faccia della Monna Lisa.

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第二十六章
虽然《蒙娜丽莎》大名远扬,可它实际上只有三十一英寸长,二十一英寸宽,比卢浮宫礼品店中出售的《蒙娜丽莎》招贴画还小。它被挂在国家展厅西北墙那两英寸厚的防护玻璃框内。这幅画画在一块白杨木板上,达·芬奇的晕染法使它看上去飘逸而朦胧,事物的边界相互交融在一起。
自从被卢浮宫收藏以来,《蒙娜丽莎》已经两次被盗。最近的一次是在1911年,它从卢浮宫的“神秘之室”——正方形展厅中消失了。巴黎人在街道上哭泣,在报纸上发表文章,乞求窃贼将画还回来。两年后,在佛罗伦萨饭店的一个房间中,有人在一个旅行箱的夹层中发现了这幅画。
现在,兰登已经向索菲表明他根本就不打算离开,他和索菲一起向国家展厅深处走去。在距离《蒙娜丽莎》还有二十码的时候,索菲打开了紫外线灯。紫外线灯在他们前方的地板上投射出一片扇形的青色光亮。索菲将光束在地板上前后晃动,寻找着感光墨水的痕迹,就像一艘扫雷艇在搜寻着水雷。
兰登走在索菲身边,为能与伟大的艺术作品面对面而兴奋不已。他瞪大眼睛,把目光投向紫外线灯的光影所不及的地方。在他们的左边,拼花地板上放着供参观者小憩的八边形大沙发,看上去就像广阔的海洋中有一座黑暗的孤岛。
此时,兰登已经可以看见那深色的防护玻璃框了。他知道,在那后面,悬挂着世界上最著名的油画。
兰登明白,《蒙娜丽莎》之所以成为世界艺术名品,并不是因为蒙娜丽莎拥有神秘微笑,也不是因为众多艺术史学家对它作出了神秘的说明,而仅仅是因为列昂纳多·达·芬奇声称这是他的得意之作。无论到哪里,他都带着这幅画,他说自己无法与它分离,因为它是对女性美的最完美表达。
尽管如此,许多艺术史学家认为达·芬奇对于《蒙娜丽莎》的喜爱与其艺术技法无关。实际上,它不过是一幅运用了晕染法的普通肖像画。许多人认为达·芬奇对于这幅画的喜爱源于更深层的原因:它隐藏着信息。事实上,《蒙娜丽莎》是世界上记载最详实的玩笑之一。尽管多数艺术史的大部头专著都揭示了它那巧妙的影射和含义,但令人难以置信的是,大多数人还是认为她的微笑非常神秘。
一点儿都不神秘,兰登边想,边朝那幅画走去,那模糊的轮廓在他的眼中变得渐渐清晰起来。根本不神秘。
最近,兰登刚与一群人分享了《蒙娜丽莎》的秘密。这群人的身份出人意料——他们是埃塞克斯县监狱的囚犯。兰登的这场狱中研讨会是哈佛大学“送教育进监狱”项目的一个组成部分,兰登的同事们把这个项目称为“囚犯文化”。
收容所图书馆的灯都熄灭了。兰登站在幻灯机前与前来上课的囚犯们一起分享《蒙娜丽莎》的秘密。这些人的专注出乎他的意料——他们虽然长得粗壮,但很敏锐。兰登将《蒙娜丽莎》的图片投射到图书馆的墙壁上,说道,“你们可以发现蒙娜丽莎身后的背景不在一条水平线上。” 兰登指着这明显的差异说:“达·芬奇将左边的地平线画得明显高于右边的地平线。”
“他把画挂歪了?”一个囚犯问道。
兰登暗自发笑。“不,达·芬奇可不常犯这样的错误。实际上,这是他玩的一个小把戏。他把左边乡村景色的地平线画得低一些,这样就使得蒙娜丽莎的左侧看上去比右侧大一些。这是达·芬奇开的小玩笑。历史上,人们曾给男女指定了方位——左边代表女性,右边代表男性。因为达·芬奇是女性主义的信仰者,所以他让蒙娜丽莎从左边看上去更庄重美丽。”
“我听说达·芬奇是个同性恋男人,”一个留着山羊胡子的小个子男人说。
兰登不得不承认,“虽然历史学家们通常不提,但达·芬奇确实是一个同性恋者。”
“这就是他全身心投入女性崇拜中的原因吗?”
“实际上,达·芬奇也赞同男性与女性之间的和谐。他相信,只有男性元素和女性元素共存,人的心灵才能被照亮。”
“就像少妇身上长阴茎吧?”有人喊道。
这一问引得众人捧腹大笑。兰登本想指出单词“阴阳人(hermaphrodite)”的词根划分,并说明它与赫尔墨斯(Hermes)和阿芙洛蒂忒(Aphrodite)的联系,但他看出大家似乎无法接受,于是作罢。
“嗨,兰登先生,”一个肌肉发达的男人问,“《蒙娜丽莎》画的就是达·芬奇,这是真的吗?听说是真的。”
“很有可能,” 兰登答道,“达·芬奇是个爱搞恶作剧的人。电脑分析显示,《蒙娜丽莎》和达·芬奇自画像在人物的脸部有许多相似之处。无论达·芬奇是怎么想的,他的蒙娜丽莎既不是男性也不是女性。她巧妙地隐藏着双性信息。她是两性的融合体。”
“你肯定,那些认为蒙娜丽莎是个丑陋少妇的说法不是哈佛大学的观点。”
兰登笑了起来。“说得对。其实,达·芬奇留下了一条重大的线索暗示人物是双性的。有没有人听说过有一个埃及传说中的神叫做阿蒙(Amon)?”
“知道!”那个大高个儿说,“代表男性生殖的神!”
兰登颇为吃惊。
“每一盒阿蒙牌避孕套上都这么写着。”那个肌肉发达的男人咧嘴笑了,“盒子上画着一个长着公羊头的家伙,还写着他是埃及传说中代表男性生殖的神。”
兰登对这个牌子并不熟悉,但他还是很高兴,因为生产厂家没把象征意义弄错。“说得对。阿蒙的形象是一个长着公羊头的男人。我们现在所说的‘性冲动’的俚语,就与他那卷曲的羊角和性乱交行为有关。”
“他妈的,真想不到!”
“他妈的,想不到吧,” 兰登说,“你们知道谁是与阿蒙对应的神吗?谁是埃及传说中代表女性生殖的神?”
好几秒钟的沉默。
“是伊西丝(Isis)”, 兰登告诉众人。他拿起一支水笔,边说边把话写了下来,“代表男性生殖的神叫阿蒙(Amon)。代表女性生殖的神叫伊西丝(Isis),古代文字曾将其读做L’ISA。”
兰登写完,退到幻灯机后。
AMON L’ISA
“得到些什么启示?” 兰登问。
“蒙娜丽莎(Mona Lisa)……狗屁胡扯,”有人低声说。
兰登点点头。“先生们,不仅蒙娜丽莎的脸看上去是双性的,就连她的名字也是由男性元素和女性元素结合而成的。朋友们,这就是达·芬奇的小秘密,也是蒙娜丽莎为何总在会意地微笑的原因。”
“祖父在这里,”索菲突然在距《蒙娜丽莎》只有十英尺处蹲下身来。她将紫外线灯指向地板的一点。
起初,兰登什么也没看见。当他在索菲身边蹲下后,发现地板上有一小滴已经干掉的感光液体。墨水?忽然他意识到紫外线灯的用处。血。他激动起来。索菲说得对,雅克·索尼埃死前确实来过这里。
“他不会无缘无故地来到这里,”索菲轻声说着站起身来。“我知道他一定给我留下了信息。”她大步走到《蒙娜丽莎》跟前,用灯照亮画的正前方。她将光束在画前的地板上来回晃动。
“这儿什么也没有!”
正在这时,兰登发现《蒙娜丽莎》前面的防护玻璃框上有一个模糊的紫色亮点。兰登抓住索菲的手腕,将光束向上移,指向《蒙娜丽莎》本身。
两人都愣住了。
在蒙娜丽莎脸部前方的防护玻璃上,有六个潦草的单词闪着紫色的光。

qingpingfei 发表于 2007-12-3 10:03

语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十七)

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Seduto alla scrivania di Saunière, il tenente Collet ascoltava con incredu-lità la telefonata del suo superiore. "Ho sentito bene le parole di Fache?" «Un pezzo di sapone? Ma come poteva sapere del localizzatore GPS?»
«Sophie Neveu» rispose Fache. «L'ha avvertito lei.»
«Cosa? E perché l'ha fatto?»
«Buona domanda, ma ho appena sentito una registrazione che lo con-ferma. È stata lei ad avvertirlo.»
Collet era senza parole. "Cos'è venuto in mente a Neveu?" Fache aveva
la prova che Sophie aveva interferito con un'operazione della polizia? So-phie Neveu non sarebbe stata soltanto licenziata, sarebbe finita in prigione. «Ma, capitano, dov'è adesso Langdon?»
«È suonato qualche allarme?»
«No, signore.»
«E nessuno è uscito dalla grata della Grande Galleria?»
«No. Abbiano messo una guardia di sicurezza del Louvre a piantonarla. Come chiesto da lei.»
«Bene. Langdon deve essere ancora all'interno della galleria.»
«All'interno? Ma cosa fa?»
«La guardia del Louvre è armata?»
«Sì, signore. È una guardia scelta.»
«Mandalo dentro» ordinò Fache. «Occorrerà qualche tempo perché pos-siamo ritornare a sorvegliare il perimetro del museo e non voglio che Lan-gdon esca.» Fache si interruppe. «E di' alla guardia che probabilmente l'a-gente Neveu è con lui.»
«Pensavo che l'agente Neveu fosse uscita.»
«L'hai vista uscire?»
«No, signore, ma...»
«Be', all'esterno nessuno dei nostri l'ha vista uscire. L'hanno soltanto vi-sta entrare.»
Collet era stupito dalla temerarietà di Sophie Neveu. "È ancora all'inter-no dell'edificio."
«Occupatene tu» ordinò Fache. «Voglio Neveu e Langdon in manette, quando arriverò.»
Mentre l'autoarticolato si allontanava, il capitano Fache riunì i suoi uo-mini. Robert Langdon si era dimostrato una preda difficile, e adesso, con l'agente Neveu che lo aiutava, arrestarlo poteva essere più arduo del previ-sto.
Fache decise di non correre rischi.
Valutando le varie possibilità, ordinò a metà dei suoi uomini di tornare a presidiare il perimetro del Louvre. Gli altri, li mandò a sorvegliare il solo punto di Parigi dove Robert Langdon avrebbe potuto trovare rifugio.

第二十七章
科莱中尉坐在索尼埃的桌前,吃惊地将电话紧紧贴在耳朵上。我没有听错法希的话吧?“一块肥皂?可是兰登是怎么会知道有全球定位系统跟踪器的?”
“索菲·奈芙,”法希说道,“是索菲·奈芙告诉他的。”
“什么?怎么会这样?”
“他妈的,问得好,我刚刚听了一段电话录音,证实是索菲教唆的。”
科莱惊讶得说不出话来。奈芙到底是怎么想的?法希已经掌握了她妨碍警务的证据,她不仅将被开除,而且将被投入监狱。“警长……兰登现在在哪里呢?”
“火警有没有响起过?”
“没有,先生。”
“没有人走出艺术大画廊的大门?”
“没有。按您的吩咐,我们已经派了一个卢浮宫的保安人员守住大门。”
“好的,那么兰登一定还在艺术大画廊里面。”
“还在里面?可他在里面做什么呢?”
“卢浮宫的保安人员有武器吗?”
“有,先生。他是一名高级保卫人员。”
“让他进来,” 法希命令道,“我无法在几分钟之内将我的人调回来,我可不想让兰登夺路而逃。” 法希顿了顿,接着说,“你最好告诉那个保卫人员,索菲·奈芙说不定正和兰登在一起。”
“我想,奈芙警官已经走了。”
“你确实看见她走了吗?”
“没有,但是——”
“也没有警卫看见她离开。他们只看见她走了进去。”
科莱被虚张声势的索菲蒙住了。她还在卢浮宫里?
“你去办这件事,” 法希命令道,“我希望回来的时候可以看到兰登和奈芙在枪口前。”
拖挂卡车开走后,法希探长将手下人集合起来。今晚的事已经证明了兰登是个难以捉摸的追捕目标,现在他又得到了奈芙警官的帮助,追捕工作将比想像中困难得多。
法希决定一切行动要稳扎稳打。
他把赌注一分为二,将一半人派回卢浮宫把守出口,将另一半人派往兰登在巴黎可以找到的惟一的避风港。


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qingpingfei 发表于 2007-12-3 10:05

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十八)

[size=5]28
All'interno della Salle des Etats, Langdon fissava con stupore le sei paro-
le che luccicavano sul plexiglas. Il testo pareva sospeso nello spazio e proiettava un'ombra irregolare sul misterioso sorriso della Monna Lisa.
«Il Priorato» sussurrò Langdon. «Questo dimostra che tuo nonno era un membro della setta!»
Sophie lo guardò senza comprendere. «Tu hai capito che cosa significa questa frase?»
«È chiaro» rispose lo studioso. «È la proclamazione di uno dei fonda-mentali concetti del Priorato!»
Sophie guardò nuovamente il messaggio scritto davanti al viso della Monna Lisa.
SO DARK THE CON OF MAN
"Così nero l'inganno dell'uomo." «Sophie» disse Langdon «la tradizione del Priorato, il suo culto della dea, si basa sulla convinzione che alcuni uomini molto potenti, all'inizio della Chiesa cristiana, hanno "ingannato" il mondo diffondendo bugie che svilivano la donna e spostavano l'equilibrio a favore del maschio.»
Sophie non disse nulla e continuò a guardare le parole.
«Il Priorato crede che Costantino e i suoi successori maschi abbiano convertito il mondo dal paganesimo matriarcale al cristianesimo patriarca-le organizzando una campagna di propaganda che demonizzava il femmi-nino sacro, cancellando per sempre la dea dalla religione moderna.»
L'espressione di Sophie rimaneva dubbiosa. «Mio nonno mi ha inviato qui per trovare questa scritta. Penso che volesse comunicarmi qualcosa di più di quel genere di informazioni.»
Langdon la capiva perfettamente. "Pensa che sia un altro codice." Che vi fosse o non vi fosse un significato nascosto, lo studioso non era in grado di dirlo immediatamente. La sua mente pensava ancora alle parole del mes-saggio. "Così nero l'inganno dell'uomo. Davvero nerissimo."
Nessuno poteva negare l'enorme bene fatto dalla Chiesa nel mondo sof-ferente di oggi, ma essa aveva alle spalle una lunga storia di inganni e di violenze. La sua brutale crociata per "rieducare" le religioni pagane e il culto della femminilità era durata per tre secoli e aveva impiegato metodi astuti e orribili.
L'Inquisizione cattolica aveva pubblicato il libro che era probabilmente l'opera più sporca di sangue della storia umana: il Malleus maleficarum — il martello delle streghe — aveva indottrinato il mondo sul "pericolo delle
donne che pensano liberamente" e insegnato al clero come individuarle, torturarle e distruggerle. La categoria delle cosiddette "streghe" — definite così dalla Chiesa — comprendeva tutte le donne istruite, le sacerdotesse, le zingare, le amanti della natura, le erboriste e molte donne "legate in modo sospetto al mondo naturale". Anche le levatrici erano uccise per la loro pratica eretica di servirsi di conoscenze mediche per alleviare i dolori del parto, una sofferenza, proclamava la Chiesa, che era la giusta punizione di Dio perché Eva aveva voluto assaggiare il Frutto della Conoscenza, con il conseguente peccato originale. In trecento anni di caccia alle streghe, la Chiesa aveva bruciato sul rogo la sorprendente cifra di cinque milioni di donne.
La propaganda e lo spargimento di sangue avevano funzionato.
Il mondo d'oggi ne era la prova vivente.
La donna, un tempo celebrata come un'essenziale metà dell'illuminazio-ne spirituale, era stata bandita dai templi del mondo. Non c'erano rabbini ortodossi di sesso femminile, né sacerdotesse cattoliche, né donne di reli-gione — imam — islamiche. L'atto, un tempo sacro, dello hieros gamos, l'unione sessuale naturale tra uomo e donna, con cui ciascuno dei due ac-quisiva l'unità spirituale, era stato ridefinito come peccato. Gli uomini di fede, che un tempo avevano bisogno dell'unione sessuale con le loro equi-valenti femminili per entrare in comunione con Dio, adesso temevano i lo-ro naturali impulsi sessuali e li vedevano come opera del demonio, il quale operava in collaborazione con la sua complice preferita... la donna.
Neppure l'associazione tra il lato sinistro e il femminino era sfuggita alla diffamazione della Chiesa. In Francia e in Italia, gauche e sinistro avevano assunto una connotazione negativa, mentre i termini relativi alla destra as-sumevano un connotato di giustizia, correttezza e abilità. Ancora oggi, tut-to ciò che è malvagio è considerato "sinistro".
I giorni della dea erano finiti. L'oscillazione aveva portato il pendolo dall'altra parte. La Madre Terra era divenuta un mondo di maschi, e gli dèi della distruzione e della guerra avevano prelevato il loro terribile tributo. Per due millenni l'Io maschile non era più stato frenato dalla sua contropar-te femminile. Il Priorato di Sion credeva che fosse stata questa eliminazio-ne del femminino sacro nella vita moderna a causare quello che gli ameri-cani Hopi chiamavano koyanisquatsi — la vita priva di equilibrio — una situazione di instabilità contrassegnata da guerre alimentate dal testostero-ne, da una pletora di società misogine e da una crescente mancanza di ri-spetto per la Madre Terra.
«Roberti» lo chiamò Sophie, riportandolo a terra dalle sue fantasticherie. «Arriva qualcuno!»
Anch'egli udì i passi che si avvicinavano lungo la galleria.
«Da questa parte!» Sophie spense la luce nera e parve scomparire davan-ti agli occhi di Langdon.
Per un attimo, lo studioso ebbe l'impressione di essere diventato cieco. "Dov'è sparita?" Quando tornò a vedere, si accorse che Sophie correva verso il centro della sala e si nascondeva dietro il divano ottagonale. Stava per seguirla, ma una voce tonante lo bloccò.
«Arrêtez!» gli ordinò un uomo, dalla porta.
L'agente di sicurezza del Louvre entrò nella Salle des Etats puntando la pistola contro il petto di Langdon, che alzò meccanicamente le braccia.
«Couchez-vous!» ordinò la guardia. «A terra!»
In un attimo, Langdon si distese sul pavimento, a faccia in giù. La guar-dia si avvicinò e, con i piedi, lo costrinse a divaricare le gambe.
«Mauvaise idée, Monsieur Langdon» disse la guardia, puntandogli la pi-stola contro la schiena. «Mauvaise idée.»
A faccia a terra sul pavimento di legno, con le braccia e le gambe allar-gate, Langdon non trovò affatto divertente l'ironia della sua posizione. "L'Uomo vitruviano" pensò. "A faccia in giù."

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第二十八章
国家展厅里,兰登惊讶地望着防护玻璃上那闪着紫光的六个单词。这文字像是飘荡在天际,在蒙娜丽莎那神秘的微笑上投下了依稀可见的阴影。
“隐修会,”兰登低声说,“这证明你的祖父是隐修会成员。”
索菲大惑不解地望着他。“你看得懂?”
“一点都不差,” 兰登点头说着,思绪万千。“这宣扬了隐修会的最基本理念。”
索菲困惑地看着蒙娜丽莎脸上那潦草写就的信息。
男人的欺骗是多么黑暗。
兰登解释说:“索菲,隐修会违规崇拜女神是基于这样一个信念:早期基督教中的强权男性散布贬低女性的谣言惑众,唆使大众偏爱男性。”
索菲看着那几个单词,保持沉默。
“隐修会认为,君士坦丁大帝和他的男性继位者们通过将女性神灵邪恶化的宣传活动,成功地将基督教转变为男性统治的宗教,将女神的地位从现代宗教中抹去了。”
索菲还是将信将疑。“祖父让我到这里来发现这些文字,他一定不仅仅想告诉我这些。”
兰登明白她的意思,她认为这又是一个密码。兰登无法立即判断出这里面是否还有其他什么意义,他的注意力还在那清晰明了的字面意义上。
男人的欺骗是多么黑暗,他想,的确是很黑暗。
不可否认,现代的基督教为当今麻烦重重的世界做了许多有益的事,但它却有一段充满欺骗和暴力的历史。他们对异教和女性崇拜宗教组织的残忍圣战延续了三个世纪,采用的手段既鼓动人心,同时又是耸人听闻的。
由天主教裁判所发行的《巫婆之锤》无疑堪称人类历史上最血腥的出版物。它向人们灌输“自由思考的女人们给世界带来威胁”的思想,并教导神职人员如何去识别、折磨并消灭她们。教会所指认的“女巫”包括所有的女学者、女神职人员、吉普赛女人、女巫师、自然爱好者、草本采集者以及任何“涉嫌与自然世界协调一致的女性”。助产士们也被杀害,因为她们用医学知识来缓解分娩的疼痛被视为异教徒的做法——教会声称,生育的痛苦是上帝为夏娃偷食禁果而给予她的正当惩罚,这样生育和原罪的思想就紧密地联系在一起了。在追捕女巫的三百年中,被教会绑在柱子上烧死的女性多达五百万。
今天的世界就是活生生的例证。
女性曾被认为对文明开化作出了不容忽视的贡献,发挥了与男性同等的作用,但世界各地的神庙却将她们抹去了。犹太教、天主教和伊斯兰教中都没有女性神职人员。就连每年产生春季生殖力的神圣婚礼——巴比伦生殖神塔模斯教派的宗教礼仪,即男女通过肉体上的结合实现心灵的融合——也被视为是羞耻之举。曾经把与女性进行性融合视为遵从上帝旨意的男性们,现在则担心这是性冲动魔鬼在作祟,而这些魔鬼的最好帮凶就是……女人。
甚至就连与女性有关联的方位“左”也难逃教会的诽谤。法语和意大利语中表示“左”的单词——gauche 和sinistra——都包含着贬义,而表示“右”的单词则包含着褒义,暗示着“正直”、“机敏”、“正确”。直到今天,激进的思想被称为左翼,大凡邪恶、阴险、不理智的东西都与“左”有关联。
女神的时代结束了。随着时间的推移,大地母亲已经变成了男人的世界,毁灭之神和战争正在夺去无数人的生命。男性时代已经延续了两千多年,而没有受到女性的阻挠。郇山隐修会认为,正是由于女性的神圣地位在现代生活中的被剥夺才造成了“生活的不平衡”——即霍皮族印第安人所说的“koyanisquatsi”。这种“不平衡”状态的显著表现是由睾丸激素诱发的战争不时打响,各种神秘组织团体泛滥,人们对于大地母亲愈发不敬。
“罗伯特!”索菲的低语将兰登从沉思中唤醒。“有人来了!”
兰登听到走廊里的脚步声在向这里逼近。
“到这儿来!”索菲熄灭了紫外线灯,消失在兰登的视线中。
好几秒钟,兰登两眼一片漆黑。到哪儿?兰登适应了黑暗后,他看见索菲的影子朝展厅中央跑去,躲到了八边形长沙发的后面。他正想跟着跑过去,有人冷冷地喝住了他。
“站住!”那个人站在门口,叫道
卢浮宫的保卫人员举枪进入国家展厅,用枪口直指兰登的胸口。
兰登本能地将双手高举过头。
“趴下!” 保卫人员命令。
兰登立即脸冲地板趴在地上。保卫人员匆忙走过来,将他的双腿踢分开,让兰登四肢伸展。
“老实点儿,兰登先生,”他用枪顶着兰登的背,“老实点儿。”
兰登脸冲地板,四肢伸展着趴在那里,觉得这样的姿势颇具幽默感。《维特鲁威人》,他想道,不过是脸冲下的。

qingpingfei 发表于 2007-12-3 10:06

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十九)

[size=5]29
All'interno di Saint-Sulpice, Silas prelevò dall'altare un pesante candelie-re di ferro e tornò verso l'obelisco. Quell'oggetto poteva funzionare bene per spezzare le pietre del pavimento. Però, osservando la grigia lastra di marmo che copriva il vano vuoto, comprese di non poterla rompere senza fare molto rumore.
Ferro contro marmo. Il suono avrebbe continuato a echeggiare sulla vol-ta della navata.
La monaca l'avrebbe udito? Ormai doveva essersi addormentata. Anche così, Silas preferiva non correre rischi. Si guardò attorno, alla ricerca di qualche pezzo di tela in cui avvolgere la punta del candeliere, ma scorse solo la tovaglia di lino dell'altare, che però non intendeva profanare. "La mia tonaca." Sapendo di essere solo nella grande chiesa, sciolse la cintura e si sfilò l'abito. Nel toglierlo, sentì un improvviso dolore perché la lana si era incollata alle ferite ancora fresche sulla sua schiena.
Rimasto nudo, a parte la fascia che portava attorno ai fianchi, Silas av-
volse la sua tonaca attorno all'estremità del candeliere. Poi la calò con for-za sul centro della lastra. Un tonfo attutito, la lastra non si ruppe. Calò di nuovo la sbarra di ferro, un altro tonfo sordo, ma questa volta accompa-gnato da uno scricchiolio. Al terzo colpo, la lastra finalmente si ruppe e i pezzi caddero in un foro sotto il pavimento.
"Un nascondiglio!"
Recuperò in fretta i frammenti caduti e guardò nel foro. Con il cuore che gli accelerava i battiti, frugò all'interno.
All'inizio non trovò nulla. Le sue dita incontrarono soltanto roccia, poi, controllando al di sotto della Linea della Rosa, incontrò una spessa tavolet-ta di pietra. L'afferrò e la sollevò; quando l'ebbe posata sul pavimento, vide che era una lastra rozzamente tagliata, con incise alcune lettere. Per un at-timo si sentì un moderno Mosè.
Lesse la scritta e provò una forte sorpresa. Aveva pensato che la chiave di volta fosse una mappa o una serie di istruzioni, eventualmente in codice. Invece portava la più semplice delle iscrizioni: "Giobbe 38,11".
"Un versetto della Bibbia?" Silas era stupefatto della diabolica semplici-tà di quella scritta. Il luogo segreto da loro cercato era rivelato da un ver-setto della Bibbia? La fratellanza non si fermava davanti a nulla, pur di de-ridere i giusti!
"Giobbe, capitolo 38, versetto 11."
Silas non conosceva certamente a memoria quel versetto, ma sapeva che il Libro di Giobbe parlava di un uomo la cui fede in Dio superava numero-se prove. "Giusto" pensò, faticando a frenare l'eccitazione.
Guardando dietro di sé, scorse la lucente Linea della Rosa e sorrise. Sul-l'altare, sopra un leggio dorato, c'era un'enorme Bibbia rilegata in cuoio.
Dal suo nascondiglio sopra di lui, sorella Sandrine tremava. Qualche i-stante prima, era pronta a fuggire per eseguire i suoi ordini, quando l'uomo sotto di lei si era improvvisamente tolto la tonaca. Nello scorgere la sua pelle bianca come il marmo, la donna era stata sopraffatta da uno stupore misto a orrore. Sulla schiena si scorgevano i segni di frustate, rossi come il sangue. Anche da quella distanza vedeva che le ferite erano recenti.
"Quest'uomo è stato frustato senza pietà!"
Scorse anche il cilicio attorno alla sua coscia, il sangue che scorreva dal-le ferite. "Che razza di Dio può chiedere di tormentare così il proprio cor-po?" Sorella Sandrine sapeva che i rituali dell'Opus Dei le sarebbero sem-pre risultati incomprensibili. Ma i rituali non erano la sua principale preoc-
cupazione, in quel momento. "L'Opus Dei cerca la chiave di volta." Non riusciva a immaginare come ne fossero venuti a conoscenza, ma sapeva di non avere il tempo di chiederselo.
Il monaco insanguinato si stava tranquillamente infilando la tonaca e, con in mano la sua preda, si dirigeva all'altare, verso la Bibbia.
Nel massimo silenzio, sorella Sandrine lasciò la balconata e corse nelle sue stanze. Si inginocchiò accanto al letto e vi frugò sotto per recuperare la busta nascosta in quel luogo molti anni prima.
Quando la aprì, trovò quattro numeri telefonici di Parigi.
Con mani tremanti, cominciò a comporre il primo numero.
Intanto, nella chiesa, Silas posò sull'altare la tavoletta di pietra e aprì la Bibbia rilegata in cuoio. Con le dita sudate per l'emozione, prese a sfoglia-re le pagine. Trovò l'Antico Testamento, trovò il Libro di Giobbe. Giunse al capitolo 38 e fece correre il dito lungo i versetti, ansioso di leggere le parole da lui cercate.
"Mi mostreranno la strada!"
Giunto al versetto undicesimo, lesse il testo. Erano soltanto sei parole. Confuso, le rilesse, con l'impressione di qualcosa di tremendamente sba-gliato. Il versetto diceva semplicemente:
FIN QUI GIUNGERAI E NON OLTRE.

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第二十九章
圣叙尔皮斯教堂中,塞拉斯从圣坛上取下烛台,走回方尖碑前。烛台架正好可以用来敲碎地砖。塞拉斯瞅了瞅那块下面有空洞的大理石地砖,意识到要想敲碎它而不发出声音是不可能的。
用铁家伙敲大理石,一定会在这圆拱屋顶下产生很大的回响。
会不会让修女听见?她现在一定睡着了。即使这样,塞拉斯也不想冒险。他环顾四周,想找块布把铁棒头包起来。他所能发现的,只有圣坛上的那块亚麻遮布,但那是他不愿玷污的。我的披风,他想道。塞拉斯知道这里没有旁人,于是解下了披风。当他脱下披风时,羊毛纤维刺痛了他背部的新伤口。
此时,塞拉斯赤裸着身体,只系着一根腰带。他将披风包在铁棒头上,然后瞄准那块地砖的中心,将铁棒砸了下去。一声闷响。地砖并没有破。他又砸了一下。这次的闷响伴随着石块开裂的声音。当他砸到第三下时,地砖终于碎了,碎石片纷纷落入下面的空洞中。
一个隔层!
塞拉斯迅速地拨开残留在洞口的碎石,向空洞里张望。他跪在那里,热血沸腾,将赤裸的白手臂伸进了洞里。
起先,他什么也没有摸到。隔层是空的,只有光溜溜的石头。他又向深处摸去,在玫瑰线的下方,他摸到了些什么!一块厚厚的石板。他抓住石板边缘,轻轻地把石板抬了出来。他站起身来,仔细地打量自己的发现,只见这是一块边缘粗糙、刻着文字的石板。好一阵子,他觉得自己成了当代的摩西。
塞拉斯定睛看那文字,颇感惊奇。他本以为这上面会刻着一幅地图,或一系列复杂的指令或是一串密码,但实际上石板上所刻的文字再简单不过了。
Job 38:11
《圣经》中的一节?这也太简略了,塞拉斯惊讶不已。他们所追寻的那个秘密地点竟由《圣经》的一节来揭示。隐修会的教友们不顾一切地掩饰真相!
《约伯记》第三十八章,十一节。
虽然塞拉斯背诵不出第十一节的内容,但他知道《约伯记》讲述的是一个上帝的信徒经历了种种考验,生存下来的故事。很符合实际情况,塞拉斯想着,抑制不住兴奋之情。
他低头看着闪光的玫瑰线,忍不住笑了起来。圣坛上支着一个金光闪闪的书架,书架上放着一本巨大的皮革封面的《圣经》。
桑德琳嬷嬷在唱诗班站台上不住地颤抖。几分钟前,当那个男人脱掉披风时,她正想逃走,去执行她的任务。当她看见他那雪白的肌肉时,感到无比震惊。他那宽厚而又苍白的后背上布满血红的伤痕。即使相距甚远,她也可以看出那都是新伤。
那个人被无情地鞭打过!
她还看见他的大腿上缠着印着血迹的纱布,纱布下的伤口还在流血。什么样的神灵想让人的肉体受到这样的惩罚?桑德琳嬷嬷知道,她永远也无法理解天主事工会的宗教礼仪。但那不是她现在要考虑的事。天主事工会在寻找拱顶石。他们是怎么知道的,桑德琳嬷嬷想不到答案,也没有时间去想。
那个浑身血淋淋的僧侣又穿上披风,拿着他的战利品向着圣坛,向着《圣经》走去。在一片死寂中,桑德琳嬷嬷离开了唱诗班站台,快速返回她的房间。她趴在地上,从木板床下摸出一个信封,拆开了封口。那个信封是她三年前就藏到那里的。
打开信封后,她发现了四个巴黎市内的电话号码。
她用颤抖的手开始拨打电话。
楼下,塞拉斯将石板放到圣坛上,迫不及待地伸手去取《圣经》。当他翻阅书页时,那细长而苍白的手指渗出汗来。他从“旧约”部分翻出了《约伯记》,又找到了第三十八章。他一边用手指顺行向下指,一边猜想着他将会看到的文字。
那将为我们指路!
找到了第十一节,可那里面只有七个词。他不解地重读了一遍,感到大事不妙。这一节中只写着:
你将到此,但切莫前行。(HITHERTO SHALT THOU COME, BUT NO FURTHER.)

qingpingfei 发表于 2007-12-3 10:08

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(三十)

[size=5]30
La guardia di sicurezza del Louvre, Claude Grouard, ribolliva di collera mentre, davanti alla Monna Lisa, osservava il suo prigioniero disteso sul pavimento. "Questo bastardo ha ucciso Jacques Saunière!" Saunière era sempre stato come un padre per Grouard e i suoi colleghi.
Non avrebbe desiderato altro che premere il grilletto e piantare una pal-lottola nella testa di Robert Langdon. Come guardia scelta, era uno dei po-chi agenti della sicurezza interna autorizzati a portare un'arma. Si disse pe-rò che uccidere Langdon sarebbe stato un atto di generosità, rispetto a quello che avrebbe sofferto per mano di Bezu Fache e del sistema carcera-rio francese.
Prese dalla cintura il walkie-talkie e tentò di collegarsi con gli altri agen-ti per avere rinforzi, ma gli giunsero solo scariche. I sistemi di sicurezza di quella sala interferivano sempre con le radio delle guardie. "Devo avvici-
narmi alla porta." Continuando a prendere di mira Langdon, cominciò a indietreggiare lentamente. Dopo tre passi, però, scorse qualcosa che lo spinse immediatamente a fermarsi. "Che diavolo è?"
Un incomprensibile miraggio si stava materializzando nel centro della sala. Una sagoma umana. C'era qualcun altro? Una donna si muoveva len-tamente nella penombra, diretta verso la parete più lontana. Davanti a lei oscillava da sinistra a destra una macchia di luce violacea, come se lei cer-casse qualcosa sul pavimento, servendosi di una lampada a luce colorata.
«Qui est là?» chiese Grouard, che per la seconda volta nell'ultimo mezzo minuto si sentiva il cuore in gola. All'improvviso non sapeva più dove di-rigersi o dove puntare la pistola.
«Squadra della Scientifica» rispose con calma la donna, continuando a esplorare con la luce il pavimento.
"La polizia scientifica." Grouard sudava. "Credevo che gli agenti fossero già andati via!" Riconobbe la luce: una lampadina agli ultravioletti, una di quelle usate dalla Scientifica, ma non riusciva a capire perché cercassero indizi in quella sala. «Votre nom!» esclamò Grouard. L'istinto gli diceva che c'era qualcosa di storto. «Répondez!»
«C'est moi» rispose con tranquillità la donna. «Sophie Neveu.»
Il nome era vagamente noto alla guardia. Sophie Neveu era la nipote di Saunière, no? Veniva spesso nel museo quando era bambina, ma da allora erano passati anni. "Non può essere lei!" E anche se era Sophie Neveu, non c'era ragione di fidarsi di lei; Grouard sapeva la dolorosa storia del litigio tra lei e il nonno.
«Lei mi conosce» continuò la donna. «E non è stato Robert Langdon a uccidere mio nonno. Mi creda.»
Grouard non intendeva accettare quell'affermazione in base alla pura fe-de. "Mi serve aiuto!" Accese di nuovo il walkie-talkie ma dall'altoparlante gli giunsero di nuovo solo scariche. La porta era ancora lontana da lui. Grouard riprese a indietreggiare lentamente, continuando a puntare la pi-stola contro l'uomo disteso sul pavimento. Mentre indietreggiava, vide che la donna alzava la lampada ultravioletta ed esaminava il quadro appeso e-sattamente di fronte alla Monna Lisa.
Grouard rimase senza fiato nel ricordare che quadro fosse. "Che cosa in-tende fare, in nome di Dio?"
Dall'altra parte della sala, Sophie Neveu sentiva la fronte coprirsi di un gelido sudore. Langdon era ancora disteso a terra. "Resisti, Robert. Ci sia-
mo quasi." Sapendo che la guardia non avrebbe sparato a nessuno dei due, Sophie tornò a occuparsi della sua ricerca, esaminando l'intera area accan-to a un capolavoro in particolare, un altro Leonardo. Ma la luce ultra-violetta non rivelò nulla di straordinario, né sul pavimento, né sulla parete e neppure sulla tela.
"Eppure ci deve essere qualcosa!"
Sophie era certa di avere decifrato correttamente le istruzioni del nonno.
"Che altro potrebbe indicare?"
Il capolavoro da lei esaminato era alto un metro e mezzo. La strana sce-na ritratta da Leonardo comprendeva la Vergine Maria in una posa anoma-la, seduta con il Bambino Gesù, Giovanni il Battista e l'angelo Uriel su una rischiosa sporgenza di rocce. Quando Sophie era bambina, nessuna visita alla Monna Lisa era completa senza che il nonno la portasse a vedere quel secondo quadro. "Nonno, sono qui! Ma non capisco!"
Dietro di lei, la guardia tentava di nuovo di mettersi in contatto con i colleghi.
"Rifletti!" Ripensò al messaggio della Monna Lisa, scritto sul plexiglas protettivo. Il quadro di fronte a lei non aveva un vetro su cui scrivere un messaggio e Sophie sapeva che il nonno non avrebbe mai profanato quel capolavoro scrivendo sul quadro. "Almeno, non sul davanti." Osservò i lunghi cavi che scendevano dal soffitto per reggere la tela.
Afferrò l'angolo della cornice e la allontanò dalla parete. Il quadro era grande e la cornice si curvò. Poi la donna infilò la testa e le spalle dietro la tela e sollevò la luce nera per controllare se ci fosse qualche scritta.
Le bastarono pochi secondi per capire di essersi sbagliata. Dietro la tela non c'erano scritte. Nessuna parola in rosso, ma solo le irregolarità della te-la e...
"Un momento!"
Lo sguardo di Sophie si fermò su uno strano luccichio che proveniva da un angolo tra la cornice e la tela. Un piccolo oggetto, dal quale pendeva una catena d'oro, era infilato in quel punto.
Con grande stupore di Sophie, la catena era fissata a una chiave dorata che lei conosceva bene. La larga impugnatura era a forma di croce e porta-va uno stemma che lei non aveva più visto da quando aveva nove anni. Un fleur-de-lis con le iniziali P.S.
In quell'istante, Sophie sentì lo spirito del nonno sussurrarle all'orecchio che, una volta giunto il momento, la chiave sarebbe stata sua. Con un nodo alla gola, comprese che, anche in punto di morte, aveva mantenuto la pro-
messa. La chiave apriva una cassetta, le aveva detto, in cui lui teneva molti segreti.
Comprese anche che tutti i giochi di parole di quella notte portavano a quella chiave. Il nonno l'aveva con sé quando era stato ucciso e, non vo-lendo che cadesse nelle mani della polizia, l'aveva nascosta dietro il qua-dro. Poi aveva allestito un'ingegnosa caccia al tesoro per assicurarsi che soltanto Sophie la trovasse.
«Au secours!» gridava la guardia.
Sophie prese la chiave e se la infilò in tasca, insieme alla luce ultravio-letta. Sporgendo la testa da dietro la tela, vide che la guardia cercava anco-ra disperatamente di chiamare i colleghi. Indietreggiava verso l'ingresso della sala e puntava ancora la pistola contro Langdon.
«Au secours!» ripeté, parlando al walkie-talkie.
Scariche.
"Non riesce a trasmettere" comprese Sophie, ricordando che i turisti ri-manevano immancabilmente delusi quando provavano a usare i cellulari per vantarsi con gli amici di essere davanti alla Monna Lisa. I cavi dei si-stemi di sorveglianza fermavano le onde radio, a meno che non si uscisse nella galleria. La guardia indietreggiava più in fretta, Sophie capì di dover agire immediatamente.
Alzò gli occhi sul quadro davanti a lei e comprese che Leonardo da Vin-ci poteva aiutarla anche questa volta.
"Ancora pochi metri" pensò Grouard, continuando a tenere di mira Lan-gdon.
«Arrêtez! Ou je la détruis!» gridò la donna.
Grouard guardò in quella direzione e rimase a bocca aperta. «Mon dieu, non!»
Nella penombra, al chiarore delle luci di sicurezza, vide che la donna aveva staccato il quadro e l'aveva appoggiato a terra davanti a sé. Alto un metro e mezzo, il dipinto nascondeva quasi tutto il suo corpo. Il primo pensiero di Grouard fu quello di chiedersi perché non fosse scattato l'al-larme, ma naturalmente i sensori non erano stati ancora riattivati. "Che co-sa vuole fare?"
Quando lo capì, il suo sangue si raggelò.
La tela aveva uno strano rigonfiamento nel centro, in corrispondenza del ginocchio della donna: le fragili figure della Vergine Maria, del Bambin Gesù e di Giovanni il Battista erano già distorte.
«Non!» gridò Grouard, impietrito dall'orrore all'idea di un danno al pre-ziosissimo Leonardo da Vinci. La donna era intenzionata a sfondare la te-la! «Non!»
Puntò la pistola contro di lei, ma comprese immediatamente quanto fos-se vuota quella minaccia. Il dipinto era soltanto una fragile tela, ma era as-solutamente impenetrabile. Una corazza da sei milioni di euro. "Non posso sparare contro un Leonardo da Vinci!"
«Posi la pistola e la radio» gli disse con calma la donna «altrimenti sfondo questa tela. Credo che lei sappia che cosa ne avrebbe pensato mio nonno.»
A Grouard girava la testa. «No... la supplico. È la Vergine delle rocce!» Posò la pistola e la radio e alzò le braccia al di sopra della testa.
«Grazie» gli disse Sophie. «Adesso faccia come le dico e tutto si risolve-rà nel migliore dei modi.»
Qualche istante più tardi, con ancora il cuore in gola, Langdon correva insieme a Sophie lungo la scala di emergenza. Nessuno dei due aveva par-lato da quando avevano lasciato nella Salle des Etats la guardia del Louvre. La pistola della guardia era adesso in mano a Langdon che non vedeva l'o-ra di liberarsene. L'arma era un oggetto pesante e pericolosamente lontano da tutte le sue abitudini.
Si chiedeva se Sophie si rendesse conto di quanto fosse prezioso il qua-dro che aveva minacciato di distruggere. La sua scelta sembrava curiosa-mente in accordo con il resto della nottata. Il Leonardo da lei afferrato, come la Monna Lisa, era noto tra gli studiosi dell'arte per la quantità di simbolismi pagani contenuti. «Hai scelto un ostaggio molto prezioso» le disse mentre scendevano.
«La Vergine delle rocce» rispose Sophie. «Ma non l'ho scelto io, l'ha scelto mio nonno. Mi ha lasciato una cosa, dietro il quadro.»
Langdon la guardò con stupore. «Cosa? Ma come hai fatto a sapere che era proprio quello il quadro?»
«So dark the con of man, ovvero Madonna of the Rocks, il titolo del di-pinto in inglese.» Sophie gli sorrise trionfalmente. «Due anagrammi me li sono lasciati scappare, ma non il terzo!»

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第三十章
保安人员克劳德·格鲁阿尔站在《蒙娜丽莎》前,看着这个被制服的俘虏无比愤怒。这个杂种杀了雅克·索尼埃。对格鲁阿尔和整个保安队的队员来说,索尼埃就像一位慈爱的父亲。
格鲁阿尔想立即扣动扳机,对罗伯特·兰登的后背来上一枪。格鲁阿尔是为数不多的真正荷枪实弹的高级保安人员之一。但他提醒自己,如果不让兰登接受贝祖·法希的审问,也不经受牢狱之苦就杀了他,倒是便宜了他。
格鲁阿尔拔出腰间的对讲机,大声请求派人支援。但对讲机中只有嘈杂的静电干扰声。这间展厅中附加的安全装置总是对保安人员的通讯产生干扰。我必须到门口去。格鲁阿尔一边用枪指着兰登,一边向门口退去。刚退出几步,他察觉到了些什么,停了下来。
那是什么?
在展厅的中间出现了一个奇怪的幻影。一个人影。还有其他人在?一个女人快步地在黑暗中穿行,向远处左边墙走去。她拿着紫光灯在身前来回晃动,好像在找什么感光的东西。
“什么人?”格鲁阿尔大喝道,又极度紧张起来。他一时间不知道应该将枪指向谁,也不知道应该往哪里移步了。
“PTS。”那个女人镇静地回答,仍晃动着紫光灯,扫视着地面。
科技警察(Police Technique et Scientifique)。格鲁阿尔冒出了冷汗。我还以为所有的警察都走了呢!他这才想起来,那紫光灯是紫外线灯,科技警察总是带着那家伙,但他还是不明白为什么警署要在这里寻找证据。
“你叫什么名字?”直觉告诉格鲁阿尔,此事蹊跷。“快说!”
“我叫索菲·奈芙。”那人用法语平静地回答。
这个名字在格鲁阿尔记忆深处留有一点儿印象。索菲·奈芙?这不是索尼埃孙女的名字吗?她很小的时候曾经来过这里,但那是很久以前的事了。不可能是她!就算她是索菲·奈芙,也不能信任她,因为格鲁阿尔已经听说索尼埃和孙女的关系决裂了。
“你知道我是谁,”那个女人大声说道,“罗伯特不是凶手。请相信我。”
克劳德·格鲁阿尔可没打算把她的话当真。我需要支援!他又听了听对讲机,里面还是静电干扰声。他离出口还足有二十码,他仍用枪指着趴在地上的兰登,向后退去。他一边退,一边注意着索菲,她正举着紫外线灯细细地打量着挂在《蒙娜丽莎》对面的那张大幅油画。
格鲁阿尔意识到那是什么画,倒吸了一口凉气。
上帝呀,她到底想干什么?
索菲站在展厅的那头,额角直冒冷汗。兰登还趴在地上——像一只展翅的老鹰。坚持住,罗伯特。索菲知道格鲁阿尔不会向他们开枪,就又将注意力转到了手头的问题上。她特意用紫外线灯扫视达·芬奇的另一幅作品。她扫视了画前的地板,画周围的墙壁以及油画本身,但什么也没有发现。
这儿一定会有些什么!
索菲坚信她可以正确地理解祖父的意图。
他还可能会告诉我些什么呢?
她正在审视的这幅油画有五英尺高,上面画的是坐在那里抱着婴儿耶稣的圣母玛丽娅、施洗者约翰和站在峭壁上的乌列天使。小时候,每次来看《蒙娜丽莎》,祖父都会把索菲拉到展厅这头也看一看这幅画。
祖父,我来了!可是我什么也没看见!
索菲听见格鲁阿尔又在通过对讲机请求支援了。
快点想!
她的脑海中又浮现出了《蒙娜丽莎》防护玻璃上的潦草字迹。男人的欺骗是多么黑暗。眼前的这幅画前却没有可供写信息的防护玻璃,而索菲知道祖父绝不会直接在画上写字而损坏艺术品的。她愣了一下。至少不会在正面。她抬头看了看那从屋顶上垂下、用以悬挂油画的钢丝绳。
可能在画后面吗?她抓住油画木框,用力把画向自己身前拽。画很大,索菲将其从墙上掀起时,画布向前弯曲。索菲把头和肩膀都伸到了画布后面,举着紫外线灯审视画的背面。
很快,索菲就意识到自己想错了。油画背后一片空白,没有紫色的感光文字,只有陈旧画布上的点点棕褐的色斑——
等一等。
索菲突然看见在靠近油画底部的木框上,有一个金属物发出耀眼的光。那个东西很小,嵌在木框与画布的空隙中,还拖着一条闪光的金链。
索菲极为震惊,那正是挂在那把金钥匙上的链子。钥匙柄呈十字形,正面还刻着法国百合的图案和首字母缩写P.S.,这是索菲九岁以后第一次重见它。那一刻,索菲仿佛听见祖父的鬼魂在她耳边低语:有一天,我会将它给你。索菲的喉头像被什么东西哽住了,祖父死了,还不忘履行他的诺言。她听见祖父在说,它是用来开一个盒子的,在那盒子里藏着我的许多秘密。
索菲这才明白过来,今晚的那些文字游戏都是为这把钥匙而设的。祖父被害时,还带着那把钥匙。他不想让钥匙落人警方手中,所以将它藏到了这里,并精心设计了“寻宝”的密码,以确保索菲——也只有索菲——可以发现它。
“请求支援!”格鲁阿尔喊道。
索菲从油画背后拿起钥匙,将它连同紫外线灯一起放入口袋的深处。她向后瞟了一眼,发现格鲁阿尔还在拼命地试图通过对讲机找来援助。他背对着出口,仍然用枪指着兰登。
“请求支援!”格鲁阿尔再次大喊道。
只有静电的干扰声。
他无法与别人取得联系,索菲可以肯定,因为她知道,那些在这里想通过手机向家人炫耀自己看到了《蒙娜丽莎》的游客往往不能如愿。墙壁上特别附加的监控线路使移动通讯设备无法正常工作,要想通话,只有走出展厅,站到走廊中去。格鲁阿尔快步走出了展厅大门,这时索菲意识到她应该立刻采取行动。
抬头望了这幅遮住了她一部分身躯的大油画,索菲暗自思忖:看来今晚达·芬奇要帮我们第二次了。
再走几米,格鲁阿尔暗暗告诫自己,要把枪端稳。
“别动!否则,我就毁了它!”那个女人的声音在展厅中回响。
格鲁阿尔循声望去,停住了脚步。“我的上帝呀,不!”
透过那雾蒙蒙的红色灯光,他看见那个女人已经将大幅油画从吊绳上取下,支在她面前。那五英尺高的画几乎把她整个人都挡住了。起先格鲁阿尔感到惊异——为什么吊绳上的电线没有接通警报呢?接着,他想起来今晚艺术展厅的警报系统还没有重新启动过。她在干什么!
格鲁阿尔看着眼前的一切,惊讶得血液都要凝固了。
画布中间开始鼓了起来,那勾勒圣母玛丽娅、婴儿耶稣和施洗者约翰的细致线条开始扭曲了。
“不!”格鲁阿尔看着达·芬奇的无价画作被这样折腾,惊恐地叫道,那女人正用膝盖从背面抵着画布!“不!”
格鲁阿尔迅速转身,将枪对准索菲,但他又立即明白过来这是徒劳。画布虽然是纤维制成的,但实际上它是牢不可破的——它外面加了价值六百万美元的防护层。
我可不能对着达·芬奇的作品打一枪!
“把你的枪和对讲机都放下,”索菲用法语平静地说道,“否则我将用膝盖顶破这幅画。你一定知道如果祖父在天有灵的话,会有什么样的感受。”
格鲁阿尔不知所措。“求你……不要。那是《岩间圣母》!”他把枪和对讲机扔在了地上,把手举过头顶。
“谢谢,”索菲说道,“现在照我说的做,一切都会很顺利的。”
几分钟后,当兰登和索菲逃到紧急楼梯通道里时,兰登的心还在怦怦地狂跳,他们离开那浑身打颤的保安人员,逃出国家展厅后,一句话也没说。兰登还紧紧地攥着保安人员的手枪,不过他迫不及待地想把它扔掉,因为那又沉又危险,感觉怪怪的。
兰登一边三步并做两步地逃,一边暗自猜测索菲是否知道那幅差点儿被她毁掉的画有多大的价值。她选的那幅画倒是与今晚的历险颇有关联。她所拿的那幅画,就像《蒙娜丽莎》一样,由于隐藏着太多的异教象征符号,而遭致了历史学家们的许多负面评价。
“你选的‘人质’价值连城呀,”兰登边跑边说。
“《岩间圣母》(Madonna of the Rocks),” 索菲答道,“不是我选的,是祖父选的。他在那幅画后面给我留下了一个小东西。”
兰登吃惊地看了她一眼。“什么?你是怎么知道是那幅画的?为什么是《岩间圣母》?”
“男人的欺骗是多么黑暗(So dark the con of man),”索菲得意地一笑,“罗伯特,我没解开前两个字谜,但我不会错过第三个 。”

qingpingfei 发表于 2007-12-3 10:09

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(三十一)

[size=5]31
«Sono morti!» balbettava sorella Sandrine, telefonando dalla sua camera
nella chiesa di Saint-Sulpice. Le aveva risposto una segreteria telefonica. «Risponda, la prego. Sono morti tutti!»
I primi tre numeri telefonici della lista avevano dato risultati terribili: una vedova in preda a una crisi isterica, un agente investigativo che lavo-rava ancora sulla scena di un delitto, nonostante l'ora tarda, e un sacerdote di poche parole venuto a consolare una famiglia disperata. Tutt'e tre le per-sone con cui avrebbe dovuto mettersi in contatto erano morte. E adesso, quando aveva composto il quarto e ultimo numero — il numero che avreb-be dovuto chiamare soltanto se non fosse riuscita a entrare in contatto con i primi tre — le rispondeva una segreteria telefonica. La registrazione non dava alcun nome ma chiedeva soltanto di lasciare un messaggio.
«La lastra è stata spezzata!» gemette, mentre la segreteria registrava. «Gli altri tre sono morti!»
Sorella Sandrine non conosceva l'identità dei quattro uomini da lei pro-tetti, ma sapeva di doversi servire dei numeri telefonici nascosti sotto il suo letto in un solo caso, ben preciso.
"Se la lastra dovesse mai essere spezzata" le aveva detto il messaggero senza volto "significherebbe che è stata scoperta l'identità dei gradi più al-ti, che uno di noi è stato minacciato di morte ed è stato costretto a dire una disperata bugia. Allora dovrà telefonare a quei numeri. Avvertire gli altri. Non deluda la nostra fiducia."
Era un allarme muto, perfetto nella sua semplicità. Il piano l'aveva stupi-ta, la prima volta che l'aveva udito. Se l'identità di uno dei fratelli veniva scoperta, poteva dire una bugia che avrebbe messo in moto un meccanismo capace di avvertire gli altri. Quella notte, però, pareva che ne fosse stata scoperta più di una.
«Risponda, la supplico» sussurrò in preda al terrore. «Perché non ri-sponde?»
«Posi il telefono» le ordinò una voce profonda, dalla porta.
Voltandosi terrorizzata, scorse il gigantesco monaco. Aveva ancora in mano il pesante candeliere. Tremante, posò il telefono sulla forcella.
«Sono morti» disse il monaco. «Tutt'e quattro. E mi hanno preso in giro. Mi dica dov'è la chiave di volta.»
«Non lo so!» rispose sorella Sandrine, ed era vero. «Quel segreto è cu-stodito da altri.» "Da altri che adesso sono morti!"
L'uomo venne avanti. La sua mano si serrò ancora più saldamente sull'a-sta del candeliere di ferro. «Lei è una suora della Chiesa, eppure è al servi-zio di quelli?»
«Gesù ci ha lasciato un solo, vero messaggio» rispose sorella Sandrine, in tono di sfida «ma non riesco a vedere quel messaggio nell'Opus Dei.»
Un'improvvisa esplosione di collera dilagò dietro gli occhi del monaco. Colpì con ferocia, servendosi del candeliere come di una mazza. Sorella Sandrine cadde a terra; il suo ultimo pensiero fu di un'enorme, irrimediabi-le disperazione. "Sono morti tutt'e quattro. La nostra grande verità è persa per sempre."

第三十一章
“他们都死了!”桑德琳嬷嬷在圣叙尔皮斯教堂的房间中结结巴巴地对着留言机说,“请接听电话!他们都死了!”
桑德琳嬷嬷拨通了前三个号码,得到的结果却非常可怕——第一个接听的是一个歇斯底里的寡妇,第二个接听的是正在谋杀现场加班工作的侦探,还有一个是正在安慰死者家属的牧师。三个联系人都死了。现在,她又拨通了第四个——也是最后一个——的电话号码。只有在她找不到其他三个联系人时,才可以拨打那个号码。电话接通的是对方的留言机,留言机并没有说机主的姓名,只是让对方留言。
“地砖已经被打碎了!”她又补充解释道,“其他三个人都死了!”
桑德琳嬷嬷并不知道她要保护的那四个人是谁,但她知道只有在一种情况下,才能打开藏在床底下的那个信封。
那个没有露面的人捎信给她说,地砖一旦被打破,就说明上层组织遭到了破坏。我们其中的一个人受到了生命威胁,并被迫说了一个谎。你就拨打这些电话,提醒其他人。千万要帮我们办成。
起初,她听到这样的安排时,十分诧异,但后来明白这再简单不过了。如果一个教友的身份被发现了,他可以撒一个谎,这样可以启动警报机制。但今晚,被发现的教友不只一个。
“请回答,”她惊恐地问,“你在哪里?”
“把电话挂了,”一个低沉的声音从门口传来。
桑德琳嬷嬷惊恐地转过头,看见了那个身材魁梧的僧侣正手握着烛台站在门口。她颤抖着挂上了电话。
“他们死了,”僧侣说道,“他们四个都死了。他们把我当笨蛋耍。告诉我楔石藏在哪里。”
“我不知道。”桑德琳嬷嬷一脸坦诚,“他们保守着那个秘密。他们死了!”
那人上前几步,手里紧紧地握着铁烛台。“你是这个教堂的修女,为什么要为他们服务?”
“耶稣只传达了一个旨意,”桑德琳嬷嬷大胆地说,“天主事工会没有传达那个旨意。僧侣的眼中突然燃起了熊熊怒火,他冲上前去,以烛台当棍棒,猛抽桑德琳嬷嬷。桑德琳嬷嬷倒下了,最后在她脑中闪过的是一个不祥的预感。
四个人都死了。
那宝贵的真相将永远湮灭。

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qingpingfei 发表于 2007-12-3 10:10

汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(三十二)

32
L'allarme della sicurezza, all'estremità occidentale dell'ala Denon, mise in volo tutti i piccioni dei vicini giardini delle Tuileries. Quando Langdon e Sophie uscirono di corsa dal Louvre diretti verso l'auto di Sophie, già si sentivano in lontananza le sirene della polizia.
«Eccola» disse Sophie, indicando un'auto a due posti, senza il cofano an-teriore, parcheggiata nella piazza.
"Scherza?" Il veicolo era la più microscopica auto che Langdon avesse visto.
«È una Smart» spiegò lei. «Cento chilometri con un litro.»
Langdon fece appena in tempo a sedersi accanto al guidatore, che So-phie avviò l'auto e la lanciò sopra un'aiuola spartitraffico coperta di ghiaia. Lui dovette tenersi al cruscotto mentre il veicolo imboccava un marciapie-de e tornava poi in carreggiata, con un salto, nella piccola rotatoria del Carrousel du Louvre.
Per un istante, Sophie parve tentata di tagliare attraverso la rotonda pas-sando sull'erba, per fare più in fretta.
«No!» gridò Langdon, che sapeva come quelle aiuole servissero a ma-scherare il pericoloso foro nel centro — la Pyramide Inversée — il lucer-nario a forma di piramide capovolta da lui visto in precedenza, quando a-veva percorso l'atrio insieme a Fache. Era abbastanza grande da inghiottire la loro Smart in un solo boccone. Fortunatamente, Sophie decise di seguire una rotta più convenzionale, svoltò a destra e girò attorno alla rotonda fino a imboccare la carreggiata nord, in direzione di Rue de Rivoli.
Dietro di loro, le sirene bitonali della polizia erano sempre più forti e si scorgevano già i lampeggianti nello specchietto retrovisore. Il motore della Smart gemette indignato quando Sophie accelerò per allontanarsi dal Lou-vre. Cinquanta metri davanti a loro, il semaforo all'intersezione con Rue de Rivoli divenne rosso. Sophie imprecò e non rallentò.
Langdon sentì contrarsi tutti i suoi muscoli. «Sophie?»
Rallentando leggermente all'incrocio, Sophie lampeggiò con i fari e guardò rapidamente da entrambi i lati prima di schiacciare nuovamente l'acceleratore e svoltare a sinistra in Rue de Rivoli. Dopo mezzo chilome-tro, girò attorno a un'altra grande rotonda e, poco più tardi, si ritrovarono nell'ampio viale degli Champs Elysées.
Quando l'ebbero imboccato, Langdon si girò sul sedile e cercò di guar-dare che cosa succedesse dietro di loro, in direzione del Louvre. La polizia non li inseguiva. Tutte le luci azzurre lampeggianti si erano riunite al mu-seo.
Il suo cuore, finalmente, rallentava i battiti. Tornò a guardare davanti a sé. «È stata un'esperienza interessante.»
Sophie non gli badò. Continuava a fissare la strada dinanzi a loro, la lunga strada degli Champs Elysées, i tre chilometri di eleganti vetrine che spesso venivano chiamati la Quinta Strada di Parigi. L'ambasciata era a poco più di un chilometro di distanza. Langdon si accomodò meglio.
"So dark the con of man."
Era ancora impressionato dalla rapidità con cui Sophie aveva risolto l'e-nigma.
"Madonna of the Rocks."
Sophie aveva anche accennato al fatto che il nonno le aveva lasciato qualcosa dietro il quadro. "Un ultimo messaggio?" Langdon non poteva fa-re a meno di stupirsi per l'abilità di Saunière nel predisporre quel nascon-diglio: la Vergine delle rocce era in perfetta armonia con il resto del sim-bolismo incontrato durante quella notte. Saunière, a quanto pareva, aveva ribadito a ogni tappa il suo amore per il lato cupo e ironico di Leonardo da Vinci.
Il quadro della Vergine delle rocce era stato originariamente commissio-nato a Leonardo da un'organizzazione chiamata la Confraternita dell'Im-macolata Concezione, che voleva un quadro da esporre al di sopra dell'al-tare, in una loro chiesa milanese, come parte centrale di un trittico. Le mo-nache avevano fornito a Leonardo le dimensioni e il tema del quadro: la Vergine Maria, Giovanni il Battista bambino, Uriel e il Bambin Gesù che si riparavano in una caverna. Anche se Leonardo fece come gli era stato ri-chiesto, quando consegnò il lavoro le monache rimasero inorridite. Aveva riempito il quadro di particolari poco ortodossi se non allarmanti.
Il quadro mostrava una Vergine Maria vestita d'azzurro che sedeva con il braccio attorno a un bambino, presumibilmente Gesù. Davanti a lei c'era
Uriel, anch'egli con un bambino piccolo, presumibilmente il Battista. Stra-namente, però, invece della scena abituale in cui Gesù dava la benedizione al Battista, era il Giovanni bambino a benedire Gesù, e Gesù si sotto-metteva alla sua autorità! Inoltre, cosa ancor più preoccupante, Maria le-vava una mano al di sopra della testa del Battista con un gesto decisamente minaccioso: le dita sembravano gli artigli di un'aquila, come se stringesse una testa invisibile. E infine l'immagine più chiara e allarmante: sotto le di-ta ripiegate di Maria, Uriel faceva un gesto come per tagliare la gola della testa invisibile tenuta dalla mano-artiglio di Maria.
Gli studenti di Langdon apprendevano poi con divertimento come Leo-nardo avesse infine tranquillizzato la confraternita dipingendo loro una se-conda, "annacquata" versione della Vergine delle rocce in cui tutti i perso-naggi erano disposti in modo più ortodosso. La seconda versione era ades-so alla National Gallery di Londra, ma Langdon preferiva l'originale del Louvre, molto più interessante.
Mentre l'auto proseguiva lungo gli Champs Elysées, Langdon chiese a Sophie: «Il dipinto... cosa c'era dietro?».
Senza staccare gli occhi dalla strada, la donna rispose: «Te lo mostrerò quando saremo al sicuro all'interno dell'ambasciata».
«Me lo mostrerai?» chiese Langdon, sorpreso. «Ti ha lasciato un ogget-to?»
Sophie fece un cenno d'assenso. «Decorato con un giglio e le iniziali P.S.»
Langdon non riuscì a credere alle proprie orecchie.
"Ce l'abbiamo fatta" pensò Sophie, mentre svoltava a destra ed entrava nel quartiere alberato che ospitava le delegazioni diplomatiche. L'amba-sciata era poco distante e la donna riprese a respirare normalmente.
Mentre guidava, continuava però a pensare alla chiave che aveva in ta-sca e al giorno in cui l'aveva vista molti anni prima, all'impugnatura in oro a croce, alla sua forma triangolare, alle incisioni: il fiore sulla croce e le lettere P.S.
Anche se da anni non pensava a quella chiave, il suo lavoro per la poli-zia le aveva insegnato molte cose sulla sicurezza e ora la sua forma parti-colare non le pareva affatto strana. "Una matrice variabile, incisa al laser. Impossibile da duplicare." Invece di dentini che muovevano cilindri, i se-gni incisi dal laser sulla superficie della chiave venivano esaminati da un occhio elettronico. Se i piccoli esagoni incisi sulla superficie erano nella posizione e alla distanza giuste, la serratura si apriva.
Sophie non riusciva a immaginare che cosa aprisse quella chiave, ma pensava che Robert sarebbe riuscito a scoprirlo. Dopotutto, aveva descritto l'incisione che contrassegnava la chiave senza neppure averla vista. L'im-pugnatura a forma di croce faceva pensare che la chiave appartenesse a qualche organizzazione di tipo cristiano, ma Sophie non conosceva chiese che usassero chiavi laser a matrice variabile.
"Del resto, il nonno non era cristiano..."
Sophie ne aveva avuto la prova dieci anni prima. Ironicamente, era stata un'altra chiave, molto più normale, a rivelarle la vera natura di Saunière.
In un tiepido pomeriggio di primavera era atterrata all'aeroporto Charles de Gaulle e aveva preso un taxi fino a casa. "Il nonno sarà molto sorpreso di vedermi" si era detta. Aveva terminato il corso in Inghilterra qualche giorno prima del previsto ed era partita immediatamente, desiderosa di ri-vederlo e di parlargli dei metodi crittografici che aveva studiato.
Quando era arrivata alla loro casa parigina, però, il nonno non c'era. Un po' delusa, aveva pensato che, non sapendo del suo arrivo, fosse rimasto a lavorare al Louvre. "Ma è sabato pomeriggio" si era poi ricordata. Durante il fine settimana, Saunière non lavorava, ma andava...
Con un sorriso, era scesa in garage. Certo, la macchina non c'era. Era sabato. Jacques Saunière odiava guidare in città e usava l'auto per raggiun-gere una sola destinazione: il castello in Normandia, a nord di Parigi. Dopo avere trascorso mesi nella congestione di Londra, anche Sophie era ansiosa di ritrovarsi in mezzo alla natura per iniziare subito la vacanza.
Era ancora chiaro e lei aveva deciso di partire immediatamente per fargli un'improvvisata. Si era fatta prestare l'auto da un'amica e si era diretta a nord, per attraversare le colline deserte, illuminate dalla luna, nei pressi di Creully. Era arrivata verso le dieci e aveva imboccato la strada privata che portava al rifugio del nonno. Il viale d'accesso era lungo un paio di chilo-metri e solo dopo averne percorso un buon tratto si riusciva a scorgere, in mezzo agli alberi, l'antico castello di pietra circondato dal bosco, sul fianco di una collina.
Sophie si aspettava che il nonno dormisse; aveva invece visto con emo-zione che tutte le luci della casa erano accese. Il piacere si era trasformato in sorpresa quando era arrivata e aveva trovato il cortile pieno di automo-bili parcheggiate: Mercedes, BMW, Audi e una Rolls-Royce.
Sophie le aveva fissate per un momento ed era scoppiata a ridere. "Mio nonno, il famoso recluso!" Jacques Saunière, a quanto pareva, era meno isolato di quanto gli piacesse fingere. Chiaramente aveva organizzato un
ricevimento mentre Sophie era lontano, a scuola, e a giudicare dalle auto-mobili dovevano essere presenti parecchie autorità parigine.
Ansiosa di fare la sorpresa al nonno, era corsa alla porta principale, per poi scoprire che era chiusa. Aveva bussato, nessuno le aveva risposto. Per-plessa aveva fatto il giro della casa e aveva provato alla porta di servizio, chiusa anche quella. Nessuna risposta.
Confusa, si era fermata per qualche istante ad ascoltare. Ma il solo suono da lei udito era il gemito del vento della Normandia che scivolava lungo la valle.
Niente musica.
Niente voci.
Niente di niente.
Nel silenzio del bosco, Sophie era corsa dietro l'angolo della casa per sa-lire su una catasta di legna da ardere e aveva guardato all'interno, dalla fi-nestra del soggiorno. Ciò che aveva visto non aveva alcun senso. «Non c'è nessuno!»
L'intero piano terreno era deserto.
"Dov'è finita tutta la gente?"
Col cuore in tumulto, Sophie era corsa alla legnaia e aveva prelevato la chiave che il nonno teneva nascosta sotto la cassa delle fascine più piccole. Poi si era precipitata alla porta d'ingresso e l'aveva aperta. Non appena era entrata, la spia dell'antifurto si era messa a lampeggiare: un avvertimento che entro dieci secondi occorreva comporre il giusto numero prima che gli allarmi scattassero.
"Tiene inserito l'allarme durante un ricevimento?"
Aveva digitato in fretta il codice richiesto e disattivato il sistema.
Una volta all'interno, aveva scoperto che l'intera casa era disabitata, an-che al piano di sopra. Quando era ridiscesa nel soggiorno, aveva continua-to a chiedersi che cosa fosse successo.
Solo allora Sophie aveva udito il suono.
Voci attutite, che parevano giungere dal basso. Sophie non riusciva a ca-pire. Si era inginocchiata a terra e aveva appoggiato l'orecchio al pavimen-to. Sì, il suono veniva chiaramente dal basso. Le voci sembravano canta-re... una sorta di canto religioso. Si era spaventata. Il suono in sé era stra-no, ma ancor più strano era il fatto che quella casa non aveva cantina.
O, se l'aveva, Sophie non l'aveva mai vista.
Aveva esaminato più attentamente il soggiorno e il suo sguardo si era soffermato sull'unico oggetto che, in tutta la casa, le pareva fuori posto:
uno degli arredi antichi più amati dal nonno, un ampio arazzo Aubusson. Di solito era appeso vicino al caminetto, ma quella sera era stato spostato lungo il suo bastone di ottone, lasciando libera la parete retrostante.
Avvicinandosi alla parete rivestita di legno, Sophie aveva sentito che il canto diventava più forte. Con esitazione aveva appoggiato l'orecchio al pannello. Le voci si udivano ancora più chiaramente. Erano numerose per-sone che cantavano una sorta di inno, anche se Sophie non riusciva a capi-re le parole.
"Lo spazio dietro il pannello è vuoto!"
Tastando il bordo del pannello, aveva trovato un incavo in cui infilare la mano. Invisibile dall'esterno. "Una porta scorrevole." Con il cuore che ac-celerava i battiti, aveva infilato le dita nella scanalatura e aveva tirato. Con assoluta precisione e senza alcun rumore, il pesante pannello era scivolato di lato. Dall'apertura era giunto l'eco del canto.
Sophie era entrata e si era trovata su una scala a chiocciola, rozzamente intagliata nella pietra. Frequentava quella casa fin da quando era bambina e non aveva mai sospettato l'esistenza di quella scala!
A mano a mano che scendeva, l'aria era divenuta più fredda. Le voci più chiare. Aveva cominciato a distinguere voci di uomini e di donne. La scala le impediva di vedere davanti a sé, ma ormai riusciva a distinguere l'ultimo scalino e, più avanti, un breve tratto di pavimento di pietra rischiarato dalla luce irregolare delle torce.
Trattenendo il respiro, era scesa di qualche altro scalino e si era chinata per vedere. Per capire ciò che aveva davanti a sé, aveva impiegato parecchi secondi.
La stanza era una sorta di grotta, una sala dalle pareti non levigate, che pareva ricavata dal granito della collina. L'unica illuminazione proveniva dalle torce infilate in anelli alle pareti. Alla loro luce, una trentina di per-sone formava un cerchio nel centro della stanza.
"Sto sognando" si era detta Sophie. "È tutto un sogno. Che altro potreb-be essere?"
Nella stanza, tutti portavano una maschera. Le donne indossavano vesti bianche e scarpe dorate. Avevano la maschera bianca e tenevano in mano una sfera d'oro. Gli uomini indossavano lunghe tuniche nere e portavano maschere dello stesso colore. Parevano i pezzi di un gigantesco gioco di scacchi. Tutti coloro che facevano parte del cerchio si dondolavano avanti e indietro e cantavano in tono reverente, rivolti verso qualcosa sul pavi-mento dinanzi a loro. Qualcosa che Sophie non riusciva a vedere.
Il canto diveniva più veloce. E più forte. Tutti i partecipanti avevano fat-to un passo verso l'interno e si erano inginocchiati. Sophie era finalmente riuscita a vedere ciò che c'era al centro del cerchio e, mentre indietreggiava inorridita, l'immagine le si incideva per sempre nella memoria. Colta da nausea, Sophie si era girata e, appoggiandosi alla parete, era risalita.
Aveva chiuso la porta dietro di sé ed era fuggita dalla casa deserta, per poi tornare a Parigi piangente e stordita. Quella notte, con la vita spezzata dalla delusione e dal tradimento, aveva raccolto le sue proprietà e se n'era andata da casa. Sul tavolo aveva lasciato un biglietto:
SONO STATA LÀ. NON CERCARMI MAI PIÙ.
Sopra il foglio aveva posato la chiave che aveva prelevato nella legnaia del castello.
«Sophie!» la interruppe bruscamente Langdon. «Ferma! Ferma!»
Allontanata bruscamente dai ricordi, Sophie inchiodò all'improvviso e, con uno stridore di gomme, fermò l'auto. «Cos'è successo?»
Langdon le indicò la strada davanti a loro.
Quando le vide, Sophie si sentì gelare il sangue. A cento metri da loro, l'incrocio era bloccato da un paio di auto della polizia, parcheggiate di tra-verso, il cui scopo era ovvio. "Hanno bloccato Avenue Gabriel!"
Langdon scosse la testa. «A quanto pare, l'ambasciata è irraggiungibile questa notte.»
Lungo la strada, due agenti fermi accanto alle vetture fissavano ora nella loro direzione, incuriositi dall'auto che aveva frenato bruscamente e spento i fari.
"Bene, Sophie, torna indietro lentamente."
Ingranata la retromarcia, la donna fece fare una conversione all'auto e ri-partì nella direzione inversa. Mentre si allontanava, udì stridere le gomme delle auto della polizia, poi si levò il suono delle sirene.
Con un'imprecazione, Sophie premette sull'acceleratore.

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